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martedì 17 maggio 2022

Siamo unici anche di fronte all'opera d'arte

Ogni singolo individuo ha un “assorbimento” visivo unico, non esistono persone che vedono nello stesso modo, ognuno di noi percepisce la luce, i colori e le forme in maniera soggettiva.


Inoltre va sottolineato che ad influenzare ciò che vediamo vi sono le esperienze accumulate nel passato che inconsciamente indirizzano le “impressioni”.

Altro importante particolare riguarda i colori, non vediamo mai lo stesso verde, rosso o giallo ne tantomeno catturiamo le stesse sfumature, insomma osserviamo e immagazziniamo immagini diverse nonostante il soggetto sia il medesimo, come possiamo pensare che il giudizio sia unanime?

Solo il confronto ci permette di “costruire” un’immagine strutturalmente completa … o quasi.


nell'immagine: Franz Marc - Blu Horses 1911, olio su tela, 105,7x 181,2 cm. Walker Art Center Minneapolis

sabato 19 giugno 2021

Il destino e il significato della sua profondità

 Autore:   Franz Marc

(Monaco di Baviera, 1880 – Verdun, 1916) 

Titolo dell’opera: Destini di animale (Gli alberi mostravano i loro anelli annuali, gli animali le loro vene) 1913

Tecnica: Olio su tela

Dimensioni: 196 cm x 266cm

Ubicazione attuale:  Kunstmuseum, Basilea



Dobbiamo innanzitutto prendere in considerazione la genesi del titolo, Marc in prima battuta decise di intitolare il quadro “Gli alberi mostravano i loro anelli annuali, gli animali le loro vene” e sul retro del quadro scrisse: “e l’intera esistenza non è che ardente dolore”, solo successivamente, rendendosi conto che era tutto troppo elaborato per il titolo di un’opera, chiese all’amico Paul Klee un suggerimento, il pittore svizzero propose “Destini di animale” come riassunto del concetto di Marc.

Secondo punto fondamentale per comprendere il dipinto non va ignorata una lettera spedita alla moglie Maria, scritta su una cartolina raffigurante il dipinto in questione, che diceva: “E’ come un presentimento di questa guerra orribile e toccante; non riesco quasi ad immaginarmi che l’abbia dipinto io! Nella fotografia sembra essere così incredibilmente vero da essere inquietante.”

Partendo da queste informazioni ci approcciamo al quadro consapevoli che l’apparente astrazione tale non è, dal dipinto emergono, non senza sforzo e fatica, le figure di alcuni animali, maiali, cavalli, lupi e un capriolo che si erge a protagonista al centro del quadro, il dinamismo estremo, il turbinio della scena danno l’impressione che stia accadendo qualcosa di estremamente devastante, come se la natura cercasse di ribellarsi ad una forza oscura che la conduce all’autodistruzione.

Oltre agli animali che sembrano i soggetti meno “esagitati” del quadro vediamo i fusti degli alberi che vorticano fino a spezzarsi, le fronde che prendono una forma minacciosamente appuntita si scagliano sulla fauna nel tentativo di annientarla, le linee tratteggiate in alto a sinistra, tra i due cavalli, sembrano schizzi di sangue, il segno più inquietante dell’intero dipinto.

Come ho già avuto occasione di ricordare quando proposi un’altra opera di Franz Marc, il pittore perse la vita nel corso del primo conflitto mondiale, che nella pittura di Marc ci fosse una sorta di premonizione è una teoria che si ripresenta spesso nelle sue opere, altrettanto vero che nei suoi lavori troviamo una proiezione futura che raramente si riscontra in altri artisti.

sabato 13 marzo 2021

La "lettura" postuma dell'opera d'arte

Autore:   Franz Marc

(Monaco di Baviera, 1880 – Verdun, 1916) 

Titolo dell’opera: Capanne di fango nella palude di Dachau, 1902

Tecnica: Olio su tela

Dimensioni: 43,5 cm x 73,6 cm

Ubicazione attuale:  Franz Marc Museum, Kokhel am See



Prendo questa tela, di un poco più che ventenne Franz Marc, come esempio di quanto un’opera muti il proprio “aspetto” a seconda di quanto conosciamo tutto ciò che ne è correlato, in questo caso le nostre impressioni possono essere stravolte da ciò che è successo più di trent’anni dopo.

Ad un primo sguardo ciò che vediamo è un paesaggio immerso nel verde, una capanna circondata dagli alberi situata in prossimità o al centro di una zona acquitrinosa.

Tutto sembra immobile, tranquillo, traspare un vago senso di pace, il titolo ci da alcune informazioni, “capanne di fango” anche se l’originale in tedesco sembra concentrarsi sulla capanna ignorando la sostanza di cui è composta, ma questo  non aggiunge o toglie granché.

E’ sempre il titolo a confermarci che siamo nei pressi di una palude (cosa che avevamo intuito) e questo particolare può modificare la nostra percezione, le paludi sono vissute come luoghi malsani, tutt’altro che ameni, il senso di pace dunque potrebbe svanire.

Ma cosa ribalta la nostra visione del dipinto? Soprattutto perché dovrebbe farlo qualcosa che succederà in futuro?

La risposta sta ancora nel titolo, il luogo rappresentato da Marc è nei dintorni della cittadina di Dachau.

Quello che per l’umanità di inizio novecento non è altro che un grazioso paesaggio, per l’osservatore del terzo millennio (con una minima conoscenza storica) è un luogo dove si è vissuto uno dei momenti più terribili della storia dell’umanità.

Chi sa cosa sia successo a Dachau non può ignorare quei fatti e non può esimersi dall’associare la palude naturale di Marc con la palude marcescente dell’animo umano.

Si tratta di un complicato modo di leggere un dipinto ma penso che non possiamo ignorare il fatto che le nostre esperienze, le nostre conoscenze, fatalmente “contaminano” il nostro sentire, la comunicazione con l’opera subisce (o si arricchisce) il nostro subconscio, è doveroso e soprattutto salutare, lasciare che “escano” tutte le sensazioni, anche quelle che apparentemente non hanno nulla in comune con il dipinto, lascandole fluire potremo costruire una visione , sicuramente personale, ma decisamente più completa.  

  

sabato 21 novembre 2020

Spiritualità e materia, realtà e simbologia, Franz Marc

 

Autore:   Franz Marc

(Monaco, 1880 – Verdun, 1916) 

Titolo dell’opera: Piccoli cavalli gialli, 1912

Tecnica: Olio su tela 

Dimensioni: 66 cm x 104,5 cm

Ubicazione attuale:  Staatsgallerie, Stoccarda

 


Tre cavalli occupano la quasi totalità della tela, le tre sinuose figure sembrano intrecciarsi quasi a creare un tutt’uno, lo spazio lasciato libero dagli animali è però sufficiente per mostrarci un paesaggio collinare dove sullo sfondo, oltre le due case appena abbozzate scorgiamo il blu del cielo.

I tre cavalli sembrano però staccarsi dal contesto paesaggistico, sono in primo piano mentre lo sfondo prende le sembianze di un pianeta lontano, questo rende tutto più aulico, raffinato, elevato (ecco che ritorna la spiritualità).

Nonostante la rappresentazione equestre che si palesa al primo sguardo è il colore il tema predominante del dipinto.

Il giallo che simboleggia l’elemento "passivo" femminile, il rosso dei fianchi richiama la sensualità, questi colori caldi si contrappongono al blu spirituale dello sfondo.

La teoria del colore di Kandinskij in “Lo spirituale dell’arte”, che oltre alla grande amicizia condivide con Marc la genesi del gruppo “Der blauer reiter” (il cavaliere azzurro) pone il giallo proprio in contrapposizione col blu dove l’essenza materiale del primo contrasta con la spiritualità del secondo.

La sensualità femminile, l’essenza stessa della femminilità e dell'elevazione mistica, prendono strade differenti ma fanno parte dello stesso impianto, l’unione delle due espressioni raggiunge un equilibrio nelle criniere delle giumente.

Nulla è per caso, il verde delle criniere nasce dalla fusione dell’emozione fisica con la visione trascendentale, dando vita ad un equilibrio più o meno stabile simboleggiato dal verde, frutto della "mescolanza" tra il giallo e il blu.

I cavalli sono sempre stati la passione di Marc, questi animali lo hanno accompagnato fino all’epilogo della sua breve esistenza, arruolatosi volontario allo scoppio della prima guerra mondiale nel 1916 viene esentato per meriti artistici, dagli incartamenti militari l’ultimo giorno di servizio mentre svolge il proprio compito di ricognitore a cavallo viene colpito da alcune schegge di granata, a trentasei anni, muore sul colpo vicino al proprio cavallo, una figura che lo aveva accompagnato nel suo breve, seppur intenso, percorso artistico.