Autore: Franz Marc
(Monaco di Baviera, 1880
– Verdun, 1916)
Titolo
dell’opera: Capanne di fango nella palude di Dachau, 1902
Tecnica: Olio su tela
Dimensioni:
43,5 cm x 73,6 cm
Ubicazione attuale: Franz Marc Museum, Kokhel am See
Prendo questa tela,
di un poco più che ventenne Franz Marc, come esempio di quanto un’opera muti il
proprio “aspetto” a seconda di quanto conosciamo tutto ciò che ne è correlato,
in questo caso le nostre impressioni possono essere stravolte da ciò che è
successo più di trent’anni dopo.
Ad un primo sguardo
ciò che vediamo è un paesaggio immerso nel verde, una capanna circondata dagli
alberi situata in prossimità o al centro di una zona acquitrinosa.
Tutto sembra
immobile, tranquillo, traspare un vago senso di pace, il titolo ci da alcune
informazioni, “capanne di fango” anche se l’originale in tedesco sembra
concentrarsi sulla capanna ignorando la sostanza di cui è composta, ma questo non aggiunge o toglie granché.
E’ sempre il titolo
a confermarci che siamo nei pressi di una palude (cosa che avevamo intuito) e
questo particolare può modificare la nostra percezione, le paludi sono vissute
come luoghi malsani, tutt’altro che ameni, il senso di pace dunque potrebbe
svanire.
Ma cosa ribalta la
nostra visione del dipinto? Soprattutto perché dovrebbe farlo qualcosa che
succederà in futuro?
La risposta sta
ancora nel titolo, il luogo rappresentato da Marc è nei dintorni della
cittadina di Dachau.
Quello che per
l’umanità di inizio novecento non è altro che un grazioso paesaggio, per
l’osservatore del terzo millennio (con una minima conoscenza storica) è un
luogo dove si è vissuto uno dei momenti più terribili della storia
dell’umanità.
Chi sa cosa sia
successo a Dachau non può ignorare quei fatti e non può esimersi dall’associare
la palude naturale di Marc con la palude marcescente dell’animo umano.
Si tratta di un
complicato modo di leggere un dipinto ma penso che non possiamo ignorare il
fatto che le nostre esperienze, le nostre conoscenze, fatalmente “contaminano”
il nostro sentire, la comunicazione con l’opera subisce (o si arricchisce) il
nostro subconscio, è doveroso e soprattutto salutare, lasciare che “escano”
tutte le sensazioni, anche quelle che apparentemente non hanno nulla in comune
con il dipinto, lascandole fluire potremo costruire una visione , sicuramente
personale, ma decisamente più completa.