A chi non è capitato, passeggiando su un lungomare, nel centro storico di una località di montagna, all’interno di un mercatino o in una piazza di qualsiasi città, di incontrare un’esposizione di dipinti?
Come
vi comportate, e soprattutto, come venite approcciati dall’artista di turno?
Questa
riflessione nasce dalle parole di uno scultore che ho conosciuto recentemente
che all’esortazione di un amico comune: “perché non metti su una bancarella e
vai sul lungolago a vendere le tue opere?”, ha risposto: “non ho intenzione di
stare a guardare la gente che passa davanti alle mie sculture senza fermarsi
anche solo a dare un’occhiata, ne tantomeno di continuare a fermare i passanti
per incentivarli ad acquistare”.
Questo
mi ha riportato alla mente le, perlopiù spiacevoli, esperienze che ho vissuto
davanti alle suddette bancarelle.
Io
amo cercare in questi “luoghi” qualcosa di interessante, di nuovo, di
emozionante, ma ho smesso di fermarmi davanti ai dipinti (mi piace fermarmi per
molto tempo cercando quel particolare che mi trasmetta emozioni) per la
reazione del pittore/pittrice che non cercano un approccio artistico che porti
ella naturale conclusione di una vendita (è l’obbiettivo di chi prende queste
iniziative) ma andando al sodo spiegandoti che quel quadro costa tot e
quell’altro è più economico.
Premetto
che questo modo di fare mi infastidisce per qualsiasi merce, figuriamoci per
opere di carattere artistico che hanno un significato ben più ampio di un pezzo
di formaggio o di una maglietta.
L’ultima
esperienza negativa l’ho avuta qualche mese fa a Firenze, nell’attesa di
entrare agli Uffizi, mancava una mezzoretta, mi sono avvicinato ad un banchetto
che esibiva disegni realizzati con la tecnica della sanguigna, i soggetti erano
piuttosto banali, i soliti luoghi fiorentini, ma il tratto e l’effetto visivo
erano parecchio interessanti, ho iniziato ad osservarli con attenzione e dopo
un minuto ecco che arriva l’autore che senza salutare esclama: “ecco un altro
che guarda ma non ha nessuna intenzione di comprare, me ne intendo io di arte e
capisco chi ne sa e chi vuole far perdere tempo”.
Non
ho reagito male, non era il caso di scendere al livello (male)educato del tizio
che avevo di fronte, gli ho solo fatto alcune domande riguardo la tecnica
utilizzata, il tipo di carta, se erano disegni dal vivo o in studio ripresi da
immagini catturate in precedenza, a quel punto ha cambiato modo di porsi:”ma
lei se ne intende”, dice cercando di riavvicinarsi, con un tiepido “buongiorno”
me ne sono andato.
Questa
è una situazione al limite ma troppe volte quando ci si avvicina a dipinti,
spesso piuttosto scadenti (mia personale opinione) vengo avvicinato con il
solito, e unico, argomento, i soldi.
Non
dico che chi fa questo mestiere, o anche solo come hobby, non possa pensare al
lato remunerativo anzi, penso che questo obbiettivo sia sacrosanto ma che
l’approccio con chi dovrebbe acquistare un quadro o una scultura debba essere
più artistico, a meno che si vendano dipinti esclusivamente decorativi dove
l’aspetto materiale diviene predominante, in questo caso però l’arte non
c’entra nulla.
So
che il mio parere non vale più di niente ma sarebbe bello che chi vuole vendere
il proprio lavoro lo faccia con la profondità e delicatezza che l’arte merita
ed esige.
Magari
mi sbaglio e gli altri avventori sono “catturabili” più facilmente con un
approccio diretto (economicamente) d’altro canto sono loro i venditori …






