Qualche anno fa avevo parlato di Piss Christ un’opera del fotografo Andres Serrano (ne ho parlato qui) che dal lontano 1987 suscita infinite polemiche.
Torno
su questo lavoro partendo dall’anno di esposizione al pubblico passando dal
2011 fino alle recenti, immancabili, proteste che emergono ad ogni esposizione
della fotografia.
Per
chi non conoscesse l’opera in questione, e non avesse tempo e/o voglia di
andare al post indicato dal link, si tratta di un crocifisso di plastica
immerso nelle urine dello stesso artista, il tutto immortalato in quella che
possiamo definire una delle opere più discusse di sempre.
Nel
2011, nella galleria d’arte di Y. Lambert ad Avignone nel sud della Francia,
viene esposta l’opera incriminata, tre uomini si presentano all’ingresso armati
di martelli e cacciaviti (o punteruoli da ghiaccio) minacciano gli addetti all’ingresso
e si dirigono verso lo scatto di Serrano, con il martello rompono la protezione
in plexiglass e con il cacciavite si accaniscono sull’opera.
I
tre fanno parte di un gruppo di un migliaio di cristiani che i giorni
precedenti hanno protestato per la presenza della fotografia nella galleria.
Perché
ne accenno dopo tanti anni dall’accaduto? Poco tempo fa ho letto un articolo
sulle continue proteste che la fotografia scatena e mi ha colpito una delle
tante dichiarazioni dei malcontenti “dovevano bruciarla nel 2011, non solo
danneggiarla”.
Questo
ci fa capire quanto l’assenza di equilibrio possa fare danni immensi, quanto l’istinto
impedisce anche un minimo ragionamento al punto che non si presta attenzione al
punto di vista di chi vede le cose in modo differente da noi.
Innanzitutto
è curioso che qualcuno si augurasse la distruzione della fotografia invece del
solo sfregio, infatti quella che circola dopo quel 2011 è una nuova foto, non
si tratta di un dipinto unico, di una scultura difficile da replicare, è una
fotografia, il negativo permette continue repliche.
Già
questo fa capire l’assenza di riflessione, ma è la mancanza di ricerca di
comprensione del messaggio di Serrano che ci accompagna in questo, e in molti
altri, frangenti.
L’arte
del novecento ha spesso scatenato autentiche rivolte, in tutti i casi dietro la
protesta c’è un’ideologia che non permette il confronto, ideologia che non
dovrebbe esistere in un contesto come quello artistico.
Serrano,
essendo ancora tra noi, da quarant’anni ci spiega cosa volesse rappresentare
con quell’opera, se nei lontani anni ottanta erano in pochi a voler ascoltare l’opinione
altrui cosa possiamo aspettarci oggi dove anche quei pochi sono introvabili?
Nessun commento:
Posta un commento
Se vi va di lasciare un commento siete i benvenuti, i commenti contenenti link esterni non verranno pubblicati.
I commenti anonimi sono impersonali, conoscere il nome di chi lascia il proprio pensiero facilita il confronto, grazie.