“Un edificio grande, grandissimo, piccolo o medio diviso in varie stanze. Alle pareti tele piccole, grandi, medie. Spesso, migliaia di tele.

Pinacoteca di Brera, Milano - Salone napoleonico
Su di esse il colore ha
riprodotto frammenti di “natura”: animali in luce e in ombra che bevono acqua,
che stanno vicine all’acqua, sdraiati nell’erba; accanto ad essi una
Crocifissione dipinta da un artista che non crede in Cristo, fiori, figure
sedute o in piedi o in movimento, spesso nude, molte donne nude (spesso viste
di scorcio di schiena) mele e vassoi d’argento, il ritratto dell’eminenza
grigia N., un tramonto, una signora in rosa, un volo d’anatre, il ritratto
della baronessa X., vitelli all’ombra con macchie abbaglianti di sole, il
ritratto di sua eccellenza Y.
Tutto è accuratamente
riprodotto in catalogo: i nomi degli artisti, i titoli dei quadri.
La gente tiene in mano i
cataloghi, li sfoglia, legge i nomi passando da una tela all’altra. Poi se ne
va, povera o ricca com’era venuta, ed è subito riassorbita dai suoi interessi
che non hanno niente a che fare con l’arte.
Perché è venuta?
[…] l’armonia d’insieme è
la strada che conduce all’opera d’arte. Eppure quest’opera viene osservata con sguardi freddi e indifferenti.
I conoscitori ammirano la
fattura e gustano la pittura […] La grande massa gira per le sale e trova le
tele “carine” e “meravigliose”, chi poteva parlare non ha detto nulla, chi
poteva sentire non ha udito nulla …”
Se,
in questo “passaggio” tratto da Lo
spirituale nell’arte di Vassilij Kandinskij del 1910, aggiungiamo le
contemporanee audio guide in sostituzione (o in aggiunta) ai cataloghi, possiamo
tranquillamente pensare che sia stato scritto in questi giorni.
Di
tempo ne è trascorso parecchio ma nessuno se n’è accorto.
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