Mi voglio cimentare in una cosa che, mi rendo conto, non ha alcun senso, voglio “interpretare” qualcosa che io stesso ho realizzato.
Come da tradizione io e mia figlia Camilla, da anni (praticamente da quando è nata) realizziamo a quattro mani il presepe.
Negli ultimi anni cerchiamo qualcosa che vada al di là del
presepe tradizionale cercando un messaggio, non tanto da mandare agli altri ma
da trasmettere a noi stessi (nel 2020 ad esempio la struttura del presepe era
composta esclusivamente da libri).
L’idea per la realizzazione di quest’anno è venuta a
Camilla: “Perché non utilizziamo delle bottiglie d’acqua e vediamo cosa
ne viene fuori?”.
Da questa idea è scaturito un percorso che si è evoluto a mano a mano che procedevano i lavori, le bottigliette, di plastica, sono i fulcro della scena, poi vengono le luci, solo alla fine le statuine, il tutto costruito senza particolari “meccanismi”, senza una cura dei particolari troppo insistita.
Il risultato finale è stato spiazzante, guardando il presepe
si siamo guardati in faccia e abbiamo avuto lo stesso pensiero: “che roba è?”.
Solo in quel momento a preso corpo “l’esperimento”, abbiamo
cercato il senso in una cosa che avevamo “creato” senza un obbiettivo preciso
(senza un obbiettivo, punto).
Lentamente il significato, probabilmente inconscio, è emerso
nella sua drammaticità, ciò che avevamo davanti era il nostro quotidiano, la
scena che ci si presenta ogni giorno senza che ce ne accorgiamo.
L’acqua, la plastica, l’effetto delle “luminarie” e il senso
del Natale.
L’acqua nelle bottiglie è la metafora del potere, il potere,
riservato a pochi, di controllarla, di imprigionarla, impedendo che tutti
possano usufruirne.
Le bottiglie prendono possesso del paesaggio, esattamente
quello che ha fatto, e sta facendo, la plastica, che sta invadendo terre e oceani fino a soffocarli.
Le luci, l’inquinamento luminoso non sembra avere
rallentamenti e nel periodo natalizio cresce esponenzialmente, siamo sommersi
da luci artificiali, spesso ammucchiate, distribuite a caso, questo ci ha portato a dimenticare il significato del
buio, un po’ come il silenzio, sempre più rari e forse per questo assolutamente
necessari.
Con la supremazia della plastica e delle luci i personaggi
del presepe vengono messi in ombra, il senso del Natale viene relegato in
secondo piano, ciò che conta veramente sembra senza valore, o quantomeno viene così percepito.
Ma se ci avviciniamo con curiosità e attenzione possiamo
scorgere quello che il “superfluo” ci nasconde, non è facile scorgere
l’essenziale ma se ci impegniamo a fondo possiamo ancore trovare il cuore,
l’anima, il senso della nostra vita.
Questo presepe, che secondo gli amici, i familiari e i parenti
che l’hanno visto è il più brutto tra quelli finora realizzati, è forse quello
che più riflette la realtà di un presente pieno di distrazioni atte a
nascondere ciò che veramente conta.








