“Un giorno ho capito che le mie mani, gli strumenti con cui ho manipolato il colore, non erano più sufficienti. Avevo bisogno di dipingere tele monocromatiche con le modelle stesse ”
Yves
Klein
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Yves Klein – Barbara
(ANT 113), 1960 – Pigmento e resina sintetica su carta applicata su tela, cm
200 x 145 – Collezione privata
Partendo
dal suo blu (IKV) Klein va oltre i passaggi canonici che prevedono la linea
pittore- supporto-modella, nel senso che l’artista replica su un supporto
(tela, carta, legno) la figura della modella, spesso interpretandone la
visione.
Il
pittore francese esce, materialmente, dal percorso creativo, si limita all’idea,
dipinge il corpo della modella che a sua volta imprime la propria figura sulla
carta.
Quale
sia il senso di tutto questo è difficile e al contempo semplice da capire,
l’artista cerca una dimensione nuova rispetto a tutto ciò che si è fatto fino
ad allora, questo per ottenete un risultato che impedisce all’artista stesso di
controllare ogni passaggio, infatti anche se la modella entrerà in contatto con
il supporto seguendo alla lettera le istruzioni ricevute lascerà
inevitabilmente una propria firma, un singolo movimento, conscio o meno, andrà
oltre il volere dell’artista.
Siamo
all’inizio degli anni 60, periodo in cui Manzoni realizza le celebre scatolette
di “Merda d’artista”, periodo che vedeva il tentativo di rinascita artistica e
culturale dopo le tenebre della seconda guerra mondiale, evento che ha segnato
indelebilmente l’arte negli anni a seguire.
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