domenica 10 settembre 2023

L'immortalità delle idee

Un’icona casuale, come entrare nella storia dell’arte (o del costume) malgrado l’obbiettivo fosse tutt’altro.

Nel 1957 a Los Angeles il giovane Walter Hopps, fonda la Ferus Gallery, luogo d’arte che supplisce alla mancanza di un movimento, una “scuola” artistica, in una città nota per l’emergente movimento hollywoodiano in contrapposizione alla più impegnata, artisticamente, culturalmente e socialmente, New York.

Hopps grazie alla propria tenacia e alle capacità oratorie tesse una rete di amicizie che gli permettono di esporre nella propria galleria opere di grandi artisti contemporanei.

Nel 1963, per l’esattezza nel mese di ottobre, Hopps, da poco assunto al Museo d’Arte di Pasadena, riesce a dare vita ad un evento epocale, allestisce una personale di quello che era definito il più grande artista contemporaneo, Marcel Duchamp.

Il giovane e intraprendente curatore della mostra aveva un piccolo segreto da celare, la moglie Shirley, cofondatrice della Ferus Gallery, aveva una giovane rivale in amore, una certa Eve Babiz, che in seguito diventerà una celebre scrittrice, è l’amante del marito, finora tutto era andato per il meglio (almeno per l’ingenuo Walter).

Al cocktail di inaugurazione della mostra Hopps invita numerose personalità che hanno il compito di elevare l'importanza dell’evento (non che ce ne fosse bisogno visto il nome in cartello) la serata glamour non poteva non attirare l’attenzione della ventenne Eve, alla ricerca spasmodica di celebrità, una vetrina come questa era irrinunciabile.

Ma Hopps la pensava diversamente, in fondo non poteva fare altrimenti, all’inaugurazione si è fatto accompagnare dalla moglie, cosa che all’amante non è piaciuta.

Eve Babiz non si arrende facilmente, deve presenziare a tutti i costi, inoltre c’era un conto da saldare con l’amato, qualcosa doveva inventarsi. Durante il ricevimento Hopps, da buon padrone di casa, ha invitato Duchamp ad una partita a scacchi, sotto gli occhi degli ospiti i due si sono sfidati amichevolmente, ma tra le dozzine di sguardi c’era anche quello del fotografo Julian Wasser, amico della Babiz, che ha un’idea illuminante, mette al corrente la giovane ragazza del proprio piano, idea che Eve avalla con entusiasmo.

Con qualche bicchiere di vino in corpo la Babiz si avvicina a Duchamp e lo sfida ad una partita a scacchi (sembra che lo abbia sfidato dicendogli che lo avrebbe battuto, ma queste voci non sono mai state confermate) l’allora ultrasettantenne Duchamp, tutt’altro che impermeabile al fascino femminile e capace di cogliere al volo le intuizioni geniali, proprie e altrui, accetta, la ragazza si siede al tavolo della sfida aggiungendo una variabile inattesa, lo fa completamente nuda mettendo in vista le generose curve, Julian Wasser immortala l’istante rendendolo iconico al punto che l’immagine simbolo di quella mostra diventa questo scatto, cosa che Duchamp non intende ostacolare anzi, cavalca il momento rendendolo suo.

Per la cronaca la partita a scacchi viene vinta dall’artista francese in pochissime mosse, a nulla vale il tentativo della donna di distrarre l'avversario, ma in fondo il vero obbiettivo della giovane e intraprendente Eve era tutt'altro.

martedì 5 settembre 2023

Introspezione e proiezione, Vasilij Kandinskij

Questo dipinto di impegnative dimensioni possiamo considerarlo una delle opere più importanti del pittore russo.

Vasilij Kandinskij – Composizione VI, 1913  Olio su tela cm 195 x 300  Museo dell’Ermitage, San Pietroburgo


La lunga gestazione è la conferma di una sofferta introspezione e al contempo una visione del mondo che sta per prendere la strada della disgregazione, per Kandinskij le opere di quel periodo, e in particolare questa, evocano un mondo sull’orlo della distruzione, non abbiamo dovuto attendere molto per renderci conto dell’esattezza delle sensazioni.

Sei mesi sono serviti al pittore russo per completare la metamorfosi del dipinto, partendo da schizzi e bozzetti preparatori, dove è presente una visione realistica, si prosegue arrivando al risultato finale dove l’annullamento delle forme riconoscibili da vita alla rappresentazione delle sensazioni più intime.

“Il suono interiore dell’anima”, cosi Kandinskij riassume quest’opera, una melodia che emerge dal profondo, un sentire intimo, l’essenza di sé.

Le zone di ombra e di luce che si incrociano, le diagonali marcate, danno la sensazione di continuo movimento, la prospettiva è assente lasciando cosi libertà assoluta alle forme indistinte e ai colori che, sovrapposti, ci danno la sensazione di vivere un’esperienza di totale avvolgimento, un vortice di pura energia.

L’assenza di un unico punto focale obbliga l’osservatore, perlomeno quello attento e curioso, a spaziare incessantemente sulla tela, passando ripetutamente da un angolo all’altro del quadro, come se un invisibile tracciato ci conducesse verso una, non del tutto definita, meta.

Ma tutto questo non può non fare i conti con le parole di Kandinskij, le “parti” del dipinto dove a prevalere sono i marroni rappresentano la disperazione data dalle sensazioni di quegli anni, disperazione attenuata dalle parti più in rosa dove la speranza non era del tutto svanita.

1913, siamo vicini ad un tristemente ed epocale cambiamento, qualcuno evidentemente lo aveva capito.

mercoledì 30 agosto 2023

Il punto di "rottura"

Questi versi sono il testo di una canzone, Everything Is Broken, pubblicata nel 1989 da Bob Dylan, è la terza traccia dell’album On Mercy, il brano è stato riproposto più volte da interpreti diversi, l’ultima in ordine di tempo (2019) e forse più nota, è quella di Sheryl Crowe e Jason Isbell (a seguire il video di una versione live della stessa Crow in un duetto con Bonnie Raitt).


Ho deciso di accompagnare queste parole con il particolare di una serie di sculture dell’artista palestinese Iyad Sabbah, intitolate Worn Out (Consumati), il risultato della cultura dello sfascio morale, della scomparsa di un’umanità “umana”.

Il testo non ha bisogno di molti approfondimenti, dal 1989 ad oggi poco o nulla è cambiato, semmai se vi è un cambiamento è in peggio.

Queste parole, decisamente sconfortanti, sono il riassunto di quel “punto di non ritorno” che la società ha raggiunto e superato.

(Bob Dylan - Everything Is Broken)


Linee spezzate, corde spezzate

fili spezzati, molle spezzate

idoli spezzati, teste spaccate

gente che dorme in letti spaccati

è inutile ballare

è inutile scherzare

tutto è spezzato.

Bottiglie spaccate, vassoi spaccati

interruttori spaccati, cancelli spaccati

piatti spaccati, oggetti spezzati

le strade sono piene di cuori spezzati

parole spezzate che non si sarebbe mai voluto pronunciare

tutto è spezzato.

Sembra che ogni volta che ti fermi e ti guardi intorno

qualche altra cosa cada in terra

Taglierini spaccati, seghe spezzate

fibbie spezzate, leggi spaccate

corpi spezzati, ossa spezzate

voci spezzate a telefoni spaccati

prendi un respiro profondo, ti senti come soffocare,

tutto è spezzato.

Ogni volta che parti e vai in qualche altro posto

le cose cadono a pezzi sul mio viso

Mani spezzate su aratri spaccati

trattati spezzati, patti spezzati

tubi spaccati, arnesi spezzati

la gente ha distorto regole spezzate

il mastino ulula,

la rana-toro gracida

tutto è spezzato.





venerdì 25 agosto 2023

L'arte "antica" nel quattrocento dopo la rivoluzione giottesca

 

Orcagna (Andrea di Cione Arcangelo) – Trittico di San Matteo (e sue storie) 1367 ca.

Tempera e oro su tavola, cm 291 x 265 – Galleria degli Uffizi, Firenze


San Matteo, in quanto patrono, e l’utilizzo della foglia d’oro alludono alla corporazione dei banchieri che ha commissionato l’opera che doveva ornare la chiesa di Orsanmichele, nome derivante dalla via dov’è situata la costruzione e che anticamente era conosciuta come la chiesa di San Michele in Orto.

La ricca rifinitura in oro è tipica di quel periodo ma lo stile è antecedente a quello rivoluzionario di Giotto, anche se sono passati anni dalla “visione” innovativa del pittore di Vicchio Orcagna e la sua bottega hanno preferito (per scelta propria o dei committenti) di realizzare il trittico attingendo all’arte pre-giottesca.

Come detto il pittore fiorentino ha lavorato in collaborazione con i suoi assistenti, infatti Orcagna (deformazione dialettale del nome Arcangelo) muore prima del completamento del dipinto che verrà ultimato dal fratello Jacopo che a sua volta faceva parte della bottega stessa.

Il pannello centrale ci mostra San Matteo a grandezza naturale che tiene in una mano il Vangelo aperto e nell’altra un pennino, è raffigurato nell’istante in cui ha appena concluso la stesura o è ancora immerso nel lavoro?

Sui lati alcune scene della vita del santo, a sinistra siamo in Etiopia dove San Matteo ammansisce due draghi dall’alito pestilenziale, sotto la scena mostra la conversione del santo stesso.

A destra in alto San Matteo resuscita il figlio del re Egippo, in basso troviamo la rappresentazione del suo martirio.

Nei Pannelli laterali non sono rispettate le proporzioni tra le strutture architettoniche e i protagonisti delle scene, a confermare il passo indietro  rispetto alle innovazioni pittoriche di Giotto.

Un piccolo particolare riguarda il preziosissimo broccato ai piedi del santo, lo stesso possiamo trovarlo in altri dipinti attribuiti proprio al fratello Jacopo.

domenica 20 agosto 2023

Arte e libertà, l'astrattismo contro il pensiero unico

L’arte astratta è uno degli esempi più importanti della “libertà di pensiero”.

Non a caso tutte le dittature del novecento, siano esse comuniste, fasciste o naziste, avevano (e hanno) in comune la determinazione nel troncare sul nascere ogni forma d’arte astratta.


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Piero Manzoni, Achrome 1958, caolino su tela grinzata, cm 100 x 70 - Gallerie d’Italia, Milano



Mentre la pittura figurativa permette di incanalare, in immagini, le masse verso un pensiero unico (metodo utilizzato nei secoli dalla nobiltà e dal clero) l’arte astratta è difficile da controllare.

Giustamente qualcuno può obbiettare sostenendo che la pittura figurativa è stata spesso utilizzata per contrastare tali regimi totalitari, ma in quanto rappresentativa è “leggibile”, riconoscibile e di conseguenza più facile da arginare.

L’astrazione necessita di approfondimento, di un ragionamento, chi vuole andare oltre l’apparenza deve sviluppare un pensiero proprio.

Non c’è nulla di peggio, per certe ideologie assolute, della massa pensante che in quanto tale è incontrollabile.

L’astrattismo, il “concettuale”, sono due forme di spinta intellettuale, chi si immerge in queste profondità artistiche deve farlo con uno sviluppo del pensiero, un pensiero che, se elaborato singolarmente, diviene unico in quanto espressione di un singolo individuo, se ogni essere umano approfondisce un proprio ragionamento viene meno quel “pensiero unico” nell’accezione negativa, quella che permette il controllo “dall’alto”.

martedì 15 agosto 2023

La banalità al potere, quando le idee sono in vacanza

A Dartford, cittadina inglese nella contea del Kent,  hanno visto la luce due statue in bronzo realizzate della scultrice Amy Goodman.


L’opera dal titolo The Glimmer Twins rappresenta i due “personaggi” simbolo dei Rolling Stones; Mick Jagger e Keith Richards, in azione sul palco in una versione anni 80.

Il comune britannico celebra i suoi due concittadini, cosa consueta in questi casi, soprattutto se pensiamo chi sono e cosa possono portare in termini “turistici”.

Se però andiamo in un’altra direzione, quella artistica, non ci resta che farci una domanda: Era proprio necessario?

Soggetti banali, tecnica tutt’altro che eccelsa, impatto visivo (con riserva live) non certo entusiasmante, concetto vecchio, ripetitivo, insomma un’opera che sicuramente ecciterà i fan degli Stones e dei due grandi simboli del rock, ma che non aggiunge nulla a quanto visto fino ad ora.

giovedì 10 agosto 2023

Arte, vita e ciò che sta nel mezzo, Robert Rauschenberg

Robert Rauschenberg – Serbatoio, 1961 – Olio, matita, tessuto, legno, gomma e metallo - cm 217,2 x 158,8 x 39,4 cm 

National Museum of American Art, Washington


Opera che va oltre il dipinto bidimensionale, gli oggetti inseriti lo trasformano in una scultura, due orologi, una ruota, una rudimentale “mensola”, una trave che attraversa il dipinto, tutto questo per uno spessore di quasi 40 centimetri.

Siamo agli inizi degli anni sessanta del secolo scorso, periodo di ribellione, critica sociale e ricerca spasmodica di un definitivo cambiamento, il pittore texano però non va nella direzione della critica sociale ma è alla ricerca di quella “rottura” che finalmente si scollega dal concetto classico di arte, sganciarsi definitivamente dalla tradizione.

“Serbatoio” di idee? Serbatoio di visioni  sopite? O Serbatoio di speranze senza speranza?

Cosa voglia dirci, o rappresentare, con quel titolo non è chiaro, sembra comunque sottolineare che si tratta di un contenitore, di cosa possiamo solo provare a comprenderlo.

La struttura è molto vicina all’astrattismo,  i due orologi infatti pur facendo parte dell’opera hanno il compito di “indicare” il tempo che passa, quello in alto segna l’orario d’inizio dell’opera, quello in basso l’ora in cui Rauschenberg ha concluso il suo lavoro.

È lo stesso artista a sottolineare il suo obbiettivo, cercare di inserirsi nello spazio che divide l’arte dalla vita, in questo modo cerca di creare un cuscinetto che permetta ai due “mondi”, apparentemente diversi, di comunicare fino a fondersi.

Le opere dell’artista di Port-Arthur sono state fonte d’ispirazione per la nascita della Pop Art americana, una visione che si è evoluta partendo dal concetto popolare britannico e che ha avuto il pieno sviluppo negli Stati Uniti.

 

sabato 5 agosto 2023

Rivoluzione o plagio, innovazione o ripetizione

Gauguin sosteneva che l’arte “o è plagio o è rivoluzione”, io penso che l’arte sia essenzialmente rivoluzione, ricerca dell’impossibile (apparentemente), ribaltamento dei canoni contemporanei.

Il plagio, al contrario, è un surrogato e in quanto tale lontanissimo da qualsiasi concetto artistico.

Paul Gauguin - Lilac Bouquet, 1885 - Olio su tela cm 34,9 x 27 - Collezione privata

Ma se “conosciamo” Gauguin sappiamo che è nostro dovere approfondire l’idea che il plagio sia arte.

Naturalmente per plagio non si intende una copia, ma la realizzazione di un pensiero personale che parte da qualcosa che già esiste, una visione alternativa rispetto a ciò che è in essere.

“Plagio o rivoluzione” in quanto uniche forme d’arte possibili, ma forse l’arte è un mix che prevede entrambe le cose, l’idea rivoluzionaria che nasce da una base preesistente, non tanto nel riproporre qualcosa di già fatto ma nella presa di coscienza che è impossibile non subire la contaminazione del passato frutto delle esperienze altrui  contestualizzate.

Forse l’arte è “plagio e rivoluzione”, l’uno senza l’altro sono incompleti, addirittura inutilizzabili, il solo plagio si riduce alla pura decorazione da parete, la sola rivoluzione è possibile solo se sono validi i concetti della “Art Brut”, ma in questo caso scomparirebbe quasi totalmente la figura dell’artista.