sabato 9 gennaio 2021

Genio, talento e magia, Giuseppe Sanmartino e il velo di Cristo.

 

Autore:   Giuseppe Sanmartino

(Santarcangelo di Romagna, 1601 – Vienna, 1663)

 Titolo dell’opera: Cristo velato, 1753

 Tecnica: Scultura in marmo

 Dimensioni: 180 cm x 80 cm x 50 cm

 Ubicazione attuale:  Cappella Sansevero, Napoli



La fama di alchimista che ha accompagnato Raimondo di Sangro, committente dell’opera, ha fatto nascere innumerevoli leggende che a tutt’oggi ammantano l’incredibile scultura di Giuseppe Sanmartino.

Davanti al Cristo velato tutte le leggi naturali sembrano svanire lasciando spazio ad infinite varianti, fino a quelle magiche.

Da più di due secoli e mezzo questa scultura attira un grande numero di visitatori, dai turisti di passaggio a studiosi che si recano a Napoli per comprendere la “struttura” del sudario che lascia intravedere il corpo di Cristo.

Di fronte all’opera le reazioni sono molteplici, è innegabile che la prima, e spesso l’unica, è di meraviglia per ciò che vediamo, è praticamente impossibile notare altri particolari che non siano il velo marmoreo che copre il corpo martoriato.

Lo stupore è immobilizzante, la maestria, unica nel suo genere, la tecnica che va oltre ogni comprensione logica, bloccano l’immagine che ne abbiamo, tra l’incanto davanti a tale capolavoro e l’incredulità che questo sia umanamente possibile.

Queste reazioni sono una consuetudine al giorno d’oggi, dove ci sono conoscenze e strumentazioni che ci portano a capire che il tutto non è legato ad alcun processo “magico” ma al genio e alla maestria dello scultore.

Possiamo solo immaginare quale reazione può aver suscitato nel pubblico di 250 anni fa, dove in effetti si credeva che fosse un’opera “ultraterrena”  o realizzata con il contributo della “scienza” alchemica.

Chi osserva la scultura di Sanmartino oltre al velo, se riesce a staccarsi da questo ipnotico particolare, nota la pregevole fattura dei cuscini che reggono la testa del Cristo, con più attenzione possiamo notare che il corpo, solo parzialmente coperto dal velo, mostra i segni della sofferenza, ad esempio le mani ferite dai chiodi, aspetto tutt’altro che secondario considerato che basta il velo per rendere “superfluo” tutto il resto.

Ma il punto più “alto”, almeno simbolicamente, è ciò che si trova ai piedi del Cristo morto, la corona di spine, i chiodi, simboli della passione e al contempo gli elementi fondamentali nel processo cristiano che porta alla salvezza delle anime che, tramite il sangue versato dal figlio di Dio, si purificano e nel giorno del giudizio “entreranno” nel Regno dei Cieli.

4 commenti:

  1. Grazie Romualdo, molto bella quest'opera.
    Pochi giorni fa ho visto in tv una bellissima puntata sull'argomento. Complimenti per il post.
    Buona giornata ed anno. Ciao.

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    1. Grazie a te Pia, un'opera che, pur suscitando ammirazione, viene spesso relegata in secondo piano, è vero che il soggetto non è originalissimo ma la "presenza" scenica è impressionante.
      Buon 2021 e, più a breve termine, buona giornata.

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  2. Una scultura che lascia col fiato sospeso per tanta bellezza, vorrei poterla vedere dal vivo, chissà mai. Bel post, grazie a te.
    sinforosa

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    1. Ciao Sinforosa, spesso dobbiamo andare all'estero per ammirare alcune grandi opere, il "Cristo velato", come moltissimi altri capolavori, è nel nostro bellissimo e bistrattato paese, nell'epoca che ha accorciato le distanze una visita alla città di Napoli è tutt'altro che impossibile.
      Con l'augurio di ammirare presto dal vivo questa e molte altre opere ti ringrazio per aver lasciato il tuo prezioso pensiero.
      Buona serata.

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