domenica 20 agosto 2017

Qual è il confine? (ammesso che sia possibile dimostrarne l'esistenza)


Qual è il confine che delimita la pittura dalla scultura?

La pittura è l’arte di dipingere, di raffigurare il reale o l’irreale applicando linee e colori su superfici piatte di qualsiasi materiale (tela, carta, legno, vetro ecc.).

Lucio Fontana - Concetto spaziale,attese-1968
Tecnica mista su tela
Il risultato è un “quadro” bidimensionale, altezza e larghezza. La profondità è solo immaginata, creata dall’abilità prospettica dell’artista.

Ma cosa succede se un pittore, l’esempio emblematico potrebbe essere Lucio Fontana, da vita alla profondità con dei tagli che aprono la tela dando la possibilità di vedere oltre, creando in questo caso la terza dimensione?

Un dipinto che va oltre la bidimensionalità può essere ancora definito tale o la definizione di arte pittorica è confermata dalla base di partenza: il supporto piatto e i pigmenti di colore?

Alberto Burri - Sacco e rosso, 1954
Tate Gallery Londra
Un quesito che forse lascia il tempo che trova ma che potrebbe allargarsi anche alle opere cosiddette materiche, infatti in molti casi l’accumulo di materiali su più strati (metalli, stoffe, minerali polverizzati o spezzettati, e molto altro) tendono ad aumentare il volume dando al quadro uno spessore che induce a notare una, seppur lieve, profondità.

L’effetto può ricordare alcuni bassorilievi, mentre questi ultimi nascono dalla sottrazione di materiale i primi prendono vita con la continua aggiunta degli stessi.

L’aggiunta di profondità reale cambia la struttura del dipinto uscendo dal sistema “pittorico” o è solamente una variabile che modifica la percezione dell’opera senza che la stessa si trasformi in un altro genere artistico?


martedì 15 agosto 2017

L'alternativa alla sofferenza umana? Jean-François Millet.

Autore:   Jean- Francois Millet
(Gréville-Hague, 1814 – Barbizon, 1875)
 
Titolo dell’opera: La morte e il taglialegna – 1859
 
Tecnica: Olio su tela
 
Dimensioni: 77 cm x 100 cm
 
Ubicazione attuale:  Ny Carlsberg Gliptotek, Copenaghen.





Questa scena è tratta dall'omonima favola di La Fontaine scritta due secoli prima.

La breve ma significativa novella racconta di un vecchio taglialegna che logorato dalle continue e sempre più pesanti fatiche desidera che la morte lo liberi dall’insopportabile peso.

Ma nell’istante in cui appare la morte, che si offre di aiutarlo a portare il pesante fardello, il vecchio si spaventa e cerca in ogni modo di sfuggire a ciò che poco prima aveva invocato, nonostante le fatiche sopportate si aggrappa alla vita pentito dell’invocazione.

Un soggetto tutt’altro che consueto sia per Millet che per l’arte in generale.

Il vecchio è raffigurato nell’istante in cui cerca di sfuggire alla morte, si aggrappa al fascio di legna che contribuisce alle molte sofferenze ma che rappresenta il senso della vita.

La fuga non è più possibile, anche se il sentiero che riporta alla realtà è ad un passo, la curva "vitale" è ormai alle spalle. Il sole si prepara a tramontare, l'oscurità si accinge a coprire la misera scena.

La morte è comunque la protagonista del dipinto, il sudario copre la testa e parte del corpo lasciando scoperti i piedi e le braccia che mostrano la decadenza finale del corpo dopo la dipartita.

Sulla spalla sinistra tiene appoggiata la falce, lo strumento simbolo della mietitrice di vite, infatti, come la falce in mano umana taglia il grano, nelle mani della morte recide la vita.

Nella mano sinistra tiene una clessidra alata, a significare come lo scorrere del tempo sia inesorabile e avvenga con grande velocità.

Il dramma è vissuto al centro del quadro, la morte afferra senza esitazioni il collo del vecchio terrorizzato, una presa senza possibilità di ritorno.

Come tutte le favole anche questa contiene una morale che Millet ha fatto propria, forse è il caso di accettare la propria esistenza, anche a costo soffrire, pur cercando di migliorarla.

L’invocazione della morte in fondo non è mai la soluzione.

giovedì 10 agosto 2017

Il sogno di una sera, la magia di un istante. James Abbot McNeill Whistler

Autore:   James Abbot McNeill Whistler
(Lovel, Massachusetts, 1834 - Londra, 1903)
 
Titolo dell’opera: Notturno in nero e oro: il razzo cadente – 1875
 
Tecnica: Olio su tela
 
Dimensioni: 60,3 cm x 46,6 cm
 
Ubicazione attuale:  Detroit Institute of Art, Detroit.



Il critico d’arte John Ruskin nel suo articolo recensiva cosi il dipinto alla prima apparizione alla mostra della Galleria Grosvernon: “… è una vergogna chiedere duecento ghinee per aver rovesciato un barattolo di pittura in faccia al pubblico … un lavoro che si fa in poche ore”.

La risposta del pittore non si fa attendere, al processo per diffamazione intentato dallo stesso Whistler replica “ … ne butto giù uno (un Notturno) in due giorni, uno per farlo e l’altro per finirlo ma la cifra richiesta non è per il tempo dell’esecuzione ma per le conoscenze necessarie che ho acquisito nel lavoro di una vita”.

Difficile esprimere le infinite e contrastanti sensazioni trasmesse dal dipinto, tutto è relativo, non c’è niente di definitivo la scena fluttua costantemente e lascia all’osservatore il compito di ricostruirne la forma catturando i colori.

In primo piano sono le forme spettrali degli spettatori di questo spettacolo pirotecnico (il titolo indica il percorso verso la comprensione) e l’unico particolare parzialmente riconoscibile è la riva di un lago.

La ricostruzione viene facilitata dalla conoscenza che si ha del luogo ma la difficoltà nel decifrare i particolari fa di quest’opera un esempio fondamentale per la pittura astratta.

La massa scura a sinistra rappresenta un grande albero ma tutto resta sospeso quasi impalpabile.

I vortici di colore, le sfumature più o meno nette creano un’atmosfera sospesa tra la magia dei fuochi e l’attesa dell’evento, mentre le piccole “stelle cadenti” prodotte dall’esplosione artificiale ammantano la notte di estremo fascino e romanticismo.

 

sabato 5 agosto 2017

Il paesaggio silenzioso, Maurice Utrillo

Autore:   Maurice Utrillo
(Parigi, 1883 - Dax, 1955) 
Titolo dell’opera: Impasse Cottin – 1913

Tecnica: Olio su tela

Dimensioni: 73 cm x 53,9 cm
Ubicazione attuale:  Musée National d’Art Modern, Centre G. Pompidou, Paris




Il punto d’osservazione chiude ogni varco alle spalle del visitatore, infatti si vede la scena dall’alto anziché dal livello della strada, come se fossimo affacciati ad una finestra creando cosi la sensazione, vagamente opprimente, di un cortile chiuso su tutti i lati.

Il punto di fuga resta la scala in fondo al centro ma anche in questo caso la prospettiva non aiuta, la scalinata è decisamente ripida, quasi un muro invalicabile, lo sguardo prende un “boccata d’aria” solamente in cima alla scala stessa dove il percorso si fa più pianeggiante e soprattutto volta a destra dandoci finalmente un senso di libertà.

Utrillo vive in questi anni quello che è chiamato il suo “periodo bianco” dove il pittore parigino utilizza il gesso mischiato ai colori per ricreare l’atmosfera dei vicoli e delle strade di Montmartre, quartiere dove è nato e dove è vissuto.

Questa tecnica gli ha permesso di rendere in maniera realistica la struttura, spesso decadente, dei vecchi edifici mostrando le imperfezioni delle pareti scrostate.

Anche l’atmosfera di sensoriale di quest’opera è tipica della pittura di Utrillo, nonostante la presenza umana tutto sembra avvolto nel silenzio, le figure che si incamminano verso la scala che porta alla Basilica del Sacré-Coer sembrano malinconicamente isolate dal resto della scena dove l’immobilità generale è amplificata dal cielo cupo.
 

domenica 30 luglio 2017

Satira, ironia e sconvolgente realismo, Oskar Kokoschka.


Autore:   Oskar Kokoschka
(Poclarn, 1886 - Montreux, 1980)

Titolo dell’opera: Per che cosa combattiamo? – 1943

Tecnica: Olio su tela

Dimensioni: 116,5 cm x 152 cm

Ubicazione attuale:  Kunsthaus, Zurigo.






Quest’opera è il culmine dei dipinti che Kokoschka dedica all’opposizione alla guerra.

Mentre con le altre opere, su tutte L’uovo rosso, spiccava l'aspetto satirico verso il potere politico, in questo caso è il senso di umana compassione a prevalere. Ne risulta il quadro “inteso più seriamente” a detta dello stesso autore.

Molti gli spunti di riflessione, al centro ci sono una madre ed il proprio bambino morenti, i soggetti più deboli sono i primi a subire le conseguenze dell’insensatezza umana.

Sopra di loro un uomo crocifisso o appeso per le braccia con dipinte sul petto due lettere, P e J. Queste iniziali si vedevano sui muri di mezza Europa, un messaggio antisemita : Perish Judah (Muori Giuda).

A fare da cornice alle vittime della guerra troviamo un mix di metafore e di simboli delle responsabilità di questo orrore.

Dalla macchina per fare proiettili (a sinistra) che si nutre di ossa, alla figura del personaggio di Voltaire, Candido (il nome stesso è scritto sotto il busto) che sosteneva che questo non è “il migliore dei mondi possibili”.

L’angolo in alto a destra mostra H. Schacht e M. Norman, finanzieri tedesco e inglese che rappresentano il ruolo decisivo del capitalismo nel creare i presupposti per il conflitto bellico.

Il potere politico e quello religioso non sono esenti da colpe anzi, il vescovo depone una moneta nel barattolo della Croce Rossa e nello stesso istante benedice i soldati e tutto quello che essi rappresentano.

Sull'estrema destra appare una figura tagliata a metà, si tratta del Mahatma Gandhi, simbolo di pace e di fratellanza, non a caso rilegato ai margini e addirittura seminascosto, esiliato dal dipinto, infatti il messaggio dello statista indiano non godeva di grande considerazione.

Kokoschka ha però voluto, anche se parzialmente, inserire Gandhi nella scena per regalare una, seppur piccola, speranza.

martedì 25 luglio 2017

L'opera d'arte è l'espressione di ciò che vi orbita attorno.


Roberto Longhi
Roberto Longhi sosteneva che la lettura di un opera d’arte non può prescindere dalla conoscenza dei molteplici fattori che ruotano attorno ad essa.
L’opera è correlata con un’infinità di particolari, non si può trascurare la storia dell’artista, la condizione psicologica e materiale, lo status sociale e culturale. Naturalmente si deve conoscere il contesto storico, il pensiero contemporaneo, la religione e la visione filosofica.
Per capire l’opera d’arte si devono comprendere i “meccanismi” del periodo ma anche chi era il committente, chi ha chiesto la realizzazione dell’opera stessa, qual era la sua posizione all’interno della società e perchè ha commissionato proprio quel dipinto o scultura.
 
Umberto Boccioni - La risata, 1911. cm 100,2 x 145
Museum of Modern Art, New York
Non vanno trascurati gli artisti che hanno ispirato l’autore come non possiamo non conoscere quale influenza ha avuto sugli artisti futuri.
Dunque oltre all’opera stessa, al titolo, alla conoscenza dei materiali oltre naturalmente al pensiero che c’è dietro alla realizzazione, vi sono infinite nozioni che aprono le porte alla comprensione, alla “visione” d’insieme dell’opera d’arte.
Compito arduo, particolarmente faticoso ma, forse proprio per questo, estremamente affascinante.

giovedì 20 luglio 2017

Lieve atmosfera spirituale, Dante Gabriel Rossetti.


Autore:   Dante Gabriel Rossetti
(Londra, 1828 - Birchington, 1882)
 
Titolo dell’opera: Ecce Ancilla Domini ( Annunciazione) – 1849-50
 
Tecnica: Olio su tela
 
Dimensioni: 72 cm x 41 cm
 
Ubicazione attuale:  Tate Gallery, Londra.





Il titolo riprende la frase che Maria rivolge all’arcangelo Gabriele in segno di assoluta disponibilità ad aderire al disegno divino.

Rossetti, pur ispirato dalle opere rinascimentali con il medesimo soggetto, propone una visione moderna che si distingue dai canoni del tempo.

L’angelo si presenta in forma umana e indossa una veste completamente bianca la stessa veste indossata dalla Vergine quasi a sancire una parità di ruoli tra la giovane donna ed il messaggero di Dio.

L’arcangelo porta con se un giglio, simbolo di purezza e lo dona a Maria che, seduta sul piccolo giaciglio, si ritrae visibilmente spaventata dall’improvvisa apparizione.

La quasi totale predominanza del bianco viene interrotta dal giallo dorato delle aureole che incorniciano i volti dei protagonisti e dalle piccole fiamme scaturite dai piedi dell’angelo a sottolinearne la provenienza soprannaturale.

La stola rossa, il telo azzurro, aggiunti alla presenza della colomba simbolo dello spirito santo, confermano la precisa collocazione simbolica di tutti gli oggetti presenti nel dipinto, unica via di fuga è data dall’apertura sullo sfondo che diminuisce, anche solo parzialmente, il senso di claustrofobica pressione.

Come modelli per questa scena Rossetti ha usufruito della collaborazione del fratello William Michael per l’angelo e della sorella Christina per La Vergine.

 

sabato 15 luglio 2017

I "segmenti" della personalità, Paul Klee.

Autore:   Paul Klee
(Munchenbuchsee, 1879 - Muralto Locarno, 1940)
 
Titolo dell’opera: Senecio – 1922
 
Tecnica: Olio su tela montata su pannello
 
Dimensioni: 40,5 cm x 38 cm
 
Ubicazione attuale:  Kunstmuseum, Basilea.





“ … mi piace portare a passeggio una linea”. Cosi si esprimeva Klee parlando dei suoi viaggi nella fantasia pittorica dove i ghirigori artistici imprigionavano, liberandola subito dopo, un’intensa dose di energia.

Un volto umano diviso in molteplici segmenti, forme geometriche di vari colori compongono l’ideale artistico di Klee.

Lo sfondo quasi monocromatico spinge l’osservazione verso la sfera centrale che rappresenta appunto il viso del protagonista.

Il dipinto potrebbe rappresentare i continui mutamenti del rapporto tra arte e teatro, tra finzione, realtà e illusione. Un’evoluzione costante che tende però a ripetersi, riproponendosi all’infinito.

Spiccano due particolari, gli occhi, quasi una maschera, vogliono essere l’unica espressione vitale anche se seminascosta, mentre il naso è l’unica forma ad uscire dalla composizione “piatta” del quadro, creando una terza dimensione che punta verso l’osservatore.

L’opera riassume i principi artistici di Klee che utilizza i piani di colore e le linee per dare vita, o l’illusione della stessa, ad un mondo reale e al contempo illusorio.

lunedì 10 luglio 2017

Le immagini del cuore, Thomas Gainsborough.


Autore:   Thomas Gainsborough
(Sudbury, 1727 - Londra, 1788)
 
Titolo dell’opera: Le figlie del pittore inseguono una farfalla – 1757 ca.
 
Tecnica: Olio su tela
 
Dimensioni: 113,5 cm x 105 cm
 
Ubicazione attuale:  National Gallery, Londra.





Nonostante la sua grande passione fossero i paesaggi Gainsborough è ricordato come uno dei più grandi ritrattisti di sempre, il migliore della sua epoca.

Quest’opera è forse il ritratto più famoso dei sei dedicati alle figlie Mary (a destra) e Margaret, anche in questo caso, come negli altri, il lavoro è rimasto incompiuto.

Nel 700 la fotografia non esisteva e la mortalità infantile mieteva ancora molte vittime, la priorità era quella di avere dei ritratti somiglianti dove l’immagine rappresentasse l’essenza dei soggetti, passava dunque in secondo piano la perfezione dei dettagli.

Naturalmente se si trattava di dipinti personali, altra cosa se il ritratto era su commissione dove anche il più insignificante dettaglio doveva essere curato.

Questo dipinto ne è l’esempio, i volti delle bambine sono curati fino al minimo dettaglio mentre la parte inferiore del dipinto, cosi come lo sfondo alle spalle delle protagoniste, appare solo abbozzata.

I volti delle fanciulle catturano immediatamente lo sguardo, Gainsborough ne ritrae l’emozione con estremo talento, il timore e la curiosità della più piccola delle sorelle, mentre cerca di catturare la farfalla, appare evidente mentre la più grande sembra vigilare e rassicurare la sorella allo stesso tempo.

Molto interessante il “legame” tra le protagoniste, il pittore di Salbury con grande maestria unisce le due bambine mostrandole mentre si tengono per mano, non si nota alcuno sforzo, tutto sembra naturale. Da sottolineare che in questo periodo molti pittori trovavano difficile unire i vari personaggi senza che tutto apparisse forzato.

La simbologia non va trascurata, anche se passa forse in secondo piano, il bosco e la farfalla rappresentavano le difficoltà della vita (il primo) e la fugacità dell’infanzia (la seconda).

Riguardo alla farfalla probabilmente il pittore voleva solamente mostrare un istante gioioso legato al semplice gioco delle due figlie, il bosco invece sembra, nel suo aspetto minaccioso, presagire l’infausto futuro delle fanciulle; afflitte per anni da problemi mentali, Margaret morì suicida mentre Mary venne internata perché giudicata “squilibrata”.

mercoledì 5 luglio 2017

La forza eponenziale dell'elemento naturale, Bill Viola.


La forza degli elementi naturali in contrapposizione alla debolezza dell’essere umano.

 Photo ©Alessandro Moggi
Bill Viola con questo video mette in evidenza l’infinitamente piccolo dell’umanità di fronte alla sovrastante potenza della natura e dei suoi principali elementi, che se scatenati risultano incontrollabili.

Ma vi è anche un’altra interpretazione, l’acqua ed il fuoco, con il loro potere distruttivo e al contempo rigenerante, sopravvivono solo se divisi, se non ci sono contatti o incroci tra loro mantengono l'immensa energia.

Energia che viene meno nell’istante in cui si incontrano, a quel punto l’unione dei due elementi annulla la forza di entrambi che cosi finiscono per annullarsi a vicenda.

Dunque tutto deve “viaggiare” su binari prestabiliti, l’uscita dalla propria strada e la conseguente invasione di quella altrui porta irrimediabilmente all’auto-annientamento.

In particolare riguarda l’uomo, nel suo essere minuscolo paragonato all’insieme dell’universo, nulla può di fronte alle leggi naturali, soprattutto se con grande presunzione pretende di sfidare ciò che non potrà mai comprendere fino in fondo.
 

The Crossing, video installazione. 1996

venerdì 30 giugno 2017

Oltre i confini dell'immaginazione, Salvador Dalì


Autore:   Salvador Dalì (Salvador Domènec Felip Jacint Dalì y Domenec)
(Figueres, 1904 – Figueres, 1989)
 
Titolo dell’opera: Figura a una finestra – 1925
 
Tecnica: Olio su masonite
 
Dimensioni: 105 cm x 75 cm
 
Ubicazione attuale:  Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofìa, Madrid.





Una giovane donna (la sorella del pittore allora diciassettenne) si affaccia alla finestra, di fronte alla ragazza si apre il panorama della costa marittima spagnola, siamo a Cadaquès nella casa dei Dalì.

Il dipinto, dove i colori predominanti sono il grigio e soprattutto il blu nelle sue molteplici sfumature, mostra parte dell’interno dell’abitazione, uno scorcio della costa e del mare e ci propone la donna di spalle, a questo punto l’obbiettivo di Salvador Dalì appare evidente; spingere l’osservatore a porsi delle domande.

La giovane, che rivolge lo sguardo  leggermente in basso a sinistra, cosa sta guardando? Cos’è che cattura la sua attenzione? Il riflesso nel vetro della finestra mostra alcune abitazioni, significa che la zona non è isolata, le case riflesse appartengono ad un grosso centro abitato o sono solo piccoli agglomerati ed il centro del paese si trova proprio presso la casa della donna?

Anche l’interno della stanza non ci da alcun riferimento, infatti oltre alle tende svolazzanti è assente qualsiasi forma di arredamento, il che fa pensare che si tratti di un corridoio o di uno sgabuzzino inutilizzato adiacente all’abitazione centrale (il fatto di sapere che si tratta certamente della casa della famiglia Dalì esclude molte altre possibilità, ad esempio un capanno di pesca che però non spiegherebbe il tendaggio).

In alternativa possiamo evitare di porci tutti questi quesiti e lasciarci trasportare, in compagnia della giovane fanciulla, in questa atmosfera di calma e benefica quiete dove la brezza marina ci invita a lasciarci alle spalle, per un momento, i pensieri negativi e assaporare l’istante di pace e serenità

domenica 25 giugno 2017

Astrazione poetica, Francesco De Gregori.


Al di la delle speculazioni che hanno accompagnato questo brano (eviterei di ritornare sulla leggenda metropolitana che ne svelerebbe il significato, ipotesi ripetutamente smentita dallo stesso autore) siamo davanti ad una semplice e al contempo elaborata poesia in musica.
Claude Monet - Gladioli

Il testo, come da tradizione firmata De Gregori, lascia ampi margini interpretativi e cosa c’è di più bello e interessante di scoprirli secondo le più personali emozioni?

De Gregori  ammise a suo tempo l’ispirazione dal brano di Bob Dylan Winterlude, ma il cantautore romano ne ha fatto una versione unica e personale, difficile dopo le prime note non “viaggiare” a cavallo delle proprie emozioni verso questa indimenticabile "filastrocca".

Il brano, pubblicato nel 1975 incluso nell’album Rimmel, si fa immediatamente amare per la semplicità della melodia, il ritmo di valzer spinge all’immersione nelle strofe, che se individualmente parlano d’amore nell’insieme possono portare ad un astrattismo verbale in grado di coinvolgere emotivamente fino al totale abbandono.
 

Buonanotte fiorellino
Buonanotte, buonanotte amore mio
buonanotte tra il telefono e il cielo
ti ringrazio per avermi stupito
per avermi giurato che è vero
il granturco nei campi è maturo
ed ho tanto bisogno di te
la coperta è gelata e l'estate è finita
buonanotte, questa notte è per te

Buonanotte, buonanotte fiorellino
buonanotte tra le stelle e la stanza
per sognarti devo averti vicino
e vicino non è ancora abbastanza
ora un raggio di sole si è fermato
proprio sopra il mio biglietto scaduto
tra i tuoi fiocchi di neve e le tue foglie di tè
buonanotte, questa notte è per te

Buonanotte, buonanotte monetina
buonanotte tra il mare e la pioggia
la tristezza passerà domattina
e l'anello resterà sulla spiaggia
gli uccellini nel vento non si fanno mai male
hanno ali più grandi di me
e dall'alba al tramonto sono soli nel sole
buonanotte, questa notte è per te
 

 

martedì 20 giugno 2017

Il "movimento" come scelta di vita, Juan Gris.

Autore:   Juan Gris (José Victoriano González)
(Madrid, 1887 - Boulogne-sur-Seine, 1927)
 
Titolo dell’opera: La colazione – 1915
 
Tecnica: Olio su tela
 
Dimensioni: 80 cm x 60 cm
 
Ubicazione attuale:  Musée d’Art Moderne, Center Pompidou, Parigi.





Meno noto dei due artefici del fenomeno cubista, Picasso e Braque, Gris si rivela però il più irriducibile fra i componenti di questo movimento artistico.

Il pittore di origini madrilene, al contrario degli altri, rimane fedele alla filosofia cubista per tutta la carriera accompagnandola nei suoi molteplici mutamenti e difendendone il pensiero ed il valore anche quando è passata di moda.

Con questo dipinto Gris torna alla pittura a olio su tela dopo aver sperimentato il collage che avrà uno dei suoi punti di maggior spicco in “Tazze da te” completato solo l’anno prima, dove i vari materiali incollati e legati tra di loro spesso rappresentavano se stessi.

In questa classica interpretazione cubista Gris mette in luce una precisa collocazione delle forme e un’estrema brillantezza cromatica.

Al blu in secondo piano in alto, che rappresenta una finestra che guarda all’immensità del cielo, corrisponde il verde delle “sculture” al centro, insistendo nell’utilizzo del chiaroscuro caro ai cubisti della prima ora ma che in molti hanno abbandonato.

Il vaso al centro viene sezionato, la frammentazione permette cosi una visuale a tre dimensioni.

Attorno al vaso e alla finestra troviamo dei piani realizzati con la tecnica “puntinista” tecnica usata dal pittore in altre nature morte.

Fra i tanti particolari spiccano, in alto a destra, un bicchiere ed una coppa dipinti magistralmente creando un affascinante effetto legno, il risultato è ottenuto con una tecnica a pennello asciutto.