“L’arte moderna è colta quanto quella antica, forse lo è ancora di più, l’arte contemporanea è invece condannata alla cultura”.
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Anselm Kiefer – Osiride e Iside, 1985-87, Tecnica
mista su tela cm 379,7 x 561,3 – Museum of Modern Art, San Francisco
Questo
pensiero di Massimo Cacciari può apparire esageratamente forzato ma se
l’esperienza è un valore imprescindibile e l’approccio filosofico all’arte
permette un’evoluzione della stessa è innegabile che ciò che raccoglie le
“contaminazioni” del passato ha una visione più “completa” nel presente.
Abbiamo
la convinzione, non si sa bene su cosa si basi, che il passato sia migliore del
presente che a sua volta sarà meglio del futuro, non si capisce come questo può
essere vero anche solo per ciò che rappresenta nell’evoluzione naturale delle
cose.
Tutto
ciò che viene dopo è la somma di ciò che è venuto prima con l’aggiunta di nuove
idee, com'è possibile dunque che la somma di più idee sia peggio di una singola idea per giunta antiquata?
Qualcuno
obietterà che l’evoluzione dell’arte ci ha portati ad una degenerazione della
stessa, ma come possiamo confermare questa teoria con certezza?
Il
passato ci ha proposto uno schema che si è ripetuto, uguale, in ogni epoca,
chiunque cercasse di proporre una visione nuova, che ha comunque sempre le basi
che poggiano nel passato, veniva denigrato in quanto autore di un pensiero
incomprensibile e in quanto tale ben lontano dalla “bellezza” di ciò che già si
conosceva.
Al
di là che pensare che l’arte antica sia di semplice lettura ci fa deragliare in
quanto pensare di capire è tutt’altra cosa che comprendere, l’arte
contemporanea parla con un linguaggio corrente, perché allora se si rivolge
a noi parlando la nostra lingua non capiamo quello che ci dice?
Non
è che siamo noi a non volerla capire?

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