Siamo nel 1973, il gruppo rock progressive italiano Le Orme pubblica il suo quinto album, “Felona e Sorona”, dopo l’enorme successo dell’anno precedente con “Uomo di pezza”.
Il
gruppo veneto, tra i pionieri di questo “genere” musicale e fondamentali per ciò
che il “prog” ha lasciato i posteri, escono con un 33 giri che ne consacra la
grandezza e ne sancisce l’ingresso tra gli immortali della musica italiana.
Ma
non è dei brani che questo concept-album contiene che voglio parlarvi, voglio
mettere in luce la copertina, l’album aperto con a sinistra il retro e a destra
il lato principale, la cosiddetta "front cover", è una riproduzione del pittore surrealista Lanfranco
Frigeri.
Il
quadro dell’artista mantovano si fonde con il concetto espresso da Le Orme, il
tema del dualismo, la luce e le tenebre, il bene e il male.
I
due pianeti, Felona e Sorona rappresentano questa visione filosofica e l’opera
di Frigeri la veste alla perfezione.
Il
dipinto è ipnotico, le figure sembrano seguire un ritmo lieve ma continuo,
senza sbavature, senza margini d’errore, la perfezione che solo l’unione di due
contrapposizioni riesce a creare.
Il
dipinto di Frigeri attraversa il tempo viaggiando spedito verso il futuro, il
gruppo veneziano non lo ferma, non cerca di coinvolgerlo, semplicemente lo
assimila e al contempo si lascia assorbire senza che l’opera pittorica venga
rallentata e senza modificare lo spazio che il concetto dell’album e la musica
hanno occupato.
Felona
e Sorona sarebbe stato lo stesso senza il dipinto e l’opera di Frigerio avrebbe
seguito altre destinazioni senza l’intervento della band?
Coerentemente
con quello che ho appena scritto la risposta probabilmente è negativa ma quando
si naviga tra i pensieri nati da dimensioni altre rispetto alla visione
canonica è impossibile sostenere qualsiasi cosa con certezza.

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