Davanti a questa piccola tela difficilmente pensiamo di trovarci immersi nell’arte di inizio novecento, il semplice ritratto di una giovanissima donna dalla chioma ramata sembra realizzato nel tempo che stiamo vivendo.
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Helene Schjerfbeck – La ragazza dai capelli rossi,
1915 – Olio e grafite su tela cm 37 x 36 – Art Museum Gösta, Mänttä
Questo ci
può portare ad alcune considerazioni, è una fuga dagli stravolgimenti artistico
culturali dell’epoca (il dipinto è datato 1915) o la proiezione è spinta tanto
lontano che dopo oltre un secolo è fresca, attuale?
Gli
illustratori, i pittori in generale hanno subito l’influenza delle opere di
Helene Schjefbeck tanto da ripercorrerne il sentiero dando vita ad un’arte
contemporanea che si contrappone, o meglio, affianca quella più concettuale che
oggi va per la maggiore?
Il dipinto
è semplice (sempre apparentemente) niente fronzoli, niente esibizione di fredda
tecnica fine a sé stessa, è il ritratto di uno stato d’animo, di una
sensazione, il tempo si ferma per un attimo cogliendo la protagonista nella profondità di un’emozione.
Qual è
l’emozione che la pittrice finlandese decide di immortalare? La risposta sta
nello stato d’animo di chi osserva, ognuno di noi può, senza il rischio di
essere smentito, dare una propria lettura.
Ad un
primo sguardo, probabilmente per alcuni anche ai successivi, non sembra
trasparire nulla di particolarmente importante, ma è proprio questa apparente
semplicità, che sfocia nel quotidiano vivere, nel banale corso delle emozioni
personali che non appartenendoci perdono valore a causa della nostra superficialità,
un’attenzione ridotta allo zero quando non si tratta di noi. Troppo spesso non cogliamo l'intensità altrui, se non ci appartiene non notiamo alcunché di
ciò che ci circonda.
Eppure questo dipinto ci parla, lo fa con un linguaggio che non riconosciamo, o non vogliamo riconoscere, siamo chiusi da una morsa che ci vede da una parte ignorare ciò che sembra scontato, mente dall’altra ci aspettiamo che l’arte comunichi utilizzando un codice complesso, lamentandoci poi di non saperlo decifrare, e per questo passare oltre.

Spulciando tra le sue opere ho trovato un bimbo meraviglioso, Il convalescente. Grazie per le tue carrellate che emozionano e, nel mio caso, arricchiscono..
RispondiElimina"The Convalescent" è un'opera meravigliosa, rispetto al dipinto che ho proposto è più dettagliata, realistica, questi due quadri sono l'esempio della grandezza, tecnica e concettuale di una pittrice poco conosciuta che meriterebbe uno spazio maggiore.
EliminaGrazie a te Franco, buona serata.
In effetti oggi il "Concettuale" va per la maggiore. Ho un caro amico pittore che realizza infiniti lavori associati a tale corrente, e sono davvero molto belli. Però nel mio cuore mi sorge un dubbio: 'alcuni di questi artisti sanno davvero disegnare?' Ecco perché 'prendo tutto con le pinze'; bisogna conoscere bene l'autore, altrimenti cadiamo in grossolani errori di valutazione. Abbraccio e grazie di avermi fatto conoscere questa particolare artista. Ciao e buona giornata.
RispondiEliminaL'arte concettuale è molto interessante, ha un fascino particolare perché va oltre il tangibile ma ...
EliminaHai ragione quando ti chiedi se il pittore in questione ha le basi del disegno, se ci fermiamo a riflettere davanti ad un'opera "concettuale" (che va al di là delle performance) ci accorgiamo se c'è qualcosa sotto la superficie, la struttura, l'accostamento cromatico, se uno/a non sa disegnare, con un po' d'attenzione, può essere smascherato/a.
Poi c'è un'altra questione delicata, può un artista concettuale definirsi tale anche se non sa disegnare? Il risultato ottenuto va oltre la capacità di mettere "su carta" la propria idea?
"Merda d'artista" di Manzoni cambia il proprio senso, la percezione che ne abbiamo, se sappiamo o meno quali fossero le capacità dello stesso Manzoni nell'arte del disegno?
Come sai, mi conosci da tanto tempo, io sono per il perpetuo approfondimento, conoscere a fondo (il più possibile) gli artisti aiuta a comprendere ciò che realizzano, le qualità eccelse di Fontana come ceramista e disegnatore aprono nuovi spazi interpretativi quando ci si trova davanti ai "tagli".
Grazie a te Pia per lo spunto interessante, un abbraccio e l'augurio di una felice giornata.
È un'opera molto bella! E così spoglia di dettagli che arriva dritto dritto nel profondo (almeno per me).
RispondiEliminaPerché io adoro le cose un po' indefinite, con pochi particolari, poco delineate, mi pare che lascino molto spazio all'anima dello spettatore.
E io in questi spazi mi ci ritrovo a vagare curioso e felice
Ciao Alberto, è proprio l'atmosfera, quasi rarefatta, che avvolge il dipinto a renderlo poetico, i dettagli servono a tracciare un percorso ben definito, una strada interpretativa segnata dall'autore che ci aiuta a comprendere il pensiero che vuole veicolare, in questo caso probabilmente Helene Schjerfbeck ci apre una porta sull'orizzonte, sta a noi coglierne le sfumature.
EliminaGrazie, buona giornata.