venerdì 11 gennaio 2019

Il manifesto della pittura americana, Adolph Gottlieb, Mark Rothko, Barnett Newmann.


13 giugno 1943, il critico del New York Time Edward Allen si definisce “turbato” in una recensione dedicata ai dipinti di Marc Rothko e Adolph Gottlieb.

I due artisti, a cui si unisce Barnet Newmann, rispondono utilizzando la rubrica delle lettere alla redazione della stessa testata. Il testo è a tutt’oggi considerato il manifesto della pittura americana degli anni quaranta del novecento:


“1-Per noi l’arte è un’avventura che ci conduce in un mondo sconosciuto. Soltanto coloro che per libera volontà si assumono tale rischio possono scoprire questo mondo.

2-Questo mondo dell’immaginazione è lasciato alla fantasia e si trova in aperto contrasto con il pensiero comune dell’uomo.

3-Il nostro compito come artisti è mostrare agli uomini il mondo come noi lo vediamo e non come loro lo vedono.

4-Noi siamo a favore di una semplice espressione del pensiero complesso. Siamo per le grandi forme, perché il loro impatto è inequivocabile. Vogliamo dare nuovo valore alla superficie del dipinto. Siamo per le forme bidimensionali, perché distruggono l’illusione e sono veritiere.

5-Tra i pittori è diffusa l’opinione che ciò che si dipinge non conti, purché lo si dipinga bene. Questa è pura accademia. Non esiste un buon quadro sul nulla. Noi crediamo che il soggetto del quadro sia essenziale e che abbia valore solo quando è tragico e senza tempo. Sotto questo aspetto ci sentiamo molto legati all’arte primitiva, arcaica”.

Si può essere d’accordo o meno su parte o sull’insieme della dichiarazione ma è innegabile che si tratti di un “pensiero” moderno nonostante siano trascorsi più di settantacinque anni, concetti che dimostrano che quando si guarda al futuro si accede di diritto all’immortalità.

Nell'immagine: Adolph Gottlieb - Blast I, 1957 - Olio su tela, cm 228x114. The Museum of Modern Art, New York

(Il manifesto, virgolettato, è tratto da “Arte Moderna” edizioni Taschen)

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