martedì 20 dicembre 2022

La geniale visione di Bruce Nauman

Siamo nel 1968, sono gli anni del boom economico ma anche quelli della contestazione giovanile, della guerra fredda e della corsa allo spazio.

Bruce Nauman - Il mio nome come se fosse scritto sulla superficie della luna, 1968

Nauman mischia tutto e lo presenta con quest’opera, "Il mio nome come se fosse scritto sulla superficie della luna" del  1968, che racconta il fiorire delle insegne al neon (cosa iniziata anni prima nel pieno della rivoluzione pop) ma soprattutto anticipa quello che accadrà a breve, il contatto dell’uomo con il nostro satellite naturale.

In quell’anno infatti (esattamente il 30 dicembre) viene pubblicata la celebre fotografia che mostra la terra che sorge dall’orizzonte lunare, l’anno seguente assisteremo all’epocale allunaggio, Bruce Nauman anticipa tutti scrivendo il proprio nome sulla Luna.

La gravità lunare, decisamente inferiore a quella terrestre (circa sei volte) permette un movimento più lento, leggero, dilatato nel tempo, ecco che “bruce”, bome lo leggeremmo sul nostro pianeta, diventa “bbbbbbrrrrrruuuuuucccccceeeeee”, ogni lettera si ripete per sei volte, il tempo per pronunciarlo è moltiplicato per lo stesso numero di volte, la sensazione di essere sulla Luna diviene palpabile.

In un certo senso potremmo considerarlo un elogio alla lentezza, una spinta a considerare la frenesia qualcosa da cui staccarsi, una condizione che col trascorrere degli anni si è alquanto acuita.

La luce artificiale ha contribuito ad un rovesciamento delle tempistiche naturali portando l’umanità ad annullare  la sequenza notte-giorno (in ambito lavorativo ma non solo) ci rendiamo conto che quella “lentezza” tanto agognata si va via via esaurendo ma non sembriamo in grado di invertire la rotta.

Nauman non cerca di cambiare le nostre abitudini, semmai in quegli anni fa esattamente i contrario, ma ci lascia con il dubbio che la rivoluzione dei consumi non sia esattamente l’ideale assoluto.

2 commenti:

  1. Però lo leggo come un elogio alla spazialità, proprio in quel neon rivoluzionario, in quel bisogno di gigantismo, per quanto flemmatico nell'assenza di atmosfera, ma per questo ancor più tangibile, visibile non per un attimo di velocità effimera, e presente.. tipo un proto cartellone elettronico pubblicitario di quelli che tappezzano New York a Times Square e annullano le differenze tra giorno e notte, tra spazio e tempo.. Buon Natale intanto, che al contrario dell'opera di Bruce Nauman, rischia di estinguersi in una fetta di panettone, senza lasciare traccia..

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    1. Un'altra visione e in quanto tale è essenziale, fondamentale. Nauman ha tessuto l'elogio della crescente "modernità" delle insegne al neon, da una parte lo specchio di una società in trasformazione, dall'altra una ricerca che andava in una direzione differente.
      La struttura materiale dell'opera messa in secondo piano dal concetto che esprime, quest'ultimo infatti un po' più "spirituale".
      Buon Natale a te Franco, è proprio di una certa spiritualità che abbiamo bisogno, grazie.

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