sabato 14 gennaio 2017

La nuova era della pittura, Giotto.


Autore:   Giotto di Bondone

Titolo dell’opera:  Pianto su Cristo Morto – 1305 ca

Tecnica:  Affresco

Dimensioni:  200 cm x 185 cm

Ubicazione attuale:  Cappella degli Scrovegni, Padova.




Un gruppo numeroso di persone, uomini e donne, piangono la morte di Gesù.

In primo piano le figure più importanti nella vita del Salvatore, l’intensità del volto di Maria che si avvicina, abbracciandolo, al figlio, traspare evidente il dolore di una madre che perde l’affetto più caro.

Un altro aspetto interessante è la presenza della Maddalena che regge i piedi del Cristo quasi accarezzandoli, un rimando quasi naturale ai vangeli.

Mentre Maria di Cleofa regge le mani di Gesù, in piedi  con le braccia aperte troviamo Giovanni, dietro di lui Giuseppe D’Arimatea e Nicodemo. A sinistra del dipinto, quasi nascosta si perde la folla che si accalca per poter osservare la scena. Misteriose le due anonime figure in primo piano di spalle, quasi una pura costruzione architettonica tesa a dare armonia all'opera.

In alto troviamo una schiera di angeli che non nascondono la tristezza (Giotto rappresenta la disperazione degli angeli stessi con estrema teatralità) in attesa dell’arrivo del Figlio di Dio che accompagneranno successivamente nel regno dei cieli.

Ad alleggerire la pesante atmosfera ci pensano le sfumature pastello dei colori utilizzati, dalle vesti dei presenti all'intensità cromatica della volta celeste.

La roccia che divide il mondo “terreno” da quello divino può apparire come una strada che porta verso l'alto, strada tutt’altro che di agevole percorrenza ma che potrebbe rappresentare la via verso la salvezza eterna, in cima a questa salita troviamo un albero, cresciuto, forte e saldamente ancorato a terra nonostante il terreno all’apparenza ostile.

Giotto, al pari di Cimabue, ha dato una svolta epocale alla pittura del tempo, l’arte da allora lascia l’antica concezione per immergersi in una rivoluzionaria “modernità”.

martedì 10 gennaio 2017

Veduta delle cascate del serio, A. A. M. Marenzi.


Autore:   Andrea Antonio Maria Marenzi

Titolo dell’opera: Veduta delle cascate del Serio– 1886

Tecnica: Olio su tela

Dimensioni: 131 cm x 107 cm

Ubicazione attuale:  Accademia Carrara, Bergamo.




La maestosità della natura che sovrasta la "piccolezza" dell’uomo.

Il pensiero caro al movimento “romantico” si trasmette a questa magnifica opera, dove la grandezza della natura è ritratta in modo esemplare.

Marenzi raffigura l’imperiosa cascata, la più grande d’Italia, inserita nel paesaggio del suo tempo.

Difficile dire cosa ci impressiona di più, se l’imponente montagna dalle cui pendici si getta il fiume Serio con il suo spettacolare salto o le quasi invisibili figure, pastori e il bestiame al pascolo, che compaiono in primo piano e a destra ai margini del dipinto.

Forse è l’insieme che ci ipnotizza, la bellezza del paesaggio, la morbidezza delle forme e la delicatezza dei colori. Nonostante il soggetto protagonista sia il fiume che con grande impeto si getta dalla rupe in un turbinio di vapore e forza estrema, la sensazione che prova l’osservatore è di prevalente pace e serenità.

La grandezza del luogo nel suo essere naturale non intimorisce i minuscoli pastori che rispettando il “mondo” che li circonda sanno di non correre alcun pericolo, anzi entrando in sintonia con l’ambiente ne diventano parte integrante al punto di poterlo considerare il completamento di se stessi.

sabato 7 gennaio 2017

Il "movimento" astratto della psicologia umana. Marc Rothko.


Autore:   Marc Rothko

Titolo dell’opera: Senza titolo– 1951-55

Tecnica: Olio su tela

Dimensioni: 189 cm x 101 cm

Ubicazione attuale:  Tate Gallery, London.







Tre rettangoli compaiono sulla tela quasi fluttuando, al primo sguardo infatti è difficile dire con certezza quale figura sormonti l’altra.

L’atmosfera appare indistinta, nebbiosa, non c’è alcuna possibilità di riuscire a penetrare l’opera stessa come se un’illusione cercasse di confondere l’osservatore.

La luminosità, quasi un'espressione ultraterrena, pervade il dipinto e trasmette una sensazione di calma apparente, una tregua dalle onnipresenti tensioni emotive.

Rothko con quest'opera (ma potrebbe valere per moltissimi suoi dipinti) ci racconta l’essenza di una personale meditazione che a tratti rimane nascosta, celata dalle “nebbie” cromatiche.

Il pittore di origini russe ha sempre cercato di coinvolgere l’osservatore immergendolo in un’esperienza assoluta nel colore.

Ha sempre preferito dipingere su tele di grandi dimensioni e sosteneva che questo modo gli permetteva di creare una sorta di intimità artistica, solo le grandi tele trascinano, chi guarda, all’interno del quadro.

Esponente di primissimo piano dell’espressionismo astratto, con i suoi dipinti ha incarnato lo spirito del movimento.

E’ stato, e lo è tutt’ora, una risposta alternativa alle misteriose e spesso imperscrutabili evoluzioni della psiche umana.

martedì 3 gennaio 2017

Il "ritorno" alla vita. Jan Lievens.


Autore:   Jan Lievens

Titolo dell’opera: Resurrezione di Lazzaro – 1631

Tecnica: Olio su tela

Dimensioni: 114 cm x 107 cm

Ubicazione attuale:  Art Gallery, Brighton.





Dipinto che trasmette tutta l’intensità emotiva del momento, i toni cupi riflettono l’ansia dell’attesa di qualcosa di straordinario ma al contempo temuto.

L’oscurità che avvolge la tela viene parzialmente sconfitta dalla figura di Gesù che si rivolge al padre con una richiesta specifica.

Attorno al capo di Cristo si apre la coltre di tenebra che lascia intravedere il blu del cielo, quasi a formare un’aureola divina.

Il lenzuolo adagiato sulla tomba aperta e il volto della donna in estasi sono i punti dove la luce, la cui provenienza è "esterna" al quadro, si fa più intensa e di riflesso rischiara l'intera opera, il vecchio all’estrema destra del dipinto sembra illuminato dalla mistica luce del sudario.

Il protagonista dell’opera è praticamente nascosto, ma le mani che sporgono dalla tomba sono il vero colpo di genio di Lievens, Lazzaro è ritratto nell’istante del risveglio ed è proprio l’assenza del corpo che rende la scena ancor più intensa.

In questi anni Lievens condivide la bottega con Rembrant dove nasce una collaborazione e nello stesso tempo un’onesta rivalità che porterà i pittori a migliorarsi continuamente.

In quest’opera si nota l’influenza di Rembrant ma spicca ancora di più la “presenza” della pittura di Caravaggio che ha lasciato un segno indelebile nella pittura del tempo.

Lievens in seguito abbandonerà questo stile legandosi alla rappresentazione aulica di Van Dyck, dedicandosi quasi esclusivamente alla ritrattistica.