sabato 24 settembre 2016

Poesia e musica, Over the Rainbow.


"Over The Rainbow" è nota anche come "(Someweher) Over The Rainbow", il significato preciso del titolo è infatti “(da qualche parte) oltre l’arcobaleno” anche se il testo ci propone "sopra l'arcobaleno, proprio lassù".

E' il riferimento alla speranza che oltre ciò che vediamo ci sia qualcosa di meraviglioso, che ad attenderci ci sia ciò che desideriamo.

La canzone è stata scritta da Harold Arlen, il testo è di Edgar Yipsel "Yip" Harburg, nel 1939 per il film “il Mago di Oz”. E’ Judy Garland che intona per la prima volta questo brano che è destinato a diventare uno dei più grandi classici della storia della musica.


Decine le versioni che sono state proposte da allora, grandi cantanti si sono esibiti nella “cover” di questo brano, solo per citarne alcuni ricordo: Franck Sinatra, Mina, Ella Fitzgerald, Maceo Parker, Nick Cave, Kylie Minougue, Ray Charles, Glen Miler, i Deed Parpol, Joe Satriani, Aretha Franklin e altri ancora.

Ma è forse la versione di Israel Kamakawiwoʻole’s (detto “Iz”) che ha reso il brano ancora più intenso. Il cantante hawaiano è riuscito a creare un’atmosfera eterea, sospesa nel tempo, l’espressione ideale per raccontare il sogno di un mondo più giusto, più bello, oltre l’orizzonte dell’arcobaleno.

Il testo è una poesia che coinvolge fino a commuovere, nella sua semplicità emerge il naturale desiderio di godere delle cose che già ci sono ma che il nostro modo di vivere ci preclude, il ” naturale” canto degli uccelli, le nuvole, il cielo blu, sembrano quasi ovvi ma ci stanno sfuggendo di mano.

Il brano trasmette gioia, serenità e tanta voglia di vivere, anche se la frase finale ammanta il tutto di triste malinconia: “perché, perché io non posso?”




(da qualche parte) Oltre l'arcobaleno
 
Da qualche parte sopra l'arcobaleno
proprio lassù,
ci sono i sogni che hai fatto
una volta durante la ninna nanna

da qualche parte sopra l'arcobaleno
volano uccelli blu
e i sogni che hai fatto,
i sogni diventano davvero realtà

un giorno esprimerò un desiderio su una stella cadente
mi sveglierò quando le nuvole saranno lontane dietro di me
dove i problemi si fondono come gocce di limone

lassù in alto, sulle cime dei camini, è proprio lì che mi troverai
da qualche parte sopra l'arcobaleno, volano uccelli blu
e i sogni che hai osato fare, oh perché, perché non posso io?
Ecco vedo alberi verdi e
Anche rose rosse,
li guarderò sbocciare per me e per te
e penso tra me e me
che mondo meraviglioso


ecco vedo cieli blu e nuvole bianche
e la luce del giorno
mi piace il buio e penso tra me e me
che mondo meraviglioso


I colori dell’arcobaleno così come sono carini nel cielo
Lo sono anche sui volti della gente che passa
Vedo amici stringersi la mano
E dirsi: “Come stai?”
Dicono davvero, io...io ti amo


Sento il pianto di bambini e li vedrò crescere,
impareranno molto di più
di quello che tutti noi sappiamo
e penso tra me e me
che mondo meraviglioso


Spero un giorno di svegliarmi
Su una stella dove le nuvole siano lontane dietro di me
Dove i problemi si mescolano come gocce di limone
Sulle cime dei caminetti è lì che mi troverai


Da qualche parte oltre l’arcobaleno
Volano uccelli blu
E i sogni che tu osi,
perché, perché io non posso?

 
 
 
 
 
 

martedì 20 settembre 2016

La notte, la luna e il fiume. Atkinson Grimshaw.


Autore:   Atkinson Grimshaw

Titolo dell’opera: Notte calante sul Tamigi – 1880

Tecnica: Olio su tavola

Dimensioni: 40 cm x 63 cm

Ubicazione attuale:  Leeds City Art Gallery, Leeds





La luna piena è la vera protagonista del dipinto, diffonde un’intensa luce verde che prende possesso del paesaggio.

Il fiume solcato da innumerevoli barche subisce il fascino misterioso e inquietante della sfumatura cromatica, la sensazione di silenzio ed immobilità sembra impregnare il dipinto.

Gli alberi delle imbarcazioni sembrano l’unico elemento di discontinuità in un opera che sembra in estenuante attesa, come in una foresta si proiettano verso l’alto in cerca di uno spiraglio di luce, la ricerca di una via di fuga da una situazione quasi claustrofobica.

Sullo sfondo si intravede la cupola della cattedrale di San Paolo, unico segno di una presenza umana che sembra praticamente assente, nonostante le imbarcazioni e la figura del marinaio addetto ai remi in primo piano.

Le interpretazioni di quest’opera, solo all’apparenza di semplice “lettura”, possono essere molte e diverse tra loro, mai come in questo caso è lo stato d’animo dell’osservatore ad indirizzare il profondo pensiero artistico. Le sensazioni possono essere infinite, la tristezza, l’opprimente “peso” dell’attesa sono contrastati da sensazioni di romantiche malinconie, emozioni che nascono al cospetto del chiarore lunare.

Grimshaw amava particolarmente il Tamigi che appare spesso nelle sue opere. 
Molto apprezzato per i suoi paesaggi notturni, spesso illuminati dalla luna, si racconta che James McNeill Whistler, notissimo per le sue ambientazioni notturne abbia dichiarato: «Credevo di aver inventato io i notturni, ma non conoscevo ancora i dipinti immersi nella luce lunare di Grimmy».

venerdì 16 settembre 2016

Glossario dei termini tecnici, il Pastello.


Materiale da disegno consistente in bastoncini di pigmenti tenuti insieme da resina o gomma.

Si usa generalmente su carta e consente una varietà di effetti, da linee nitide a morbide ombreggiature.

La natura terrosa del pastello comporta un rapido deterioramento del prodotto finito, se non viene adeguatamente protetto.

Il pastello nasce in Italia nel sedicesimo secolo, limitato a soli tre colori: bianco, nero e rosso terracotta.

Il suo momento di splendore fu nel diciottesimo secolo nell’ambito della ritrattistica, e tornò di moda nel diciannovesimo secolo con le opere degli impressionisti.

Edgar Degas è uno degli esempi più importanti cosi come Jean-Etienne Liotard (nell’immagine “La cioccolata”)

 (Fonte : The art book)

martedì 13 settembre 2016

Pietas, Jan Fabre. Nell'omaggio a Michelangelo un''introspezione spirituale.


«Sono figlio di un comunista della classe povera e di una borghese fervente cattolica, sono stato battezzato ma non si poteva andare in chiesa. Mio padre non voleva sentire parlare di preghiere ma mia mamma la sera dopo cena mi leggeva brani tratti dalla Bibbia.
Sono sempre stato particolarmente legato al pensiero religioso e l’ho sempre affrontato con una grande curiosità e con assoluto rispetto»

Jan Fabre


Dal 1 giugno al 16 ottobre 2011, alla Nuova scuola di Santa Maria della misericordia a Venezia, Jan Fabre presenta un’opera che immancabilmente fa discutere.

Siamo nell’orbita della Biennale d’Arte nella città lagunare, Fabre rielabora la celebre opera di Michelangelo raffigurando la Madonna con un teschio e sostituendo la figura di Cristo con la propria persona, descrive se stesso in abiti eleganti e in stato di morte. Il corpo dell’artista è già in avanzato stato di decomposizione, ed è cosparso di insetti, farfalle e lumache, (animali che appaiono in modo ricorrente nelle sue opere e che mostrano la passione e gli studi di entomologia.

Nella mano destra abbandonata sul fianco trattiene, senza stringerlo, un cervello, simbolo del distacco della mente dal corpo.

L’opera, tacciata addirittura di blasfemia, è una complessa installazione. Per arrivare al Sogno compassionevole (PietàV) si deve percorrere un “viaggio” su una pedana dorata che rappresenta il cammino ultraterreno.



Sogno compassionevole (Pietà V)

 

Ci troviamo davanti a quattro sculture in marmo duro (La Pietà V è ricavata da un blocco di marmo di Carrara) che rappresentano i simboli del contatto tra l’uomo e la sfera ultraterrena.



Il primo incontro è Strumenti di pietà terroristica (Pietà I) La rappresentazione della croce di chiodi una visione pagana della religione (come afferma l’autore) che rimane lontana dalla spiritualità.


Strumenti di pietà terroristica (Pietà I)

 
 

Il secondo incontro è Tomba vivente (Pietà II) , la trinità è composta dalla croce avvolta dall’edera e una piccola chiocciola collocata sulla parte bassa del cervello. Qui viene rappresentata la visione cristiano-cattolica.

Tomba vivente (Pietà II)



Il terzo incontro Fontana della vita imitante la forma e lo stile della miniatura (Pietà III) incrocia il cervello con un bonsai chiaro riferimento allo scintoismo giapponese.


Fontana della vita imitante la forma e lo stile della miniatura (Pietà III)

 
 
 

Il Quarto simbolo è Ascesa delle pietre oracolari (Pietà IV), mostra il cervello e quattro tartarughe rovesciate che simboleggiano la religiosità indiana, cinese e della Grecia antica.


Ascesa delle pietre oracolari (Pietà IV)

 
 
Questo percorso porta all’opera più importante che, a detta dell’artista fiammingo, non vuole essere una provocazione ma che rappresenta il confronto e lo scontro tra la bellezza e lo spirito. L’immagine che appare fortemente controversa mostra l’atto naturale di una madre che è disposta a sacrificarsi pur di sostituirsi al figlio morto, il più grande gesto d’amore.