Matt
Haig sostiene che “se pensi che qualcosa
è brutto, stai guardando male”, il giudizio è dunque distorto? Solo
un’attenta osservazione ti fa notare particolari che ribaltano la prima
impressione?
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Edvard Munch – Abbraccio sulla spiaggia, 1904 – Olio su tela cm 90,5 x 195 – Alte Nationalgalerie, Berlino
Certo,
ogni giudizio è strettamente personale, ognuno “vede” con occhi diversi ma il
rischio è che ci si soffermi al primo sguardo e si giunga cosi ad una
conclusione affrettata.
Il
bello ed il brutto esistono nella misura in cui dobbiamo etichettare le nostre
emozioni, le nostre sensazioni.
Se
fossimo capaci di armonizzare i nostri “sguardi” dando valore alle nostre
percezioni allora ci accorgeremmo che ciò che ci circonda è molto di più di un
semplicistico “bello” o “brutto”.
Dunque
secondo il pensiero di Haig nell’arte non c’è niente di brutto, e su questo posso
essere d’accordo, ma si pone un problema, se non c’è il “brutto” non può
esserci nemmeno il “bello” (l’uno non esiste senza l’altro) cosa rimane?
Rimane
l’arte, l’arte non è bellezza estetica, e di conseguenza non è “bruttezza”,
l’arte è una condizione che trascende dai nostri vecchi, logori e limitati
canoni, l’arte è una proiezione spirituale, è un invito a spingerci in un
“luogo” di cui ignoriamo l’esistenza.
L’arte
è conoscenza, senza conoscenza non possiamo comprendere quello che l’artista
vuole rappresentare, spesso cerchiamo di scoprire quello che l’autore
dell’opera d’arte vorrebbe dirci, ma un artista non vuole dirci alcunché, apre
uno scenario complesso, apparentemente incomprensibile, sta alla sensibilità di
ognuno di noi e alle necessarie conoscenze, trovare il giusto percorso.

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