Una mia recente visita mi ha “detto” altro, la percentuale di amici e conoscenti che l’hanno visitata e che la trovano bella, se non meravigliosa, si avvicina al 99%, siccome faccio mia la frase (difficilmente attribuibile) “se piace a più del 30 % della gente non è arte”, ecco svelato l’arcano.
Scherzi a parte, tra i
numerosi luoghi d’arte e bellezza, che innegabilmente sono presenti, è la
decadenza culturale della nostra società ad emergere prepotentemente.
L’immagine in alto ci
mostra la rappresentazione delle quattro “Arti” (da sinistra, scultura, pittura,
musica e architettura) che fanno da cornice ad una frase emblematica: “L’antico centro della città da secolare
squallore a vita nuova restituito”, queste parole sembrano rappresentare l'esatto contrario di ciò che sta succedendo oggi, una sorta di via del ritorno, l’inversione di marcia sulla via di ciò che le arti volevano offrire.
Firenze, suo malgrado, è lo
specchio della decadenza della società moderna, di una cultura basata
sull’apparenza, sul consumo a “perdere”, sull’assenza di memoria, sulla
fugacità dell’approfondimento, sulla morte del pensiero critico.
Da cosa percepisco tutto
questo? Da molte piccole cose che spesso passano inosservate.
Dalle code (evitabili nel
2025) davanti a chiese e musei, al comportamento della gente all’interno di
queste strutture. Ma anche la città stessa è l’emblema di una decadenza figlia
dell’accidia amministrativa che si culla sugli allori di un lontano passato, il
rinascimento, termine che emerge ovunque, è scomparso da tempo.
Le strutture urbane sono decadenti,
marciapiedi e strade dissestati (se provate a far correre i vostri bagagli
sulle consuete “rotelline” vi accorgete che tutto fila liscio al massimo per
due o tre metri) ma a chi importa se l’afflusso è costante?
Firenze però non è un’eccezione,
è la regola che riflette l’intero paese, la società, ogni individuo che la
compone (con le dovute eccezioni) tutto cade, tutto regredisce.
Due esempi di ciò che
ipotizzo, nella Galleria degli Uffizi, davanti alla Primavera del Botticelli,
una ressa incredibile ne impedisce la visione, ognuno degli astanti ha un
telefonino in mano, tutti scattano fotografie pochi osservano con attenzione l’opera,
più della metà da le spalle al dipinto, il protagonista dello scatto non è
certo il quadro. Il culmine è raggiunto quando una ragazzina, giunta al
cospetto della celebre tela, si toglie la giacca e, seminuda si mette in posa
mentre le due amiche scattano foto a ripetizione.
L’atro esempio di
decadenza del pensiero lo troviamo davanti ad un’opera di Lorenzo Giannelli, a
fianco della Basilica di San Lorenzo, svetta una scultura imponente, (l’immagine
seguente ce la mostra) ai piedi dell’opera troviamo la descrizione, a fianco di
quest’ultima un rudimentale cartello scritto a mano sollecita, con un maldestro
tentativo di essere spiritoso, un intervento che metta: “un paio di mutande” atte
a ripristinare la decenza, detto in un periodo storico dove la decenza è
praticamente scomparsa aumenta l’effetto comico (si ride per non fare il
contrario).
La mia non è una critica, positiva o negativa dell'opera, il concetto è un altro.
Chiudo affidandomi alla
speranza di Antonio Paolucci che qualche anno fa diceva: “questo è
semplicemente un momento di oscuramento, durerà un secolo o forse due, poi, in
qualche parte del mondo nascerà un nuovo linguaggio, un nuovo rinascimento
artistico, sociale e culturale”.
Quando l'arte diventa mercato... Firenze, ma così Venezia, Roma, ad ottobre sono stato al lago di carezza, una perla della natura.... È tutto solo uno sfondo per i selfie, tanto da fare uscire l'orrido neologismo: istagrammabile...
RispondiEliminaPurtroppo tutto viene trasformato in uno palcoscenico atto ad esaltare il proprio ego, un luogo dove recitare una parte che non è mai la nostra. L'arte, la natura, ogni cosa viene fotografata ma non è la protagonista, si immortala un tramonto sul mare ma al centro ci siamo noi, un panorama mozzafiato in montagna con al centro il "fotografo" in pose improbabili, l'importante è poter dire "io cero", e certificarlo sui social ... istagrammabile, appunto.
EliminaCiao Aberto, grazie.