sabato 3 novembre 2018

L'intervento divino in aiuto al popolo eletto, i pennacchi della volta della Cappella Sistina. Michelangelo Buonarroti.


Tra le molteplici raffigurazioni bibliche rappresentate negli affreschi di Michelangelo Buonarroti, che troviamo nella Cappella Sistina e che la storia ha impresso nella mente di ogni amante dell'arte nella sua veste più splendente, un piccolo spazio meritano senz’altro i pennacchi che troviamo negli angoli laterali della volta.

Vengono rappresentati gli interventi di Dio in aiuto al popolo eletto, quattro episodi raccontati nell’antico testamento che mostrano l’intervento, indiretto ma decisivo, di Dio che muta il destino del suo popolo, quando tutto sembra perduto arriva l’aiuto dal cielo a rimettere sulla giusta via un popolo alla ricerca di sé. 



Giuditta e Oloferne



Posto nell’angolo superiore a sinistra, dove la volta incontra la parete d’entrata della Cappella Magna, questo affresco racconta della decapitazione di Oloferne, il tiranno che voleva la distruzione del popolo d’Israele.

La scena, pur essendo unica, si divide in tre precise sezioni: Giuditta e l’ancella, al centro, sono “catturate” nell'istante in cui fuggono dalla tenda del tiranno immediatamente dopo la decollazione, Michelangelo non ci mostra il volto di Giuditta che da una parte lancia un ultimo sguardo al cadavere di Oloferne e dall’altro sembra voler coprire la testa posta su un vassoio a sua volta posato sul capo della giovane complice.

Ai lati delle protagoniste vediamo, a destra, il corpo mutilato di Oloferne che orridamente appare in preda agli ultimi spasmi dove il movimento del braccio destro e della gamba sinistra rendono ancor più drammatica la scena.

 A sinistra, avvolta in una coltre innaturale, troviamo una guardia addormentata, anche se questo particolare sembra passare inosservato è forse proprio qui che appare evidente l’intervento divino atto a permettere a Giuditta di operare senza essere vista.


Davide e Golia




A destra in alto, guardando l'ingresso della cappella viene raffigurata la celeberrima scena dello scontro tra il giovanissimo Davide e il gigantesco ed esperto guerriero Golia.

Lo scontro è in atto, il gigante è caduto colpito dalla pietra scagliata da Davide con la fionda, che vediamo abbandonata a terra in primo piano.

Il futuro re d’Israele si appresta a tagliare la testa all’avversario.

La scena è resa più intensa dalla prospettiva che mette la base della tenda in alto dando l’impressione che i duellanti “cadano” verso lo spettatore che così viene coinvolto in questo momento storico di estrema importanza.

L’affresco viene messo in relazione con quello di fronte, Giuditta e Oloferne, che vede una giovane donna ed un ragazzino artefici della sconfitta dei tiranni nemici.

Un messaggio della Chiesa che sottolinea l’umiltà vincente contro la prepotenza della forza fisica.



Punizione di Aman




Dalla parte opposta, sopra l’altare e di conseguenza sopra il Giudizio Universale, vediamo a sinistra la Punizione di Aman.

In questo caso le scene sono effettivamente tre, a destra Assuero invia Aman, che è rappresentato nelle tre scene con una veste gialla, a prendere gli abiti regali per Mardocho, a sinistra Ester con uno stratagemma rivela ad Assuero la congiura di Aman verso il suo popolo che porterà il re persiano a condannare a morte lo stesso Aman.


Al centro l’esecuzione della sentenza, Michelangelo sostituisce l'impiccagione, nominata nella Bibbia, con la crocefissione, un’immagine che riporta inevitabilmente alla passione e morte di Cristo.



Il Serpente di bronzo



A destra per chi guarda l’altare maggiore l’ultimo dei “pennacchi”, il Serpente di bronzo.

Qui l’intervento di Dio non avviene per sconfiggere i nemici “esterni” che vogliono distruggere il popolo ebraico ma il nemico “interno”, lo stesso popolo va salvato da sé stesso e dalle sue derive.

Colpevoli di aver messo in dubbio la grandezza di Dio sono condannati da quest’ultimo ad un pena terribile, l’invio di serpenti velenosi con l‘incarico di uccidere i peccatori.

Mosè, che colto dall’ira chiede l’intervento divino per punire il suo popolo, si pente e forgia un serpente di bronzo che ha il potere di guarire chiunque lo guardi, mette così fine a quella che poteva essere la fine del suo popolo.

La metà destra dell’affresco è occupata dalle persone attaccate dai serpenti, si nota il drammatico turbinio scatenato dal terrore di chi viene morso.


La parte sinistra, più piccola, mostra il serpente di bronzo e chi, pentito di avere dubitato di Dio, guarisce, fisicamente e spiritualmente, volgendo lo sguardo verso il simbolo di salvezza. 



2 commenti:

  1. I pennacchi sono tra le cose che meno si notano nella Cappella Sistina.
    Bello leggerne le storie ed il loro senso.
    Grazie infinite Romualdo. Buona giornata!

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    1. Ciao Pia, la Cappella Sistina è un universo fatto di molteplici particolari, come dici benissimo tu i pennacchi si notano meno di altre scene più celebri.
      L'esiguo tempo concesso per le visite viene concentrato per ammirare il centro della volta ed il Giudizio Universale, con più tempo ed una conoscenza più approfondita (quest'ultima senza il primo è quasi inutile) si possono notare e "leggere" le infinite storie che prendono vita in questo meraviglioso luogo.
      Grazie a te, buona giornata.

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