sabato 17 novembre 2018

Il vento divino, John William Waterhouse.


Autore:   John William Waterhouse
 (Roma,1849 – Londra,1917)

Titolo dell’opera: Boreas – 1902 (1903)

Tecnica: Olio su tela

Dimensioni: 68 cm x 94 cm

Ubicazione attuale:  Collezione privata






Il mito e la religione.

Waterhouse è sempre stato “legato” artisticamente alla mitologia, al ciclo Arturiano, caro al movimento preraffaellita, e alle influenze poetiche di Shakespeare.

Boreas è tratto dalle narrazioni di Ovidio che racconta del vento del Nord, Boreas appunto, che con il proprio soffio seduce la ninfa Orizia.

Il titolo non da nessuna possibilità di altre interpretazioni, più o meno fantasiose, ma non impedisce alcuni interessanti spunti.

Uno di questi è la lettura in chiave religiosa, la vergine Maria concepisce il figlio di Dio per mezzo dello Spirito Santo.

Luigi Senise, divulgatore e storico dell’arte, mette in relazione un particolare interessante, all'orecchio della giovane donna  troviamo un giglio che notoriamente rappresenta la purezza, l’orecchio è il “varco” attraverso il quale Maria  accoglie il dono divino tramite lo Spirito Santo, il cerchio si chiude citando L’infanzia di Gesù che sottolinea la “conceptio per aurem”.

Il vento gonfia l’abito che prende la forma di un grembo materno dal cui apice sinistro spunta la sagoma di un corvo, quest'ultimo è un simbolo nefasto, portatore di notizie negative, di lutto e cordoglio, il che può far pensare al terribile futuro del figlio appena concepito.

Queste interpretazioni sono legate anche al fatto, tutt’altro che secondario, che il pittore è nato a Roma e le influenze, artistiche e religiose, hanno sicuramente svolto un ruolo fondamentale, Waterhouse ha sempre ammesso lo stretto legame che lo univa all'Italia nonostante il ritorno in Inghilterra quando era ancora bambino.

Uscendo dalle affascinanti interpretazioni e concentrandoci sull'aspetto visivo dell’opera, non possiamo non ammirare il meraviglioso “gioco” cromatico, il blu del vestito spicca tra il turbinio dell’erba e dei fiori scossi dal vento e fa da cornice allo stupendo viso della donna (è solamente la manica ma è questo particolare che le"illumina" il volto)

Naturalmente è proprio il volto a catturare l’attenzione, l’espressione della fanciulla è un’infinita rappresentazione degli stati d’animo che la donna vive nell’incontro con lo spirito superiore.

La data del dipinto non trova l’unanimità, alcune fonti parlano del 1902 altre, la maggioranza, verte sul 1903. Quest’opera di Waterhouse è tornata alla luce negli anni novanta dopo un lunghissimo oblio ed è stata battuta all’asta per una cifra superiore al milione e duecentomila euro.

Tutt’ora è parte di una collezione privata.

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