martedì 17 marzo 2015

Greensleeves, dalla leggenda della tradizione popolare alla magia di Rossetti.


 
 
La leggenda vuole che l’autore del brano sia nientemeno che Enrico VIII d’Inghilterra, l’avrebbe scritto per la sua futura moglie, Anna Bolena. Si narra che quest’ultima coprisse una leggera malformazione della mano con delle lunghe maniche, da qui il titolo Greensleeves, “maniche verdi”.

Nella realtà l’autore rimane anonimo e pare che il brano sia stato scritto verso la fine del XVI secolo, quindi successivo alla morte di Enrico stesso, e che il titolo sia una modifica di un precedente Greenleaves “foglie verdi”.

La canzone, come tutti i canti di tradizione popolare è tramandata quasi esclusivamente per via orale, rare le trascrizioni in forma di manoscritto.

Non esiste copia del documento che testimonia l’effettiva nascita del brano ma sembra che il 1580 sia l’ufficiale anno di registrazione del debutto con il titolo di “A New Northern Ditty of the Lady Green Sleeves”.

Le prime tracce scritte si trovano nel 1584, ne “Le allegre comari di Windsor” di Shakespeare (1602) un personaggio cita per due volte “Greensleeves”.
Con il tempo le versioni musicali e il testo sono cambiati, molte le modifiche sia tecniche che strutturali, in circolazione si trovano testi anche molto diversi tra loro, oltre alla lunghezza cambia anche la sostanza.

Musicalmente viene mantenuta la struttura della ballata irlandese, anche se alcuni musicologi notano un’influenza melodica italiana, negli anni si sono moltiplicate le versioni più disparate, oltre alla versione classica si aggiungono i “formati” rock e metal.

Di ottimo livello la versione di Lorena McKennit, e di grande fascino l’esecuzione del gruppo tedesco Gregorian, e poetico il brano di “Celtic Leadies”(proposto nel video).

Svariate e spesso interessanti versioni eseguite al pianoforte, flauto, arpa ecc.





Volevo segnalare anche un dipinto dedicato a Lady Greenleedes di Dante Gabriel Rossetti.

Nel dipinto si nota la stoffa verde che ricopre il braccio destro della donna quasi a coprirlo, mentre l’altro braccio è completamente libero, Rossetti non indugia sulla malformazione presunta ma concentra l’attenzione sul viso elegante e risoluto della graziosa dama.

Lo sfondo completamente nero fa da cornice all’assoluta protagonista del quadro, opera impreziosita dal bellissimo gioco floreale in primo piano.

 
 
 
 

My Lady Greensleeves - D.G. Rossetti, olio su tela, cm 33.02 x 27,31.
Fogg Art Museum, Cambridge, Massachusetts, USA
    

6 commenti:

  1. Bellissima la donna del quadro. Lineamenti giovani, pieni, uno sguardo dolce e impenetrabile. E la ballata del video ne è la cornice perfetta con il suono dell'arpa celtica e quella voce cristallina che cattura. Mi sono immaginata che fosse la voce della donna del quadro.
    P.S. - Ho cancellato perché c'era un vistoso errore di battitura.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ciao Ambra, bella l'idea che sia la dama ritratta nel quadro a dare voce alla canzone, trovo che la magia e la poesia del brano si ritrovino perfettamente nel dipinto di Rossetti.
      Grazie Ambra, buona giornata.

      Elimina
  2. I brani tradizionali spopolano nel metal, il folk metal è uno dei miei generi (anche se quasi mai mi piace suddividere la musica in generi) preferiti! E da qualsiasi zona del mondo arrivino, spesso suonano molto italiani! Evidentemente arriviamo tutti dalla stessa terra... ;-)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ciao Anna, la nostra bistrattata Italia ha spesso influenzato il mondo dell'arte, la pittura e la musica testimoniano quanto il nostro paese ha dato, e continua a dare (nonostante i numerosi ostacoli posti da chi dovrebbe fare il contrario) idee e "genio" a tutto il mondo.
      Grazie e buona domenica.

      Elimina
  3. È meraviglioso il dipinto di Rossetti.
    Non sapevo l'origine di questa ballata. La conosco e mi piace tantissimo!
    Grazie Romualdo, sei sempre super per me.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ciao Pia, una canzone che mi ha sempre affascinato indipendentemente dalla versione ascoltata, naturalmente più ci si avvicina alla melodia conosciuta a fine 500, più si sente la poesia.
      Rossetti riesce a "costruire" il fascino e la magia del brano in questo favoloso dipinto mantenendone la musicalità.
      Ti ringrazio per i tuoi bellissimi complimenti, che spero di meritare anche in futuro.
      Un abbraccio, a presto.

      Elimina