martedì 28 febbraio 2017

La crisi morale, Marc Chagall


«Qualora ci sia mai stata una crisi morale questa è stata una crisi del colore, della materia, del sangue e dei loro elementi, delle parole e dei toni, di tutte quelle cose con le quali si crea un’opera d’arte nonché una vita.
Infatti anche ricoprendo la tela di pesanti tratti di colore, indipendentemente dal fatto che così facendo siano riconoscibili o meno i contorni, e perfino qualora ci si serva della parola e dei toni, non ne deriva necessariamente un’autentica opera d’arte».

MARCH CHAGALL


Tutte le componenti artistiche, la pittura in particolare, sono lo specchio di un malessere critico, il riassunto di ciò che viviamo ogni giorno.

Il sintomo di quello che avverrà a breve, perché le arti nel loro preannunciare il futuro ci raccontano, senza maschere illusorie, la vera essenza spirituale e materiale del nostro essere.

Non sono dunque gli strati "di colore", spesso abbaglianti, a decretare una metaforica opera d'arte.

 
 

Marc Chagall - Adamo ed Eva (la tentazione) 1912.
 Olio su tela cm. 160,5 x 109
St. Louis Art Museum, St. Luis

 

venerdì 24 febbraio 2017

Proiezione futura, George de La Tour.


I particolari di un dipinto possono dare spunti interessanti quando si “staccano” dal contesto dell’opera stessa.

Questa tela  di George de La Tour viene scoperta nel 1945 in una piccola chiesa a Bois-Anzeray minuscolo paesino francese dell’alta Normandia.

Il dipinto ci racconta di un San Sebastiano morente che viene soccorso da Irene che, intervenuta per dargli una dignitosa sepoltura, si accorge che l’uomo non è morto.

Ma è il dettaglio della donna in terzo piano con il velo blu che mi spinge a fare una riflessione. Delle quattro donne è l’unica rimasta, anche solo parzialmente in ombra, inoltre sembra distaccarsi dall’azione di soccorso e si dedica alla preghiera forse convinta che il giovane sia deceduto.

Il velo dal colore del cielo viene dipinto con una tecnica che si scosta dal resto dell’opera, le linee morbide dei contorni delle figure, che trasmettono un senso di quiete malgrado la situazione sia drammatica, trovano un’essenzialità nel tratto del velo stesso che ricorda le classicità di Bartolomeo Suardi più noto con il nome di Bramantino.

L’essenza tridimensionale della donna in preghiera ci proietta direttamente alla pittura metafisica e al Cubismo quasi ad anticipare di più di due secoli quella che sarà una svolta epocale per l’arte, considerando che il dipinto di de La Tour è datato 1649.



Geoge de La Tour - San Sebastiano curato da Irene, 1649. Olio su tela cm. 167 x 130
Musèe du Louvre, Parigi



lunedì 20 febbraio 2017

I segni del tempo, Alberto Burri.

Autore:   Alberto Burri
 
Titolo dell’opera:  Sacco – 1954
 
Tecnica:  Tela ruvida, lino, olio e oro su tavola
 
Dimensioni: 33 cm x 38 cm
 
Ubicazione attuale:  Collezione privata
 
 
 
 
 
Materiali consumati dal trascorrere del tempo e destinati ad essere buttati, a trasformarsi in rifiuti.
Burri li raccoglie, scarti lacerati e in disfacimento vengono ricuciti e dipinti e benché ancora in condizioni tutt’altro che ottimali, riprendono vita.
Forse l’esperienza di medico nell’esercito durante la seconda guerra mondiale, dove giornalmente si confrontava con feriti di ogni genere tra bende insanguinate e lacerazioni di qualsiasi “forma” e gravità, ha contribuito all’influenza della futura carriera artistica.
Il materiale grossolano e le cuciture sommarie aggiunte ai vistosi strappi creano un confronto-scontro tra la bellezza della ricostruzione e il decadimento dei materiali stessi.
Chi si accinge a “guardare” quest’opera ne può essere disorientato, le reazioni vanno dallo sdegno iniziale al desiderio di comprenderne il significato, è comunque quasi impossibile restarne indifferenti.
 
 

giovedì 16 febbraio 2017

Il libro ci svela che tutto è possibile, Vincenzo Agnetti.






Nel 1969 Vincenzo Agnetti da vita alla prima versione di quella che possiamo considerare la sua opera più nota “Libro dimenticato a memoria”.


Il volume di grandi dimensioni (70x50 cm) è composto da una copertina in tessuto ed è correlato da due nastri segnalibro.


Ma sono le pagine che orientano il pensiero o il messaggio di Agnetti, i fogli sono bianchi, o per meglio dire la parte che normalmente è dedicata alla parola è assente, è stata asportata e al suo posto troviamo uno spazio vuoto.


Non si tratta di una forma di censura anzi, lo spazio e la profondità ci mostrano il luogo ideale, il posto dove possiamo vedere, creare e ipotizzare qualsiasi cosa, un luogo dove tutto è possibile, dove si affaccia l’infinito.


In quello spazio siamo messi nella condizione di immaginare e di dimenticare allo stesso tempo, dove la memoria è dimenticabile, dove il passato viene lasciato alle spalle, il presente c’è per un istante e poi svanisce, dove il futuro possiamo immaginarcelo o costruircelo senza alcun limite di spazio e di tempo.



domenica 12 febbraio 2017

La tutela dell'arte e l'alternativo angolo di visione. Christo e Jeanne-Claude.


Scultori ma soprattutto autori di famose installazioni temporanee, Christo and Jeanne Claude (binomio artistico composto da Christo Javachef o Yavachev e dalla moglie Jeanne-Claude Denat de Guillebon) sono noti per gli “impacchettamenti” di oggetti di varie forme e dimensioni.

Ma sono soprattutto i monumenti e i luoghi simbolo di molte città in giro per il mondo l’obbiettivo principale della coppia.

In queste immagini vediamo uno dei principali simboli di Parigi, il Pount Neuf.
Siamo nella capitale francese nel settembre del 1985.

Il ponte è completamente ricoperto da teli e corde che lo avvolgono quasi a proteggerlo dalle minacce esterne.

Rivestendo la struttura Christo richiama l’attenzione di chi lo osserva il ponte o semplicemente lo utilizza. Gli artisti vogliono mettere in evidenza le forme architettoniche, i dettagli della struttura e allo stesso tempo creano un misterioso e imponente oggetto d’arte.

L’evento che si consuma in pochi giorni serve a sottolineare la fondamentale importanza dell’impegno di tutti riguardo la tutela dei monumenti storici e dell’arte in generale.

Christo e Jeanne-Claude inoltre ci invitano a guardare i vari oggetti e le loro trasformazioni in modo diverso da come siamo abituati a fare.

 
 
(le immagini sono prelevate dal web)

mercoledì 8 febbraio 2017

Il "magico" mondo di Susanna, Albrecht Altdorfer.


Autore:   Albrecht Altdorfer
 
 Titolo dell’opera: Susanna al bagno – 1526
 
 Tecnica: Olio su tavola
 
 Dimensioni: 74,8 cm x 61,2 cm
 
Ubicazione attuale:  Alte Pinackothek, Monaco.



 
 

 
Una versione del tutto originale del racconto biblico che narra della bella Susanna che si accinge a fare un bagno, due vecchi prima la spiano mentre si spoglia poi si fanno avanti con proposte indecenti, al rifiuto della giovane i due, che da poco sono stati nominati giudici, l’accusano pubblicamente.

Susanna viene portata davanti al tribunale dove è condannata di adulterio e messa a morte tramite lapidazione. L’intervento del profeta Daniele scongiura l’ingiustizia e smaschera i vecchi calunniatori.
L’episodio qui raccontato lascia però i protagonisti a margine del dipinto.
Altdortfer “utilizza” la storia di Susanna come pretesto per mettere in mostra il talento nell’eseguire le forme architettoniche del lussuoso ed elegante palazzo.
In basso a sinistra viene ambientata la scena sopra descritta, notiamo che Susanna non sta facendo un bagno, si limita ad un pediluvio e mostra solamente uno scorcio delle gambe. Accanto al gruppo di giovani donne c’è in effetti una vasca come a dirci che Susanna si sarebbe apprestata a fare il fatidico bagno non appena l’osservatore se ne fosse andato.
Dietro il boschetto si vedono a stento i due vecchi che spiano la fanciulla ma sono relegati ad una parte di poco conto.
Non c’è nessun’altro accenno al resto della storia a dimostrazione che il pittore di Regensburg mirava a mostrare altro.
Tra le molte cose che si notano spicca l’ancella che si avvia a salire le scale con in mano un giglio, rappresentazione della purezza.
Ma è impossibile osservare il dipinto senza rimanere incantati dal palazzo che maestoso si erge fino a lambire il cielo, stupendo l’effetto del cielo stesso e incantevole la sfumatura delle nuvole a creare un vortice suggestivo.
Il grande albero a sinistra copre l’intero lato del quadro e sale facendo da cornice all’opera, la rocca e il castello alle spalle del palazzo e soprattutto il paesaggio sullo sfondo che si allontana  fino alle maestose montagne, sono il completamento di un’opera di grandissimo fascino dove il talento artistico si accompagna alla bellezza assoluta del mondo fantastico di Altdorfer.

Particolare dell'opera che mostra l'evento legato al titolo
 

sabato 4 febbraio 2017

Il concetto o la tecnica? Meglio entrambi ma se ...


«Se la tecnica è ottima ma l’idea non lo è, l’opera sarà scadente. Se l’idea è ottima ma la tecnica scadente l’esito dipenderà dal livello dell’idea stessa»
Flavio Caroli
Lucio Fontana - Concetto spaziale, Attese



Il concetto è più importante della tecnica?

Le parole del noto storico dell’arte possono far discutere, possiamo essere d’accordo o meno ma se danno la possibilità di discutere in modo costruttivo di cosa sia fondamentale nell’arte allora l’obbiettivo è raggiunto.

La pittura contemporanea, in particolare il movimento “concettuale”, ha dato un impulso decisivo alla “visione” artistica nel suo insieme, andando oltre i canoni fino ad allora riconosciuti.

Naturalmente nessuno vuole mettere in discussione il talento tecnico e di "pensiero" dei grandi artisti del passato ma nelle grandi opere troviamo sia la tecnica che il concetto. Infatti in presenza di entrambi nasce il capolavoro ma se l'una o l'altro sono carenti?

La domanda resta attualissima, forse la risposta la darà il tempo, o forse no.


Marcel Duchamp - The bride tripped

mercoledì 1 febbraio 2017

Edgar Lee Master, estratto da "Antologia di Spoon River.

Johan Barthold, Chiaro di Luna sul Canale, 1876




Questi versi fanno parte della nota raccolta di Edgar Lee Master “Antologia di Spoon River”. Ritratti di personaggi reali sottoforma di epitaffio.

Pur estratta dal contesto della raccolta stessa questa poesia ci trasmette, condensandole in poche righe, un’infinita serie di forti sensazioni e contrastanti emozioni.

 Elsa Wertman
Ero una giovane contadina tedesca,
occhi azzurri, rosea, felice e forte.
Il mio primo lavoro fu da Thomas Green.
Un giorno d’estate che lei non c’era
lui si infilò in cucina e mi prese
tra le braccia e mi baciò sulla gola,
mentre scostavo il viso.
Poi nessuno di noi sembrò accorgersi di quanto accadeva.
E piansi per quel che sarebbe stato di me.
E piansi ancor più quando si cominciò a vedere il mio segreto.
Un giorno la signora Green disse che sapeva, e non mi avrebbe fatto storie,
e non avendo figli, l’avrebbe adottato.
(per tenerla buona lui le aveva regalato una fattoria)
Così si chiuse in casa e sparse la voce, come se fosse successo a lei.
E tutto andò bene e nacque il bambino. Furono tanto buoni con me.
Più tardi sposai Gus Wertman, e gli anni passarono.
Ma a un comizio quando gli altri credevano che mi commovessi per l’oratoria di Hamilton Green, si sbagliavano.
No! Avrei voluto dire: Quello è mio figlio! Quello è mio figlio!