martedì 15 novembre 2016

La grande presenza della Vergine. Fernando Botero.


Autore:   Fernando Botero

Titolo dell’opera: Signora di Cajica – 1972

Tecnica: Olio su tela

Dimensioni: 234,5 cm x 182 cm

Ubicazione attuale:  Collezione privata.
 
 
 



Lo stile inimitabile di Botero si ripresenta in quest’opera di grandi dimensioni.
L’immagine universalmente conosciuta della Madonna che tiene tra le braccia il figlio viene rappresentata come un’enorme figura che prende inevitabilmente il sopravvento sulle minuscole figure in secondo piano.


La maestosità della Vergine è evidenziata anche dal serpente intrappolato sotto i piedi, il rettile appare lungo in modo innaturale tanto da creare l'idea della grandezza della protagonista.

Dietro la figura di Maria lo scenario si presenta su tre livelli, l’arco di nuvole in alto si presenta cupo e minaccioso ma ad alleggerire la “pressione” ecco comparire una mano che porge un fiore quasi ad offrire un simbolo di pace.
Dietro la prestante figura troviamo la folta chioma di un albero, dove sbucano i volti di minuscoli personaggi, osserviamo oltre ad un angelo, santi, suore, frati ed alti prelati, da notare due frutti che cadono dall’albero, forse due mele, richiamo al peccato originale.
Il livello inferiore ci presenta un paesaggio lontano, raffigurazione del mondo che trova beneficio dallo schiacciamento del serpente per mezzo di Maria.
Una ricostruzione che va oltre gli schemi canonici pur mantenendo intatte le linee dettate dai vangeli.
Botero, nato in Colombia, si misura con l’immagine della Madonna, considerata senza dubbio alcuno la figura religiosa più importante dell’America latina.

sabato 12 novembre 2016

Chagall e Picasso, l'incontro e lo scontro.


«Che genio era quel Picasso ... peccato che non abbia dipinto nulla»

Marc Chagall


Una curiosa interpretazione del mondo, artistico e non, di Pablo Picasso. Chagall, che conosceva bene il pittore spagnolo, non ha mai nascosto il suo distacco dall’arte del padre del cubismo, non si è mai tirato indietro quando si presentava l’occasione di criticarne le opere.

La frequentazione dei due ha comunque prodotto un confronto, Picasso e Chagall hanno spesso discusso di “arte” ma spesso in una sola direzione, infatti lo schema era sempre, o quasi, lo stesso, davanti alle opere di Picasso Chagall tendeva a smontarne il senso, criticando il concetto e le tecniche che costruivano la trama dei quadri del pittore di Malaga, immancabili le risposte di Picasso che interveniva con un semplice ed efficace: “perché no?”.

In fondo però la frase di Chagall  nasconde un’ammirazione per il collega, difficile non provare stima di una persona che viene considerata “geniale”.

Forse l’artista bielorusso si riferiva all’assenza, nell’arte dell’amico-rivale,  di quella poesia che si evince sistematicamente nelle sue opere.

D’altro canto Chagall ha sempre sottolineato quanto la propria arte non sia destinata all’uomo ma agli angeli.

Al contrario Picasso ha sempre “camminato” nella direzione opposta, facendo della denuncia sociale e dell’introspezione umana un suo marchio di fabbrica. Anche se ha rappresentato tutto questo in un modo alternativo ai canoni esistenti e proiettato in un futuro forse mai compreso nella sua unicità.

I due hanno raccontato se stessi partendo da basi differenti e percorrendo strade che, pur portando nella stessa direzione, attraversavano territori diversamente straordinari.

Ma la domanda conclusiva è: erano veramente così distanti?



 
Pablo Picasso - Maternità

Marc Chagall - Il pittore e la sua fidanzata

mercoledì 9 novembre 2016

Glossario dei termini tecnici, Stampe.


Le stampe possono essere prodotte con numerose tecniche, tra cui xilografia, puntasecca, acquaforte, serigrafia, litografia.

Le matrici di stampa possono essere in rilievo, come nella xilografia, in cui sono rimosse le parti escluse dal disegno e solo quello che rimane viene inchiostrato (un esempio la prima immagine, K. Hokusai – Il monte Fuji in una bella giornata di brezza).

Possono anche essere  incise direttamente sulla lastra metallica nella puntasecca o per mezzo di un acido nell’acquaforte (seconda immagine J. Mirò - Lavis).

Nella serigrafia, e analogamente in altre forme di stampa retinata, il colore passa attraverso le aree non mascherate di un tessuto di seta teso su un telaio.

Nella litografia, il disegno è tracciato con matite litografiche grasse su una lastra di pietra che, bagnata, accetta l’inchiostro solo sulle parti così trattate.


(Fonte : The art book)

domenica 6 novembre 2016

La Pietà è ... William Blake.


Autore:   William Blake

Titolo dell’opera: Pietà – 1795

Tecnica: Acquerello e inchiostro su carta

Dimensioni: 42 cm x 54 cm

Ubicazione attuale: Tate Gallery, London.
 
 


«La pietà, come un neonato nudo, cavalcando l’uragano, o i cherubini celesti, in arcione …»

Il brano è tratto dall’opera di Shakespeare Macbeth, e riflette la visione personalissima di Blake, un’interpretazione mistica che mescola la realtà e l’immaginazione facendone una cosa sola.

In un’atmosfera dove il sogno sembra avere il sopravvento troviamo una giovane donna apparentemente senza vita, sdraiata con le mani incrociate e adagiate sul cuore.

La folta chioma funge da cuscino ma è l’innaturale posizione della testa a dirci che è andata oltre il sonno terreno.

Sopra la fanciulla inerte troviamo due cavalli che corrono sostenuti da cupe nubi cariche di pioggia, a guidare i cavalli ci sono due donne, una delle quali guarda in basso tenendo tra le mani, con estrema delicatezza, un neonato.

In quest’opera troviamo espressamente “raccontata” la convinzione del pittore che vedeva lo spirito prevalere sul mondo materiale, la dimensione onirica sulla realtà di tutti i giorni. Blake sosteneva che il vero artista era a tutti gli effetti un profeta, perché era in grado di “vedere” oltre il consueto, l’artista era dotato di un’intuizione addirittura divina.

L’accostamento con Shakespeare è tutt’altro che marginale, oltre al diretto contatto con i versi del “Bardo”, Blake tramuta il colore in poesia, così come poetica è la concezione della sua pittura che ci trasporta in luoghi altrimenti inaccessibili.

mercoledì 2 novembre 2016

Arte provocatoria, opportunismo di cattivo gusto o denuncia sociale? La fotografia di Vasil Germanov.


Provocazione fine a se stessa, cattivo gusto, arte spinta al limite o denuncia sociale?
Le fotografie commissionate dalla rivista bulgara Twelv hanno fatto (e fanno tutt’ora) discutere l’opinione pubblica.

Sei modelle sono state immortalate dal fotografo Vasil Germanov che “descrive” la violenza domestica a cui sono sottoposte molte (troppe) donne nel mondo.

Molti si sono chiesti se l’utilizzo di belle modelle permettesse di centrare il punto, per alcuni sarebbe stato tutto più credibile se a posare fossero state delle donne “normali”.

Altri come Alison Meldrum, una militante contro la violenza domestica e organizzatrice di campagne di denuncia contro la violenza sulle donne ha criticato aspramente il metodo, la stessa Meldrum  ha spiegato: ” La violenza è già molto forte nei rapporti adolescenziali. Questo tipo di perversione mascherata come ‘arte’ è molto preoccupante”.

La rivista bulgara ha dichiarato che la bellezza e la cura nel look delle giovani donne riesce a colpire con più incisività l’osservatore e che le polemiche non possono che aiutare a far conoscere il dramma personale di molte donne.

Resta senza dubbio l’efficacia della campagna messa in atto anche se non si può escludere in modo assoluto un lancio pubblicitario per promuovere la rivista.
Forse, se entrambe le cose si sono avverate, non tutto è da considerare negativo. Questo non toglie la delicatezza dell'argomento che va trattato con intelligenza per evitare che qualcuno fraintenda il messaggio.




 
 




 
 

lunedì 31 ottobre 2016

L'amore impossibile, Gustave Moreau.


Autore:   Gustave Moreau

Titolo dell’opera: Galatea – 1880

Tecnica: Olio su tavola

Dimensioni: 85 cm x 67 cm

Ubicazione attuale:  Collezione privata
 
 
 
 


La ninfa Galatea è seduta completamente nuda in un atteggiamento sensuale e languidamente provocatorio.
Sembra che finga di dormire sapendo perfettamente di essere osservata.

La scena si svolge all’interno di una grotta “arredata” con coralli, anemoni e un’infinità di altre specie marine.

Il corpo della nereide è illuminato da una luce ultraterrena, i capelli sono una cascata d’oro che sembra perdersi nell’inconsueta flora acquatica che vive nella grotta. Inusuale per via della grotta “terrestre”, ambiente invece consueto per una ninfa del mare.

All’ingresso della caverna vediamo il volto pensieroso di Polifemo che ammira la bellezza della ninfa sapendo che il proprio amore non sarà ricambiato.

Dipinto tratto dalla mitologia greca che racconta dell’ossessione del ciclope per la bellissima Galatea, amore che non potrà mai essere tale considerando che la ninfa è innamorata di Aci, un giovane bellissimo che lo stesso Polifemo uccide in un impeto di gelosia.

Galatea trasforma così il sangue di Aci in una sorgente, trasformandolo in un Dio fluviale. Chissà che Moreau non abbia voluto unire i due amanti raffigurando un fiume dorato che scaturisce dai pensieri della giovane.
 
 

mercoledì 26 ottobre 2016

Glossario dei termini tecnici, Sfumato.



Passaggio graduale di toni e colori in modo da fonderli uno nell’altro con un effetto nebbioso.

Definito da Leonardo da Vinci: "senza linee ne confini, come fumo".

Leonardo stesso fu maestro di questa tecnica, come dimostrano le morbide sfumature, tra luci e ombre, nella Gioconda (nell’immagine).


(Fonte : The art book)

sabato 22 ottobre 2016

I primi istanti, Rineke Dijkstra.

Qualche settimana fa ho pubblicato una serie di immagini dedicate alle figure della madre con il proprio figlio nella pittura dal medioevo ad oggi.

Dipinti che riproducono l’unità tra le due figure ammantando il tutto con un velo di poesia.

Ora voglio proporre lo stesso soggetto “raccontato” con altri mezzi artistici: la fotografia e la performance, o se vogliamo la cattura di un istante.



Il lavoro raffigurato nell’immagine è dell’artista olandese Rineke Dijkstra, il famoso fotografo ha immortalato le prime ore dopo il parto, i primi istanti dell’incontro tra il figlio (o la figlia) e la madre.

Questa fotografia fa parte di una serie dedicata appunto alla maternità.

Apparentemente senza quell’aura di poesia che contraddistingue lo stesso soggetto nella pittura, quest’immagine ci propone la parte più vera, l’aspetto più realistico di quegli istanti.

La donna è praticamente nuda, l’ambiente è asettico, neutrale, Dijkstra non fa alcun tentativo di messa in scena, vuole solo mostrare l’aspetto, l’esperienza (anche se non diretta) del parto e lo fa spiazzando l’osservatore.

Il volto della giovane donna è provato dalla fatica ma trasmette un senso di grande serenità, il corpo mostra i segni dell’evento e lo slip monouso (unico indumento indossato) mette in mostra la fragilità emotiva del momento.

Ma alla fine tutto sembra trovare la propria collocazione, gli sforzi, le inevitabili difficoltà e sofferenze trovano il giusto premio nel frutto di tale sforzo, fisico e psicologico.

Bellissimo il gesto di protezione della madre nei confronti del piccolo appena nato.

Un’immagine che a prima vista sembra appunto privata di quella poetica cara alla pittura, ci mostra quella che possiamo tranquillamente definire l’essenza stessa della poesia.