Cosa accomuna l’olandese Vincent vanGogh, l’italiano Amedeo Modigliani, l’americano James Whistler e lo spagnolo
Pablo Picasso?
![]() |
Vincent van Gogh, Albicocchi in fiore |
Quali sono gli elementi che hanno
riunito personaggi di diverse nazionalità ed estrazione sociale quali Manet, figlio
di un magistrato, Degas, di un banchiere, Morisot, figlia di un prefetto,
Pissarro, di un commerciante, e Cassatt di un agente di cambio? Tutti si sono
dedicati alla pittura, ma non basta a creare un gruppo cosi omogeneo e
straordinario. La vera risposta è Parigi, la loro città di nascita o di
adozione, che li ha segnati profondamente e può essere considerata il cuore
dell’arte mondiale tra il 1860 e il 1920, un’epoca che pone le basi dell’arte
moderna.
Ogni epoca ha avuto la sua città
simbolo, Atene con Pericle, Firenze con i Medici e quello che fu Venezia nel
settecento o New York ai nostri giorni lo era Parigi nella seconda metà
dell'ottocento.
Dopo il colpo di stato del 1851,
Napoleone III promuove il piano urbanistico di Eugène Haussmann che cancella
interi quartieri trasforma Parigi in una metropoli con ampi viali (i famosi
Boulevard) su cui si affacciano lussuosi e raffinati locali notturni.La guerra contro i Prussiani del 1870, la sconfitta militare, l’abdicazione
![]() |
Edouard Manet, Il balcone |
Anche in campo artistico c’è bisogno
di radicali cambiamenti: sino ad allora un pittore poteva avere successo solo
se venivano accettati i suoi lavori al Salon, un istituzione nata nel XVI
secolo come luogo d’esposizione prima dell’Accademia Reale Francese.
Contro questo sistema assolutamente
conservatore si muovono alcuni giovani artisti desiderosi di dipingere
all’aperto la vita moderna a diretto contatto con la natura.I futuri impressionisti hanno alle spalle diverse esperienze scolastiche e famigliari e si incontrano negli atelier e nei caffè. Nel 1874, nei locali del fotografo Nadar, tengono la prima delle loro otto mostre: non si danno alcun nome e si riuniscono sotto il nome di “Société Anonymes des Artistes”, è il critico Louis Leroy che prendendo spunto dal titolo di un dipinto di Monet li battezza “impressionisti”, un appellativo usato in senso dispregiativo, sinonimo di superficialità, ma che è destinato ad entrare nella storia.
![]() |
Mary Cassatt, The Boating Party |
Il gruppo appare omogeneo solo in
apparenza, ciascuno segue un’evoluzione autonoma specializzandosi nei ritratti
o nei paesaggi, raccontando il mondo raffinato della borghesia o il duro lavoro
dei contadini e degli operai.
Naturalmente le loro opere sono
rifiutate, incomprese e derise: pochi mercanti d’arte, primo tra tutti Paul
Durand-Ruel, e un numero limitato di collezionisti, credono nella qualità di
questi dipinti.
Il tempo darà loro ragione: i critici
rivedono i loro giudizi e in pochi decenni i quadri degli impressionisti
diventano famosissimi, tanto che a distanza di un secolo sono stabilmente
entrati nell’immaginario collettivo e vengono letteralmente pagati a peso
d’oro: due quadri di Van Gogh, uno di Renoir e uno di Cézanne, hanno superato
(ultimi anni del XX secolo) l’incredibile cifra di cento miliardi di Lire.
Prima dell’impressionismo la pittura
era disciplinata dalle regole della prospettiva,che metteva in primo piano il
disegno e la necessità di razionalizzare lo spazio. Questi principi, rispettati
per secoli, sono messi in discussione dagli impressionisti ed è questa “insubordinazione”
e non la presenza di nudi, a scatenare le ire dei giudici del Salon, le
incomprensioni della critica e la derisione del pubblico.![]() |
Paul Cezanne - Il buffet |
Le pareti del Salon erano piene di tele dai soggetti mitologici, biblici o storici, ben più sensuali e provocanti dei loro. I fattori che determinano la carica eversiva di queste opere sono la nuova disposizione dello spazio e l’uso rivoluzionario dei colori, che più di qualsiasi altro aspetto tecnico concretizzano il netto distacco dalla tradizione accademica.
![]() |
Federico Zandomeneghi, La place d'Anvers |
All’armonia della composizione, creata
attraverso il disegno, sostituiscono il senso del ritmo, dato dai contrasti o
dagli accostamenti, sempre più liberi, dei colori.
(continua)
(continua)