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sabato 4 maggio 2019

Introspezione, il viaggio, la fuga e il ritorno alle origini, Shaun Gladwell


Due automobili identiche percorrono la stessa strada, a sinistra in una giornata soleggiata, a destra l’auto si dirige verso un’imminente tempesta dove il cielo carico di nubi minacciose si fonde con la polvere che si alza dalla strada.


Interceptor Surf Sequence è l’opera dell’artista australiano Shaun Gladwell, che ci spinge ad un’introspezione per mezzo di due fondamenti della vita quotidiana, il viaggio (reale o metaforico) e la lentezza che si afferma come l’ideale contrario della frenesia del XXI secolo.

Gladwell, videoartist, fotografo e performer fonda il suo pensiero sulle tematiche della pittura, da Turner e Friedrich fino a Nolan, i tre artisti, diversi fra loro per origini e contesti temporali, convergono nell’idea dell’uomo messo di fronte alla natura.

L’auto, una replica della celeberrima V8 guidata da Mad Max nel film Interceptor, viaggia verso l’orizzonte, ad un certo punto una figura emerge dal veicolo e si erge al di sopra di esso come un surfista che cavalca le onde.

Tutto si svolge con estrema lentezza dandoci modo di riflettere su ciò che potrebbe, o non potrebbe accadere.

La prima sequenza dura più a lungo, la seconda viene “inghiottita” dalle nubi tempestose che vedono l’auto penetrarle e, forse, superarle.

In entrambi i casi il pilota emerge dall’auto per poi tornare all’interno, come una tartaruga che sporge dal carapace, prende coscienza di ciò che la circonda per poi tornare alle origini.