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martedì 1 novembre 2022

[Aforismi e arte] La realtà e il sogno

«L’uomo reca nell’animo sentimenti innati, che non saranno mai soddisfatti dagli oggetti reali, ed è a tali sentimenti innati che la fantasia del pittore e del poeta daranno forma e vita.

Che cosa imita infatti la musica, prima fra tutte le arti? … Lavoreremo fino all’agonia: che altro fare al mondo, a meno di ubriacarsi, quando giunge il momento in cui la realtà non è più all’altezza del sogno?»

 

Ferdinand Victor Eugène Delaroix


Eugène Delaroix – Autoritratto, 1837  Olio su tela cm 65 x 54 Museo del Louvre, Parigi






sabato 19 gennaio 2019

L'intensità delle emozioni, Ferdinand Victor Eugène Delacroix.


Autore:  Ferdinand Victor Eugène Delacroix
 (Charenton-Saint-Maurice, 26 aprile 1798 – Parigi, 13 agosto 1863)

Titolo dell’opera: Jeune orphelin au cimetiere - 1823

Tecnica: Olio su tela

Dimensioni: 65,5 cm x 54,3 cm

Ubicazione attuale:  Musèe du Louvre, Parigi, Francia.






L’opera era inizialmente “programmata” per essere inserita nel noto Massacro di Scio, il pittore in seguito ha inserito nel dipinto la figura di un giovinetto nella stessa posizione mentre la giovane donna è diventata l’assoluta protagonista di questo meraviglioso quadro.

Siamo forse davanti alla più affascinante opera dell’artista francese, è infatti lo stesso Delacoix a confermare tale ipotesi tanto da rendere protagonista quello che inizialmente doveva essere un particolare di contorno.

Curioso che quando venne esposta la prima volta il titolo era semplicemente “studio”, in quanto in quel periodo un soggetto simile non poteva, secondo i canoni accademici, aspirare ad essere il centro dell’opera.

Il diario dello stesso Delacroix ci dice che a posare come modella fu una giovanissima mendicante di origini greche, la bellezza della ragazza unita al talento del pittore creano un patos di rara intensità, appare evidenziata la profonda sofferenza che si esprime sul giovane volto.

Il quadro si concentra esclusivamente sulla giovane donna che inclinando il capo all’indietro e alzando lo sguardo trasmette angoscia, tristezza e timore, la bocca che si apre sembra trattenere il respiro in attesa, o nella speranza, che qualcosa accada.

La lunga osservazione del dipinto, se si riesce ad andare oltre l’ipnotico viso della giovane orfana, ci permette di osservare anche il paesaggio che fa da sfondo al soggetto, il cimitero in lontananza sembra trascurato, quasi abbandonato e la distanza che divide la donna dalle tombe e dalle croci disorienta lo spettatore, la donna è lontana dal cimitero, la macchia scura in basso a destra ne rimarca l’impressione, ma lo sguardo la avvicina più di quanto faccia la prospettiva.

Due i paesaggi alle spalle della protagonista, se a destra il cimitero appare abbandonato e quasi va a perdersi verso l’orizzonte, a sinistra tutto sembra riorganizzarsi, le croci e le lapidi sono al loro posto, l’ingresso, seppur spartano, ha un che di “sacro” mentre i cipressi donano un senso di pace, forse il giusto indirizzo per questo luogo eterno.


giovedì 14 luglio 2016

L'attenzione al particolare, Eugène Delacroix.



Volevo provare a porre l’attenzione, non su un dipinto, come vorrebbe la logica, ma su un particolare tratto da un’opera. Comprendo lo scetticismo di chi si trova a leggere queste righe, un quadro infatti va osservato ed interpretato nel suo insieme.

Mi capita, mentre osservo un dipinto, di concentrarmi su piccoli e, apparentemente insignificanti, particolari, e sovente riesco a “catturare” un mondo dentro all’universo artistico del quadro.

Così come riusciamo ad estrapolare una frase dal contesto di una poesia o dal testo di una canzone, così ho cercato di circoscrivere una scena all’interno di una più complessa rappresentazione.

L’opera in questione è il famosissimo dipinto di Eugene Delacroix “La libertà che guida il popolo. Luglio 1830”, un’allegoria della rivolta parigina conto l’assolutista regime di Carlo X.

A mezza altezza del dipinto (per intero) sulla destra, viene rappresentata la città nel pieno dei combattimenti, I palazzi sono ammantati dalla polvere e dal fumo, ai piedi delle case alcuni soldati sembrano voler intervenire senza però avere le idee chiare sul da farsi.

In primo piano rispetto alle costruzioni troviamo ciò che resta di una staccionata, un intricato ammasso di legname (su cui è dipinto il titolo dell’opera) che rappresenta l’abbattimento delle barriere economiche, politiche e sociali, innalzate a dividere il potere aristocratico dal popolo.

Ho voluto lasciare nel “ritaglio” la mano che impugna la pistola, il dipinto, visto nella sua interezza, ci dice che la pistola è impugnata da un giovane ragazzo (simbolo della nuova generazione che prende possesso del proprio destino), nel ritaglio la mano è assolutamente anonima e lascia ampi spazi ad un’interpretazione personale.

Capisco che questo mio tentativo è pura follia, ma è un invito ad osservare con grande attenzione gli angoli più remoti di un’opera d’arte, naturalmente i minuscoli particolari servono per avere una più ampia concezione del dipinto ma possono anche riservare delle sorprese, possono raccontarci squarci di vita che l’insieme non ci permette di svelare.

A seguire vi mostro l’opera di Delacroix nella sua forma originale.
F.V.E. Delacroix - La librtà che guida il popolo. Luglio 1830
Olio su tela cm. 259 x 325
Musée du Louvre, Parigi