Passeggiando sul lungolago di Salò, deliziosa località sul lago di Garda, ci si imbatte in una scultura, pressoché ignorata da tutti.
Si
tratta del mezzobusto in bronzo che ritrae Gasparo Bertolotti, noto come
Gasparo da Salò, maestro liutaio ritenuto, da alcune fonti, l’inventore del
violino.
L’opera
in bronzo realizzata da Angiolino Aime è la copia esatta di quella in marmo di
Carrara, di Angelo Zanelli, che si trova nel palazzo municipale del comune
bresciano.
Contrariamente
a molti monumenti celebrativi che rappresentano il soggetto principale in posa
maestosa, Gasparo si presenta nell’atto di estrarre o conficcare il violino nel
petto, la posa e solenne e poetica, come se l’artista e la sua creatura fossero
tutt’uno.
A rendere ancor più magica l’apparizione sono le parole di Gabriele d’Annunzio incise sul piedistallo che sorregge la scultura.
“… non si sa se stia aprendo
il petto per trarne il violino
o se stia aprendo il violino
per mettervi il cuore.”
Questa
frase porta ad altezze vertiginose la poetica dell’opera, l’uno parte
dell’altro, indivisibili.
Come
dicevo non sono in molti a fermarsi davanti alla scultura (a debita distanza mi
sono fermato per verificarlo e nonostante la marea di gente che le transitava davanti, nessuno pare si sia
accorto della sua presenza) ed è un peccato perché per un attimo ci si isola
dal frastuono che ci circonda immersi nella purezza della poesia.