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venerdì 5 aprile 2024

L'arte in movimento

L’arte deve viaggiare o deve essere meta di un viaggio?

Giovanni Bellini (con intervento sul paesaggio di Dosso Dossi e Tiziano Vecelio) - Festino degli dei, 1514 – Olio su tela cm 170 x 188 – National Gallery of Art, Washington


Da tempo si discute sulla libera circolazione delle opere d’arte, è il caso di farle circolare per i cinque continenti o fare in modo che siano visibili nelle loro “cattedrali”?

In entrambi i casi c’è un beneficio ed il naturale “altro lato della medaglia”.

Le opere in movimento darebbero la possibilità a chi non può viaggiare di poterle ammirare, ma non è da sottovalutare il rischio (altissimo) di danneggiamento per non parlare di un deterioramento che le condannerebbe all’oblio.

Se restano definitivamente nei loro luoghi abituali si riduce sensibilmente il numero di persone che possono ammirarle ma, oltre al discorso conservativo, si aggiunge l’importanza della visita legata alle culture che le ospitano.

In molti sono convinti che le opere d’arte debbano “risiedere” nel paese dove sono state realizzate, questo però impedirebbe uno scambio artistico e culturale che reputo fondamentale.

Un dipinto realizzato in Italia da un pittore italiano ha il diritto di “prendere casa” negli Stati Uniti, in Asia o in Sudamerica, naturalmente il discorso cambia per quelle opere che sono state trafugate da paesi, che si dichiarano “civili”, a scapito di altri popoli indifesi.

Oggi, al netto di tante opere che andrebbero restituite, abbiamo l'infinita opportunità di ammirare dipinti, sculture e fotografie di paesi lontani esposte, legalmente, in altri luoghi in giro per il mondo.

A Parigi, Londra, Cracovia, Washinton, si possono ammirare quadri di Leonardo da Vinci, questo permette di osservare le opere del grande artista toscano senza doversi recare in Italia, noi possiamo fare altrettanto con Pollock senza l'incombenza di attraversare l’Atlantico (questo è solo un esempio tra moltissimi altri).

Non so quale sia la scelta ideale, forse la via di mezzo è la scelta più logica, peraltro già attuata, il movimento limitato a mostre particolari che riuniscono le opere di un singolo artista.