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sabato 13 giugno 2020

La profondità del cielo a metà tra la tradizione e la modernità, Eugène Boudin


Autore:   Eugène Boudin
(Honfleur, 1824 – Deauville, 1898)

Titolo dell’opera: La spiaggia di Trouville, 1864

Tecnica: Olio su tela

Dimensioni: 26 cm x 48 cm

Ubicazione attuale:  Musée d’Orsay, Parigi






Il piccolo dipinto si rivela una preziosa istantanea del tempo, fedele cronista ma illuminato anticipatore della modernità.

La località marina di Trouville in Normandia era in quel periodo la meta più alla moda per la borghesia parigina, su questa spiaggia infatti un numeroso gruppo di turisti proveniente dalla capitale francese assapora i raggi del sole vestita in modo elegante.

Paesaggista “di spiagge” Boudin fece di questi soggetti il filo conduttore della propria carriera, sapeva riprodurre con maestria il comportamento della gente in questo contesto.

Fonte d’ispirazione per il futuro movimento impressionista era al contempo legato alla visione del paesaggio olandese del diciassettesimo secolo, quest’opera combina perfettamente le due lontane realtà artistiche.

Il cielo ha un’importanza fondamentale,  occupa gran parte del dipinto e spinge l’osservatore a concentrarsi sulla parte bassa dell’opera anche se lo sguardo tende a risalire attirato dalla prorompente sensazione di libertà.

La scena dunque occupa il lato inferiore in primo piano, gente che si gode il calore del sole o, riparata da un ombrellino, si ascia accarezzare dalla brezza marina, i bambini giocano, altri chiacchierano, ma fondamentalmente il comportamento delle persone sulla spiaggia sembra passare in secondo piano, i  protagonisti sono, naturalmente il mare che appare solo in uno scorcio a sinistra, la scogliera a destra dove spiccano delle case e soprattutto il cielo, pur senza particolari fenomeni naturali cattura l’occhio con la sua infinita profondità.