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giovedì 20 febbraio 2025

L'arte è "negoziabile"? (Part. 3)

In una trasmissione televisiva, il cui scopo era quello di far luce sul lavoro delle gallerie d’arte e la crescente difficoltà che molte di loro hanno nel tenere aperti i battenti, sono incappato nell’ennesima stortura del mercato, o meglio, nell’errata direzione seguita da chi è parte del mercato dell'arte.

Immagine dal Web

Uno dei galleristi è ripreso mentre cerca di convincere l’acquirente di turno sulla bontà della merce in vendita.

Parlando di un’opera di Gerhard Richter ha sottolineato l’importanza di possedere un dipinto del pittore tedesco perché: “Richter è l’artista vivente con la più alta rivalutazione delle proprie opere”.

Questo mi ha portato indietro di qualche anno, ero entrato in una piccola galleria di un piccolo centro, non molto lontano da dove vivo, il proprietario, un ragazzotto stretto in un completo grigio, il cui scopo, non riuscito, era di farlo sembrare più professionale, non mi ha dato nemmeno il tempo di entrare che mi si è incollato addosso congratulandosi con me per essere arrivato nel momento giusto, avevo la fortuna e il privilegio di cogliere l’occasione della vita, acquistare un dipinto di un’artista, che non avevo mai sentito nominare (naturalmente la colpa è mia e comunque conoscere nuovi artisti è sempre una mia prerogativa) e che secondo lui (che ho scoperto in seguito essere figlio di un altro gallerista, il ché spiega molte cose) avrebbe moltiplicato il valore in un breve lasso di tempo.

In una galleria d’arte mi aspetto di poter dialogare e condividere nozioni sull’argomento artistico ma sono bastati alcuni accenni per capire che di arte il giovanotto non ne sapeva nulla, ho conosciuto gente non appassionata che ne sapeva di più.

I minuti trascorsi in quel luogo sono passati (lentamente) ascoltando teorie su quanto avessi guadagnato se compravo il tal quadro e l’avessi venduto da lì a un lustro, o quanto avrei potuto arricchirmi se portavo a casa altre opere rivendendole in seguito, tempo passato a parlare di acquisti, vendite, guadagni, investimenti ecc., nulla che riguardasse l’aspetto artistico, aspetto che al (poco o per niente) professionista era sconosciuto.

Qui torniamo all’individuo citato all’inizio, nelle gallerie il denaro è al centro della discussione, questo non ci scandalizza, anzi, lo scopo di questi negozi, perché una galleria d’arte altro non è che un negozio, è vendere, altrimenti sarebbero obbligati a chiudere, ma siccome l’arte è anche qualcosa che va oltre l’aspetto materiale, mi aspetto che se entro in un luogo dedicato ad essa emerga anche l’aspetto spirituale.

Molti sosterranno che il denaro è l’unica cosa che conta per il mercato, può darsi, non lamentiamoci però se, al netto dei super ricchi, si fatica a vendere a collezionisti dal livello (economico) più basso, e se, come lamentano in molti, la gente comune passando davanti ad una galleria si guarda bene dall’entrare, essere assaliti da venditori incompetenti non è il sogno di chi vuole acquistare emozioni.

sabato 6 novembre 2021

Deviazioni, le strade del mercato dell'arte

“Il mercato dell’arte oggi è truccato da valori che non tutti condividono, siamo proprio tutti d’accordo che il teschio ricoperto di diamanti di Damien Hirst valga veramente cinquanta milioni di sterline?

Siamo tutti d’accordo che un semplice calco di una scultura classica, a cui viene aggiunta una sfera, possa valere milioni di dollari?”

(Salvatore Settis)

Questa riflessione dello storico dell’arte calabrese mette in evidenza lo sbilanciamento del mondo dell’arte in favore della speculazione ai danni dell’arte stessa.

Ad avvalorare questa preoccupazione, o perlomeno ad assecondare i dubbi di Settis, ci sono le parole di Alessia Zorloni, economista, docente universitaria, personaggio di spicco nel mercato dell’arte, che in più interviste ha sottolineato “quando vado ad una fiera seguo sempre il mio istinto, se qualcosa non mi piace al primo sguardo non perdo tempo ad approfondire, passo oltre, se invece mi piace allora inizio una mia personale ricerca”.

Se si trattasse di un appassionato, di un collezionista, questo metodo potrebbe anche andare bene, ma quando a parlare in questi termini è una persona che “dirige” il mercato, ne influenza le tendenze, ecco che le storture vengono a galla.

Poi ecco l’intervista a Ilaria Bonacossa, direttrice di Artissima, la fiera d’arte di Torino, che a sua volta capovolge ciò che afferma la Zorloni, Bonacossa sottolinea quanto sia importante, per i collezionisti e per tutte quelle figure che ruotano attorno all’arte contemporanea un determinato comportamento: “raccomando a tutti di fermarsi ad approfondire e riflettere davanti ad un’opera che al primo sguardo non ci piace è in questi casi che si scopre la grande arte, certo i colpi di fulmine non vanno esclusi ma spesso i grandi amori nascono e crescono con il tempo”.

Pareri contrastanti che ci mostrano quanto l’arte, e in particolare il mercato dell’arte, siano fondati su concetti soggettivi, chi si limita a ciò che piace, chi si affida (spesso con eccessivo ottimismo) al proprio intuito, chi invece decide di andare in profondità.

Quale sia il mio “orientamento” è facile intuirlo (anche se fondamentalmente non è di grande importanza) ma questo non toglie che ogni pensiero, ogni visione non debbano mai essere esclusi anzi, sono quella fonte di informazioni alla base della nostra e altrui crescita.


Nelle immagini, in alto: Damien Hirst - For the love of God.  In basso: Jeff Koons - Gazin Ball (Torso del Belvedere)