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venerdì 22 dicembre 2023

L'essenza come risultato dell'assenza (della superficialità)

L’essenza, il fulcro, la sostanza, tutto ciò che veramente conta, la struttura portante di qualsiasi componente dell’universo, sia che si tratti di materia, di spirito, di un’idea.

Spesso, se non sempre, quest’essenza è ammantata, rivestita di superficialità, un modo utilizzato per renderla più comprensibile ma anche più appetibile, più interessante

Il Natale ne è l’esempio più evidente, luci, colori, immagini bucoliche, coprono (o forse sarebbe meglio dire abbelliscono) il vero significato di questo giorno (periodo) tutto è reso più godibile, più interessante dalla vasta proiezione cromatica, dal sempre attraente richiamo culinario, dai numerosi, e a volte inutili, regali.

Non è mia intenzione demonizzare tutto questo, anch’io sono nella mischia e non mi comporto diversamente, solo che penso sia interessante fermarsi, anche solo per un istante, a chiederci cosa ci sia sotto lo strato di superficialità.

A volte l'essenziale può essere riconoscibile in quanto la veste esteriore è più leggera, in altre occasioni dobbiamo scavare a fondo per trovarne l'anima, in ogni caso se volgiamo lo sguardo in profondità, senza arrenderci al primo "inganno" visivo, l'essenza di ogni cosa si rivela.

Ognuno percepisce l’essenza in modo personale, i regali sono importanti, ancora più importante il contatto umano che nasce da questa festività (al netto dei contrasti inevitabili in certe famiglie) per chi è credente l’essenza del (Santo) Natale è legata alla religione, d’altro canto è questa la base da cui parte il tutto.

Come augurio a tutti voi, di un Natale sereno, voglio proporre una mia visione personalissima dell’essenza natalizia, o più in generale dell’essenza di ogni cosa che ci circonda.


L'essenza del Natale (Part.1) Essenza delle forme - Acrilico su cartoncino,  cm 21 x 30


L'essenza del Natale (Part.2) Essenza della materia - Legno, lamiera carbonizzata, alluminio, cm 29 x 18 x 17


L'essenza del Natale (Part.3) Essenza del tempo - Fotografia 


domenica 25 dicembre 2022

Ci siamo dimenticati qualcuno? (la risposta è, ovviamente, si)

 

Angelo Morbelli - Il Natale dei rimasti, 1903 - Olio su tela cm 62 x 110,5 -
Galleria internazionale d'Arte Moderna, Venezia

La sala ricreativa del Pio Albergo Tribulzio a Milano si presenta in tutta la sua angoscia, le persone che l’affollano durante il resto dell’anno se ne sono, momentaneamente, andate, la fuga dall’emarginazione, anche per poche ore, non ha coinvolto tutti, qualcuno è rimasto, nemmeno un effimero lasso di tempo  gli è concesso.

Il salone, freddo, spoglio, asettico, fastidiosamente ordinato, non lascia spazio all’immaginazione, tutto scorre inesorabilmente, non importa se si tratti o meno di un giorno di festa, non importa se è colmo di gente o se le presenze siano estremamente rarefatte, ciò che si respira è l’eternità, un continuo palesarsi della monotonia infinita della solitudine. 


mercoledì 5 gennaio 2022

Cinema commerciale e cinema ...

Molti sono i film usciti in questi giorni di festa, distribuiti in sala o sulle ormai infinite piattaforme online, ma a catturare la mia attenzione non è stata una prima visione, tra i molti i titoli a disposizione mi sono imbattuto in questa pellicola del 2003, si tratta di un lungometraggio d’animazione giapponese, “Tokyo Godfathers”.

Una trama al contempo semplice e complessa, dove spicca l’umanità dei più deboli, l’empatia di chi avrebbe tutti i motivi per disprezzare il prossimo.

Alla vigilia di Natale nella capitale Giapponese tre senzatetto, un uomo incline all’ira e all’alcool (Gin) una ragazzina scappata di casa (Miyuki) e Hana un transessuale melodrammatico fiero di sé al punto di ribadirlo in continuazione e con un desiderio di maternità ( sostiene a più riprese di essere omosessuale ma il desiderio di essere madre lo porta oltre, si tratta del personaggio più complesso e più elaborato, la vera protagonista) frugando tra l’immondizia trovano un neonato, quella che si rivelerà una bambina si trova in una cesta avvolta da una coperta.

Mentre l’uomo (Gin) e la ragazza (Miyuki) vogliono portare la piccola alla polizia, Hana vuole tenere per sé la bambina convinta che sia un regalo divino.

Le vicende che si susseguono sono il percorso che i tre affrontano, prima con sé stessi e poi con gli altri, li porta a confrontarsi con il proprio passato.

Un film basato sulle coincidenze che avvengono continuamente, il ché ci spinge a pensare che l’obbiettivo del regista, Satoshi Kon, sia quello di mettere in relazione la solitudine con l’estraneo che incontriamo continuamente per strada, spesso sfioriamo l’altro senza accorgerci che con un poco di coraggio e di sensibilità potremmo trovare un legame apparentemente impossibile.

Si trattano temi quanto mai attuali, l’alcool, il gioco d’azzardo, la prostituzione, l’emarginazione, la violenza gratuita, l’abbandono. Nonostante le tematiche “forti” Satoshi Kon le affronta con lucidità e leggerezza facendo emergere il buono che ognuno di noi ha nel profondo (fortunatamente sono in molti che non devono scavare mostrando il lato migliore in superficie).

Grafica "grezza" ma efficace, la capacità di miscelare la sofferenza con un pizzico di umorismo, senza effetti speciali  visivi ma con l’effetto speciale dei sentimenti e delle emozioni.

Sicuramente, per me, il miglior film visto in questi ultimi mesi, una discesa nell’inferno dei dimenticati e con loro una risalita morale che ci ridà quella speranza sempre più lontana. 


venerdì 24 dicembre 2021

La scia artistica, l'inizio di una storia, qualsiasi essa sia.

William Adolphe Bouguerau - Innocenza
Olio su tela - 100 x 52,5 (riduzione)
Fondation Juan Antonio Pérez simon, Città del Messico

Il titolo “Innocenza” lascia spazio a qualsiasi interpretazione e tra queste non possiamo trascurare quella legata alla maternità di Maria, alla figura di Gesù e la rappresentazione dell’agnello sacrificale.

Questo dipinto, osservato in questi giorni, riesce a condurci in un luogo e in un tempo precisi, cosa che potrebbe non succedere se lo guardassimo in un altro momento dell’anno.

Questo può sembrare  un modo quantomeno curioso di “affrontare” un dipinto ma non posso trascurare il contesto temporale, contemporaneo,  che ne accompagna la visione, l’influenza che il Natale inevitabilmente porta con sé non può che essere presente nel nostro pensiero quotidiano.

Le opere di Bouguerau rappresentano la perfezione accademica, la bellezza canonica dell’arte (un riferimento che, suo malgrado, ostacola il concetto di bellezza odierno rendendone  difficoltosa la percezione) è innegabile la leggerezza, inevitabile la sensazione di un poetico riflesso, trasmessi da questo quadro, e da quasi tutte le sue opere, indipendentemente dal soggetto o dalla narrazione voluta dal pittore.

La giovane fanciulla tiene in grembo il bambino addormentato e un agnello decisamente presente nei suoi pensieri.

La donna teneramente sognante abbassa lo sguardo verso il piccolo che si lascia cullare dal sonno ignaro di ciò che succede, l’agnello, al contrario, guarda altrove, l’affinità della madre e del figlio non appartengono all’animale che scruta in lontananza, l’agnello sembra “vedere” al di là del tempo, con estrema dignità affronta il proprio futuro.

Non c’è natività che non sia proiettata, concettualmente, alla Pasqua, ma quella della Sacra Famiglia è quasi sempre una rappresentazione ferma, conclusa, Gesù è nato e tutti si affollano attorno al piccolo celebrandone l’avvento, il resto, anche se lo conosciamo, viene sospeso in attesa di lasciare questa scena per dar vita a sua volta ad un’altra narrazione, ciò che succederà in seguito è momentaneamente “bloccato”.

In quest’opera, al contrario, possiamo vedere l’inizio e l’apice di una serie di avvenimenti che costituiscono il credo cristiano.

Naturalmente ogni singolo osservatore può, davanti a questo dipinto, trovare una lettura completamente diversa, può ribaltarne i concetti costruendo a sua volta una storia o più semplicemente “limitarsi” ad ammirare il ritratto della bellezza.  

Si è a conoscenza di un’opera di dimensioni maggiori, 178 x 94, realizzata nello stesso anno ma la cui ubicazione è sconosciuta.

mercoledì 24 dicembre 2014

La natività, Giorgione.


Autore: Giorgione

Titolo dell’opera: Adorazione dei pastori o Natività Allendale.  1500-1505 circa.

Tecnica: Olio su tavola

Dimensioni: 90,8 cm x 105.5 cm

Ubicazione attuale: National Gallery, Washington.




L’opera viene messa all’asta nel 1845 dal cardinale Fresh, finisce a Parigi e poi in Inghilterra, dove entra a far parte della collezione dei baroni Allendale, alla quale si deve il titolo del dipinto, nel 1937 viene rimessa in vendita e passa in altre mani fino al 1939 quando viene donata alla galleria nazionale americana.
Si possono notare nell’opera due distinte ambientazioni, a destra la grotta con la Sacra Famiglia e due pastori in adorazione, a sinistra si apre un ampio paesaggio dove si nota qualche piccolo episodio di vita quotidiana, a rendere la sacralità della grotta vi è dipinto qualche cherubino.
Al contrario di molte altre opere dedicate all'adorazione, questa è ambientata di giorno, la predominanza della luce solare che illumina sia la scena davanti alla grotta sia la campagna circostante, dando la sensazione di serenità e pace come se la grazia si fosse estesa su tutto con la nascita di Gesù che “rende nuove tutte le cose”.
Giorgione dirige magistralmente la luce che illumina solo in parte le vesti di San Giuseppe dando al mantello un’intensa luminosità che si trasmette su Maria e sfuma poi sui pastori, fino a fondersi con il resto del paesaggio.
La grotta buia e la luce sui personaggi principali non delimita il tutto che continua con la profondità della campagna che si allunga prima sul lago con alcune costruzioni sulla riva, poi sulle colline dove si vede in lontananza un torre, fino a perdersi lontano sulle montagne e oltre.

sabato 20 dicembre 2014

Pace e serenità a tutti, Enya


 
Volevo augurare a tutti un buon Natale e nuovo anno pieno di soddisfazioni, ma soprattutto, un anno immerso in un mare di serenità.
Ho scelto questo brano “We Wish You a Merry Christmas” eseguito dalla voce, forse più poetica e “natalizia” del panorama musicale europeo, Enya.

E’ uno dei più celebri canti natalizi che unisce alla ricorrenza religiosa la più profana festa del capodanno.

Canto tradizionale creato in Inghilterra nei primi anni del 1500.
Esistono diverse versioni, il testo in lingua originale è stato modificato più volte,(si conoscono almeno quattro versioni), anche la traduzione in italiano ha subito alcune modifiche, si ricordano almeno due adattamenti al testo.


La voce di Enya si presta perfettamente all’atmosfera creata dal brano, con la magica vocalità che la contraddistingue, l’artista irlandese ci culla dolcemente ricreando un insieme di pace e serenità.