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sabato 8 settembre 2018

A metà strada tra l'arte e la negazione della stessa, Michelangelo Pistoletto.


Michelangelo Pistoletto si ispira alla Venere (o Afrodite) Callipigia, (statua classica di epoca romana del II secolo custodita al Museo Archeologico di Napoli) per la sua “Venere degli stracci”.


Siamo nel 1967 e l’artista piemontese vede già un declino dell’arte, una discesa concettuale dovuta all’affermarsi di uno stile di vita imperniato sul consumismo.

La sua opera, forse la sua realizzazione “ideale” migliore, vede la riproduzione della Venere messa di fronte ad un mucchio di stracci. (L’opera si trova nel Museo di arte contemporanea nel castello di Rivoli).

Un simbolo della classicità, un capolavoro della storia dell’arte che deve fare i conti con ciò che 
di meno artistico si può incontrare: gli stracci.

Lo straccio è uno dei “punti” più bassi del consumismo, un rifiuto, nella concezione quotidiana dell’usa e getta. L’incontro tra l’arte assoluta e più “elevata” e quella che arte non parrebbe esserlo, lo scarto di una società che già negli anni sessanta abbandonava la costruzione di idee per sposare il “tutto e subito” per poi abbandonarlo nella frenetica ricerca di una nuova “allucinazione”.

IL confronto è impietoso, l’opera di Pistoletto si pone a metà tra l’altezza (artistica)  della scultura e la modesta (artisticamente) spazzatura che sembra soffocare l'idea classica. Infatti il cumulo di stracci ha raggiunto l'altezza della scultura e si accinge a superarla fino a nasconderla dalla "vista" di chi si schiera dalla parte degli stracci. 

Non è casuale che gli stracci stessi siano messi davanti alla Venere, e non di spalle, chi volesse ammirare la parte frontale della scultura ne sarebbe impossibilitato dall'accumulo di "superfluo" che ci sta inondando.

Un'impostazione triangolare la cui simbologia ci dice quanto l'uomo "moderno" mette il "consumo" in primo piano abbandonando le grandi questioni estetiche ed esistenziali sotto un cumulo di macerie.

Ma è l’opera stessa che si mette in discussione, infatti è il lavoro di Pistoletto che finisce sotto i riflettori: la sua denuncia è essa stessa arte o al contrario si mette sullo stesso piano degli stracci?

Resta vivido e quasi crudele l'accostamento tra il passato ed un presente che lascia senza risposte molti quesiti che riguardano la capacità di esprimere idee elaborate. Un tempo, quello contemporaneo, che non ha più la pazienza di fermarsi a "costruire" un pensiero che possa essere fondamento di un concetto elevato che duri nel tempo.

(In alto l’opera di Pistoletto, in basso la Venere Callipigie custodita a Napoli)