Basquiat realizza quest’opera all’età di 22 anni dopo un viaggio in Italia dove, a Modena, la Galleria Mazzoli gli dedica la prima personale nel belpaese.
In quel
viaggio incontra il Rinascimento italiano e ne rimane affascinato, tutto ciò
che ha lasciato la famiglia Medici lo coinvolge emotivamente tanto da creare
una personale visione proiettata al contemporaneo.
L’influenza
rinascimentale si nota già dal titolo ma non solo, la struttura del quadro è un
altro indizio, il dipinto richiama i trittici del tempo, le pale d’altare che
erano una costante i quegli anni, infatti si tratta di tre tele unite a formare
una composizione che ricorda lo stile del periodo mediceo.
Ma il
fascino artistico del Rinascimento lo porta ad una presa di posizione, i Medici
sono parte di un sistema che gli ricorda quello in atto a New York negli anni
ottanta, un sistema elitario fondato sul mecenatismo del passato e prigioniero
del mercato dei nostri giorni.
“Versus
Medici” è in pratica un autoritratto, Basquiat si autocelebra come l’eroe che
combatte il sistema cercando di liberare il mondo dell’arte da steccati
ideologici e da un costante razzismo, più o meno strisciante.
Non
mancano i riferimenti ai disegni di anatomia di Leonardo da Vinci, disegni che
compariranno ripetutamente nelle opere realizzate negli anni successivi.
Basquiat
come l’eroe invincibile ma anche nelle vesti di qualcosa di più “elevato”, in
alto a destra vediamo la scritta Aopkehsks che in greco potrebbe, cosa dedotta
e condivisa da molti storici dell’arte, portare ad Amenhotep, faraone egiziano
considerato alla pari di una divinità, il pittore newyorkese dunque sale fino
alla concezione divina di sé stesso, un’entità superiore che vendica gli
ostracismi del mondo dell’arte.
Ultima
curiosità, che di artistico ha poco o nulla, nel maggio del 2021 l’opera è
stata venduta da Sotheby’s per la ragguardevole cifra di 50,8 milioni di
dollari.