lunedì 20 luglio 2026

Il classismo dell’intelligenza artificiale

L’avvento delle AI renderà l’arte alla portata di tutti”, cosi si esprimono i (fuffa) guru che presenziano ovunque sul web.

Altri sostengono che l’arte verrà affossata dall’intelligenza artificiale perché da la possibilità a tutti di millantare il capolavoro.



Nulla di tutto questo è plausibile, l’arte resterà tale nelle sue eccezioni, nessuno può millantare il capolavoro fatto con le AI pensando di far credere sia proprio.

Io penso che l’arte, con l’avvento dei “cervelli” sintetici, sia destinata a tornare nelle nicchie elitarie dove si trovava fino a poco tempo fa.

La pittura e la scultura sono al riparo da ogni problema, qualche rischio in più lo corre la fotografia, mentre il disegno digitale rischia il tracollo (in quanto a credibilità).

Perché classista dunque, perché il dipinto o la scultura possono essere modificati nelle loro riproduzioni ma se ci mettiamo di fronte ad un quadro (e non ci limitiamo ad uno sguardo sommario) non possiamo non accorgerci della “mano” che l’ha realizzato, naturalmente questo vale per le sculture viste dal vivo.

L’opportunità di ammirare le opere d’arte live non è di tutti i giorni, qualche anno fa sono nati i tour virtuali nei vari musei dislocati in tutto il pianeta che hanno permesso a tutti di ammirare, anche se riprodotti fotograficamente, i grandi dipinti.

Alcune ricerche hanno svelato che più del 70 percento dei dipinti (le foto che li ritraggono)  che i vari pittori, dilettanti o professionisti, pubblicano su internet sono quantomeno ritoccati digitalmente, se non generati completamente.

Alcuni hanno la delicatezza di scrivere che sono “migliorati dall’AI”, anche se non comprendo il senso, se lo ritocchi non è più credibile, se un dipinto subisce una modifica digitale come faccio a sapere cosa sia vero e cosa finto?

Il mondo dell’arte contemporanea resterà sul web ma solo alcuni vedranno le opere direttamente nelle gallerie, la maggior parte della gente si limiterà a vederli sui social, regno incontrastato della finzione, che per poca competenza, mancanza di impegno o assenza di senso critico, fa scattare frequentemente quelle trappole pseudo culturali che catturano tanti malcapitati.

Aggiungiamo che le gallerie sono elitarie da sempre, non tanto nel selezionare le competenze ma nel fare nette distinzioni tra chi ha i soldi (tutto gira attorno al denaro) e chi entra solo per conoscere le novità artistiche, anche perché spesso chi lavora nelle gallerie è attento all’aspetto, alla retorica, al servilismo verso i ricchi, molto meno alla competenza.

L’aumento delle distanze tra le varie classi sociali passa anche da queste cose, si spaccia l’evoluzione tecnologica per un mezzo di livellamento sociale e culturale ma il suo compito è esattamente il contrario, far credere di andare avanti, distraendo con le meraviglie della tecnologia, cosi che non ci si accorga che si sta precipitando.

venerdì 10 luglio 2026

Ricominciamo dalle basi

Viviamo in un mondo invaso dalle immagini, si parla per immagini e di conseguenza il linguaggio scritto ritorna ad essere un’esclusiva elitaria.

Henri Matisse – Oceania, il cielo, 1946 – Stampa su lino cm 185,3 x 379 – Centre Pompidou, Parigi


I grandi testi che hanno tracciato, costruito e raccontato, la storia dell’umanità, necessitano di una “scolarizzazione, una predisposizione di base che manca in questo periodo storico” (cit. Angela Vettese).

Questo impedisce quella profondità di giudizio che prende l’immagine e la “seziona” fino a decontestualizzarla, la studia nel particolare, la reinserisce nel contesto cosi da comprenderne l’insieme.

I testi delle canzoni devono essere di semplice e immediata comprensione, altrimenti vengono ignorati, non ci sono ne il tempo ne la voglia di approfondire.

L’arte contemporanea e la poesia necessitano di spazi ampi di comprensione e di conseguenza di tempi dilatati e di capacità di concentrazione non indifferenti, nel mondo in cui viviamo si cerca l’immagine “semplice” e immediata per supplire a questa mancanza, il risultato è che siamo in balìa di chiunque sia in grado (cosa tutt’altro che complicata) di manipolare la rappresentazione della realtà, che in quanto rappresentazione soggettiva, non può essere reale.