In
una trasmissione televisiva (ebbene si, ci sono ancora programmi di alto
livello) è stato formulato un interessante quesito: “ la matematica è
un’invenzione dell’uomo o una scoperta in quanto già esistente?”.
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Jacopo de Barbari (attribuito) – Ritratto di Luca Pacioli, 1495 ca. – Olio su tavola cm 99 x 120 - Museo Nazionale di Capodimonte, Napoli
Durante la trasmissione sono comparsi altri “particolari” che hanno indirizzato le ipotesi
verso quella che potrebbe essere la strada giusta, la matematica è il
linguaggio che permette all’umanità di comprendere sé stessa e ciò che la
circonda.
Questo
non risponderebbe alla prima domanda ma darebbe vita ad altri interrogativi, se
la terza ipotesi è la più verosimile le prime due passano in secondo piano
(momentaneamente).
Dall’infinitamente
piccolo all’infinitamente grande, dalle cellule alle galassie, ogni cosa viene
compresa grazie alla matematica.
Considerato
il livello di conoscenza della matematica stessa dell’uomo medio chi è
veramente in grado di “conoscere sé stesso”? Perché senza la conoscenza
di sé è impossibile comprendere “l’altro”.
Ma
“l’altro” non sono solo le persone che incontriamo, “l’altro” è tutto ciò che
ci circonda.
La
matematica ci permette di “misurare” la materia di cui è composto il nostro
mondo, è in grado di misurare le emozioni, le sensazioni positive e quelle
negative?
La
matematica ci può aiutare a comprendere la musica, la poesia, la pittura
e qualsivoglia proiezione dell’essenza dell’uomo?
Siamo
i figli della matematica o ne siamo la genesi?