Gabriel Orozco, Scatola di scarpe vuota, 1993.
Presentata alla Biennale di Venezia riscuote molto successo, ma a
ventisei anni di distanza cosa rimane?
L’arte contemporanea è probabilmente al capolinea, ciò che nasce nella
seconda decade del novecento con i Ready Made di Duchamp, in
particolare con il celeberrimo “orinatoio”, si sviluppa in un continuo
crescendo fino alla Pop Art di matrice “warholiana”, per poi iniziare un lento
declino che trova l’ideale “spegnimento” con il poco originale e vagamente
(nemmeno troppo) kitsch, Wc d’oro di Cattelan.
Nell’arco di questo secolo (anche se è un controsenso definire
contemporaneo un arco di tempo cosi ampio) le idee iniziali si sono evolute per
un certo periodo per poi ridursi a una ripetizione, a una autocelebrazione del
già visto.
La scatola da scarpe vuota di Ozorco nella sua semplicità ci diceva
semplicemente che l’arte, per come viene espressa in questo periodo storico, si
è svuotata di ogni sensazione ed emozione, un vuoto concettuale di cui abbiamo
coscienza solo ora.
Sarà comunque sempre il tempo a dirci se l’inizio del XXI secolo passerà
alla storia come l’inizio di un nuovo modo di esprimere arte o la conclusione
di un periodo d’oro che si è spento nell'autocompiacimento.