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sabato 11 dicembre 2021

L' imponderabile nell'arte

Caravaggio (?) – Santa Maria Maddalena o Maria Maddalena in estasi, 1606 (1610)

Olio su tela - cm 106,5 x 91 - Collezione privata

Opera di grande importanza per quello che potrebbe rappresentare, questo dovrebbe essere l’originale che ha dato vita ad almeno otto copie, sono molti i dubbi legati al quadro, un dubbio riguarda la data di realizzazione (alcuni esperti pensano che sia stato realizzato quattro anni più tardi di quanto affermano gli “incartamenti” ufficiali, l’altro la paternità di Michelangelo Merisi.

La data ha una certa importanza in quanto il 1606 è l’anno in cui Caravaggio vede cambiare la propria esistenza per il noto fatto di sangue, da qui una continua fuga e una visione artistica completamente ribaltata, il 1610 invece è l’anno della morte, questo metterebbe il dipinto sotto una luce diversa.

L’autenticità della mano di Caravaggio, messa in dubbio ripetutamente, viene confermata da Mina Gregori che leggendo un piccolo foglio trovato sul retro del quadro ne ha riconosciuto la grafia, per la Gregori dunque non ci sono dubbi.

Il foglietto, con calligrafia seicentesca, sottolineava la necessità che il dipinto fosse consegnato al Cardinale Borghese a Roma, questo, secondo alcuni storici, in particolare John Spike, si lega particolarmente ai momenti drammatici della scomparsa del pittore.

Se proviamo ad isolare l’opera dal suo autore riusciamo ad assaporarne l’essenza?

L’operazione è complessa perché l’impianto storico non può essere disgiunto da quello stilistico, anche se il soggetto è chiaro non lo è altrettanto l’intenzione di chi lo ha realizzato.

Possiamo ammirarne l’intensità emotiva, il volto abbandonato in una sorta di beatitudine assoluta, i pensieri vanno oltre il corpo, oltre la materia, la sublimazione dello spirito.

Ma dobbiamo fare i conti anche con una delle “menzogne” che l’arte ci ripropone da secoli, Maria Maddalena è sempre rappresentata come se si trattasse della prostituta pentita che con le proprie lacrime lava i piedi di Gesù.

Il solo vangelo di Luca menziona il fatto accaduto nella casa di Simone ma non vi è alcun accenno al nome della "peccatrice" pentita, cosi come non troviamo nulla che faccia pensare che le due donne siano la stessa persona.

Ma ai più piace pensare che sia così e di conseguenza gli artisti nel tempo hanno assecondato il volere della gente lasciando che la finzione si trasformasse in storia.

La responsabilità di questa distorsione storica è di papa Gregorio Magno (591) che sovrappone le due figure (per l'esattezza tre perché aggiunse anche Maria di Betania sorella di Lazzaro) e solo durante il Concilio Vaticano II (1969) la chiesa mette in discussione lo scambio di persona ma ormai per tutti, o quasi, la versione precedente è l'unica riconosciuta.

Proprio per questa "nebulosa" narrativa l'estasi della Santa si mischia con il piacere della donna, anche se va sottolineato che la Maddalena del dipinto non è accompagnata dal canonico simbolo dell'ampolla contenente l'olio. 

Dove ci può portare questo dipinto non lo sappiamo ma è innegabile che oltre l’apparente semplicità si celi un universo di emozioni, Caravaggio (non mi permetto di mettere in discussione le certezze della Gregori) voleva "raccontare" qualcosa", difficile capire di cosa si tratta, certo è che la data della realizzazione dell'opera varia anche il concetto della stessa.

 

sabato 17 aprile 2021

Medusa e il senso di giustizia.

Il mito di Medusa è, fra i tanti episodi della mitologia classica, una fonte inesauribile di spunti e “visioni” letterarie, pittoriche, poetiche, insomma ha da sempre affascinato gli artisti di ogni epoca.

Ma a rendere più “ammaliante” questo personaggio sono le interpretazioni che si sono susseguite nel tempo, dalle raffigurazioni “primitive” alle reinterpretazioni del terzo millennio.

Il "mostro" che tutti abbiamo conosciuto venne sconfitto da Perseo che dopo averla decapitata ha utilizzato la testa come potente arma difensiva e offensiva.

La rappresentazione di Medusa ha subito molte modifiche nell’immaginario collettivo, da figure alate con lingue abnormi e zanne suine fino a donne di rara bellezza, unico particolare che non ha mai mutato “forma” è la massa di capelli formata da un intricato “nido” di serpenti.

La storia dell’arte inevitabilmente risponde ai dettami e alla sensibilità del suo tempo, da mostruosità terrificante e senz’anima si è trasformata in vittima suo malgrado.

Medusa infatti è una delle tre sorelle conosciute come Gorgoni, l’unica mortale, fanciulla di estrema grazia e bellezza tanto da far cadere su di sé l’attenzione del dio di turno, in questo caso Poseidone.

Le brame del dio del mare giungono a conclusione quando Poseidone riesce finalmente a possedere la fanciulla, considerando la “fama” del dio, molto simile a quella del fratello Zeus, i dubbi che sia stato un incontro consensuale sono molti, l’atto carnale fu consumato in un tempio dedicato ad Atena cosa che alla dea non fece molto piacere (alcune fonti raccontano che Atena fu parecchio infastidita dal fatto che la stessa Medusa avesse osato paragonarsi a lei in quanto a bellezza) in ogni caso è proprio Atena che trasforma Medusa in quella che tutti conosciamo.

Il racconto che ci svela il motivo che ha tramutato la Gorgone in mostro è sufficiente per scaricare ogni responsabilità dalla stessa fanciulla, allo stesso tempo sarebbe altrettanto sufficiente per fare luce sui veri responsabili, Poseidone in quanto maschio, senza remora alcuna, dove l’istinto prende il sopravvento sulla ragione, e Atena in quanto femmina e imbevuta del veleno della gelosia e dell’invidia.

Nell’arte abbiamo molte “letture” che ci mostrano la sensibilità dell’artista nel dare un volto alla donna, ognuno ne racconta un punto di vista differente, ma fondamentalmente Medusa ottiene giustizia in quanto vittima.

Pensando a Medusa non possiamo non andare allo scudo di Caravaggio (nell'immagine in alto) dove si nota il terrore negli occhi della donna appena uccisa.

Enigmatico il ritratto di Von Stuck (la seconda immagine) dove gli occhi che tramutano chiunque la guardi in statue di pietra sembrano “bloccati” proprio in quell’istante.

Decisamente più malinconico è il volto raffigurato da Bocklin (a seguire) Medusa sembra persa nei suoi pensieri e conscia del suo destino si lascia catturare da un’impietosa desolazione.

Assolutamente “terrificante” la scena di Rubens, la resta divisa dal corpo giace su un tavolo, gli occhi della donna raccontano gli ultimi attimi di orrore mentre i serpenti si accingono a lasciare il “nido” dov’erano destinati.

Molte altre sono le versioni che ci mostrano la Gorgone, ognuna con la propria peculiarità , fino ad una versione apparsa nel 2020 che cerca di ribaltare il concetto “maschilista” ma che, come succede spesso in questi casi peggiora le cose.

L’ultimo atto, in ordine di tempo, della rappresentazione di Medusa, ci mostra la fanciulla che stringe fra le dita i capelli di Perseo (che ha le fattezze dell’autore della scultura, Luciano Garbati) e di conseguenza la testa mozzata, ma mentre nelle altre opere l’artista si accingeva, secondo un suo punto di visione, a raccontare la vicenda, in questo caso ci si accinge a mettere in scena un qualcosa che non raggiunge l’obbiettivo.

Se proprio si voleva rappresentare un atto di giustizia (sempre che si possa definire tale una decapitazione) al posto di Perseo dovevano esserci Poseidone o Atena, i veri responsabili della vicenda.

Una lezione artistica e culturale viene (secondo me) da una scultura di Laurent-Honoré Marqueste, Perseo nell’atto di uccidere Medusa, nel particolare possiamo notare l’espressione della donna, in questa scena c’è tutta la violenza che ha dovuto subire, quella di Perseo ma soprattutto quella fisica e psicologica di Poseidone, nel 1879 lo scultore francese ha saputo dare un immagine “moderna” e definitiva cosa che la scultura di Garbati non è riuscita minimamente a trasmettere.


Pieter Paul Rubens - Medusa 1617-18

Vasily Alexandrovich Kotarbinsky, Medusa, 1903



Luciano Garbati, Medusa con la testa di Perseo, 2020



Laurent-Honoré Marqueste - Perseo uccide Medusa, 1876 (part.)

mercoledì 7 gennaio 2015

La nascita della natura morta.


Una novità che cambia radicalmente il mercato dell’arte.
Alla fine del rinascimento il pubblico dell’arte si allarga: non sono più solo gli aristocratici e gli alti prelati a commissionare e acquistare opere d'arte, ma anche ricchi borghesi ed esponenti delle classi emergenti e delle potenze commerciali.

Caravaggio, Canestra di frutta.
L’arte si apre a nuovi soggetti; la riproduzione di oggetti inanimati diventa il centro dell’opera svincolandosi dalla presenza di figure umane, e assume piena dignità grazie a nuovi specialisti del genere fino a conquistare le vette del mercato.

Cambia la gerarchia di genere che vede il nudo virile e la pittura di “storie” al vertice della scala della pittura.

Fondamentale Caravaggio che afferma “è altrettanto difficile comporre un quadro buono di fiori come di figure umane” e ne è esempio forse insuperato nella “Canestra di frutta” conservato a Milano.

La natura morta (nel mondo tedesco chiamata più poeticamente “vita silenziosa”) ottiene uno sviluppo immediato in tutta Europa ed in particolare nelle nazioni centro-settentrionali.




Grande autore di nature morte è Jan Bruegel, capace di riprodurre ed impaginare grandi mazzi di fiori spesso accompagnati da altre piccole curiosità come delle monete ritratte in “Piccolo mazzo di fiori”. Bruegel sottolinea la notevole fatica nel dipingere questi quadri, il pittore dipinge dal vivo e per questo deve attendere la fioritura a volte anche a mesi di distanza.
Grazie ai buoni rapporti con l’arciduchessa reggente dei Paesi bassi, riesce ad avere accesso alle serre reali in cui si coltivano fiori rarissimi tra cui i primi esemplari di tulipani in Europa.






L’impressionante lucidità della visione e la perfetta riproduzione della realtà rendono affascinanti e anche un po’ inquietanti le bellissime tele di Luis Eugenio Melèndes (qui vediamo “Natura morta con scatola di dolci, ciambella di pane e altri oggetti”).







Nelle opere di Georg Flegel, si nota un senso di ordine e di armonia, come nel caso di questo “Natura morta con dessert” è evidente il piacere per l’oggetto riprodotto con cura.



Louise Moillon (Cesto con pesche e uva) sensibile pittrice francese, cerca di restituire  l’effetto di un realismo tattile sulle superfici: la buccia vellutata delle pesche è un autentico virtuosismo.



 
 
Evaristo Baschenis, sacerdote bergamasco, si specializza nelle composizioni con strumenti musicali, resi con un incredibile realismo, dando al tutto un tocco di malinconia e nostalgia per il suono perduto.
 

martedì 15 aprile 2014

Morte della Vergine (Caravaggio)

Autore:                    Caravaggio (Michelangelo Merisi)

Titolo dell’opera:    Morte della Vergine – 1604

Tecnica:                   Olio su tela

Dimensioni:             369 cm x 245 cm

Ubicazione attuale: Musèe du Louvre, Parigi

 
 

Volevo scrivere un post su Caravaggio, ma le cose da dire sono molte, e correvo il rischio di annoiare, ho deciso invece di concentrarmi su un’opera alla volta iniziando con il dipinto che mi ha colpito per l’originalità della descrizione della morte della Vergine Maria.

Il dipinto viene commissionato dalle suore Carmelitane per decorare una cappella privata all’interno della chiesa di Santa Maria della Scala a Roma. Non ci sono documenti sul momento della consegna dell’opera ma Caravaggio ci lavora intorno al 1604, il che fa pensare che l’ultimazione del dipinto avviene oltre la scadenza del contratto.

Il quadro però non rispetta i canoni classici del tempo, la Vergine appare senza il minimo tributo mistico, anzi viene raffigurata con la faccia giallognola, le labbra grigie ed il ventre gonfio con un braccio abbandonato su un fianco. Voci tutt’altro che infondate raccontano che a fare da modella il Merisi  abbia utilizzato il cadavere di una prostituta annegata nel Tevere.

Molto scandalo, in particolare fanno i piedi ritratti nudi fino alla caviglia. Per questi e altri motivi il dipinto venne immediatamente rimandato all’autore.

Invece di ambientare la scena in un luogo di grande misticismo, Caravaggio descrive una scena di vera sofferenza con la Maddalena  che piange seduta su una misera sedia e intorno al corpo di Maria gli Apostoli raffigurati senza segni di santità, come è d’uso al tempo quando si descrive una scena religiosa. 

L’intonazione cromatica molto scura è illuminata dal rosso della veste della morta e della tenda, elemento di una scenografia povera. Stupenda inoltre, oltre all'illuminazione, è la composizione: gli apostoli, allineati davanti al feretro, formano, in linea col corpo e col braccio di Maria, una croce perfetta.

Il dipinto del Caravaggio nella chiesa trasteverina fu sostituito della ben più canonica tela di analogo tema di Carlo Saraceni tuttora in loco.

Particolare della Vergine