Visualizzazione post con etichetta Gioconda. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Gioconda. Mostra tutti i post

lunedì 6 maggio 2024

E se fosse ora di passare oltre (l'immobilismo dei cultori dell'accademia)?

“Elle a chaud au cul” foneticamente è questo il risultato di “L.H.O.O.Q.” il titolo del ready-made conosciuto come la “Gioconda con i baffi”.

La traduzione letterale dal francese dice: “Lei ha caldo al culo” che può essere rimodulato in: “Lei si concede facilmente”.

Un continuo gioco di parole che conduce al pensiero primario dell’artista francese, sganciarsi dal conformismo imperante, seguire una via nuova, e cosa c’è di più conformista (artisticamente) della Gioconda di Leonardo?

L’opera in questione (Duchamp ne ha realizzate varie copie) è semplicemente una riproduzione fotografica della “Monna Lisa” esposta al Louvre con la sola aggiunta di un vistoso paio di baffi e un pizzetto, l’obbiettivo di Duchamp era quello di mettere in luce l’opera più celebre e “dare scandalo” stravolgendone il senso, lo stesso artista dichiarò: “Ho cercato di rendere quei baffi veramente artistici”.

Ma, come saprà chiunque conosca, anche superficialmente, Duchamp, servono dei particolari ragionamenti per entrare nel concetto espresso dalle sue opere, troppo facile estremizzare visivamente l’essere disponibile della Gioconda, sfruttata fino a farle perdere ogni parvenza artistica fino a renderla una sterile attrazione turistica, serviva un particolare percorso per arrivare alla meta, se fosse stato immediato si sarebbe rivelato a sua volta conformistico.

La moda (fuori moda) di ritoccare la Gioconda è, aimè, in grande spolvero, ma al contrario di quello che fece Duchamp è tutto esplicito, si comprende al primo sguardo, dalla Monna Lisa con il telefonino a quella con la mascherina (le vicende degli ultimi anni non hanno certo sviluppato la fantasia) la Gioconda rocker, quella vampiro ecc. tutto banalmente trito e ritrito.

Duchamp, è sempre bene ricordare che siamo nel 1919, da una scossa ulteriore al conservatorismo dell’epoca, legato ad un accademismo stagnate  che non vuole accettare che il tempo scorre e che vi è una impellente necessità di cambiamento.

La “Gioconda con i baffi” non ha lo stesso impatto mediatico di “Fontain” ma trasmette il medesimo messaggio, probabilmente perché il primo è rimasto un unicum nel panorama artistico mentre la seconda si è via via inflazionata a causa delle continue ripetizioni. Il fatto che il grande pubblico gradisca ancora queste rivisitazioni conferma che, come più di un secolo fa, c’è un impellente bisogno di cambiamento.

mercoledì 27 dicembre 2017

Chi o cosa rappresenta la "Gioconda"?


Se il dipinto di Leonardo esposto al Louvre non è il ritratto di Lisa Gherardini, che fine ha fatto l’opera commissionata da Francesco del Giocondo?
E perché l’opera del Louvre ha quel titolo se il ritratto è presumibilmente di un’altra donna?
E ancora, perché Leonardo aveva con sé in Francia un dipinto commissionato in Italia?
Il costo di un dipinto dell’artista di Vinci era molto elevato cosi come il prestigio che una tale opera dava al committente, è dunque difficile pensare che dopo averlo ordinato venga rifiutato.
Insomma, la tela esposta a Parigi chi rappresenta?

L'opera commissionata dal Giocondo si presume non sia stata consegnata perché Leonardo ha dovuto lasciare Firenze senza averla completata, cosa che fece in seguito, dopo alcuni anni.

Il dipinto esposto al Louvre, dopo attenti studi effettuati con le più moderne tecnologie, risulta essere un'opera iniziata e completata in brevissimo tempo, praticamente senza interruzioni. Questo dimostra che stiamo parlando di due quadri differenti, il ritratto della Gherardini non può essere quello esposto nel museo francese.
Tante sono le ipotesi, molteplici le interpretazioni “storiografiche” che critici e storici dell’arte propongono, spesso divergenti tra loro, è dunque tutt'altro che semplice potersi districare tra le innumerevoli ipotesi che vanno al di la (oltre che esserne correlate) dell’enigma “popolare” legato all’espressione, e di conseguenza al riconoscimento del soggetto di un’opera il cui valore artistico, concettuale e soprattutto culturale, non è quantificabile.
 
Nell’immagine: Leonardo da Vinci – La gioconda o Monna Lisa, 1503-06 ca. Olio su tavola, cm. 77 x 53. Musee du Louvre, Parigi