Voglio addentrarmi nel mondo, complesso e affascinante, artisticamente parlando, delle copertine degli album musicali, dove la contaminazione reciproca unisce i musicisti agli artisti, in particolare pittori (anche se i musicisti stessi sono artisti, almeno alcuni di loro).
Questa copertina del 1988 è stata realizzata da Gerhard
Richter e ed è parte grafica dell’album dei Sonic Youth “Daydrimen Nation”.
Il gruppo newyorkese icona di un rock “noise” legato prevalentemente
al rock sperimentale ha regalato parecchie “perle” con le copertine dei propri
lavori.
I componenti del gruppo erano a loro volta pittori, poeti,
scrittori e fotografi, la collaborazione con Richter sembra quasi naturale.
La copertina in questione propone una limitata scala
cromatica cosi come è limitata la varietà di particolari, sfondo anonimo, quasi
in dissolvenza e una candela accesa.
L’opera originale di Richter nasce cinque anni prima con il
semplice titolo di “Candela”, nell’album viene riproposta senza alcun
cambiamento, solo l’aggiunta del titolo dell’album stesso e il nome del gruppo.
Concettualmente però possiamo andare più in profondità,
dobbiamo innanzitutto prendere in considerazione la “spinta” politicizzata del
gruppo, il titolo correlato all’orientamento politico e dunque dare
un’interpretazione alla fiamma che lambisce la parola “Nation”.
Siamo alla fine degli anni ottanta, gli Stati Uniti si
dividono in due schieramenti, pro e contro Ronald Reagan, il gruppo in
questione è contro.
Seguendo il pensiero dei membri del gruppo quest’opera auspica
la fine dell’era reaganiana, secondo i componenti del gruppo si avvicina il
giorno in cui si sogna qualcosa di diametralmente differente, un barlume di
speranza, la fievole fiamma della candela che illumina la nazione, ed è proprio
quel particolare a dirci quale è il messaggio dei Sonic Youth.
Naturalmente non è di politica che volevo parlare ma della
“potenza” dell’arte nel veicolare il pensiero che ognuno è libero di esprimere.
Richter da vita ad un’opera apparentemente “semplice” ma che
al contempo apre a mille sfumature, infatti bastano poche parole per
modificarne il senso, il resto lo fa il concetto che sta dietro ad un lavoro,
conoscendone la “storia” anche la nostra interpretazione prende un’altra
strada.