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domenica 21 febbraio 2021

Il ritorno dell'inquisizione, l'abisso della censura.

15 mesi fa questo dipinto di Delvaux, che accompagnava un post dedicato a Peggy Guggenheim, ha causato il blocco del mio blog su Facebook con la motivazione: “Questo post viola i nostri standard su contenuti sessualmente espliciti”.

Inutili le segnalazioni di quello che è un errore madornale (o incompetenza, ignoranza, chiamatela come volete) non che questo mi abbia tolto il sonno ma mette in luce un problema più ampio e più grave: il ritorno di una censura inquisitoria che pensavamo scomparsa.

Nel 2021 con tutti gli accessi ad ogni tipo di immagini e testi, il ritorno al potere dei “bacchettoni” di facciata, dei benpensanti, del “politicamente corretto” ci sta trascinando in un abisso senza fondo.

L’assenza di idee, la mancanza di senso critico e autocritica spinge la sempre crescente massa di automi, instradati dalla povertà del linguaggio e fautori dell’insulto come forma espressiva massima, verso la censura di qualsiasi cosa abbia un senso.

Propongo questo dipinto (realizzato nel 1937, questo ci mostra quanto siamo caduti in basso) come le disposizioni del social e come la mente malata di molta gente vorrebbe vedere.

Se questo è il futuro …


giovedì 30 novembre 2017

Peggy Guggenheim e la "miopia" delle élite burocratiche.


Quando nel 1940, l’esercito tedesco si appresta ad invadere la Francia, Peggy Guggenheim, illuminata mecenate e arguta collezionista, cerca in tutti i modi di portare in salvo la propria collezione di dipinti.


Delvaux: L'aurora (L'Aurore), luglio 1937 - Olio su tela, 120 x 150,5 cm
Collezione Peggy Guggenheim, Venezia


Si rivolge al museo del Louvre che accetta di conservarli temporaneamente nei propri magazzini ma, dopo pochi giorni, inaspettatamente il museo cambia idea. Il consiglio direttivo del Louvre ritiene che “non vale la pena salvare opere di questo (basso) livello” sostenendo che i dipinti in questione non erano meritevoli di essere preservati dall’eventuale distruzione da parte del nemico tedesco che aveva scatenato un’offensiva contro l’arte moderna (definita “degenerata”) anche nella stessa Germania

.


Alla fine la collezionista americana riesce lo stesso a portare in salvo le opere di artisti come Picasso, Brancusi, Kandinsky, Malevich, Ernst, Magritte, De Chirico, Braque,,Arp, Chagall, Legèr, Balla, Dalì, Klee, Delvaux,Duchamp, Tanguy, Van Doesburg, Mondrian, Lissitzky, Mirò e molti altri.

Come spesso è accaduto nei secoli e come succede tutt’ora nelle stanze della "critica", gli esperti burocrati del Louvre hanno mostrato scarsa lungimiranza, hanno dimostrato quanto la cecità della presunzione tende a volgersi verso il passato inciampando nel presente e ignorando il futuro.

giovedì 11 febbraio 2016

Il viaggio onirico. Venere addormentata, Paul Delvaux.


Autore:   Paul Delvaux

Titolo dell’opera: Venere addormentata – 1944

Tecnica: Olio su tela

Dimensioni: 173 cm x 199 cm

Ubicazione attuale:  Tate Gallery, Londra.
 


La luna illumina una città silenziosa e immersa in una dimensione onirica, Venere giace addormentata vegliata da uno scheletro e da un manichino d’alta sartoria, sulla destra l’unica figura che pare abbia vita e che sembra chiedere attenzione o in qualche modo richiama al risveglio la città stessa.
Venere giace completamente nuda di fronte allo scheletro, le gambe leggermente divaricate quasi a sognare la seduzione della morte. E’ questa controversa combinazione tra la bellezza femminile nel pieno della passione e del desiderio e l’orrore della morte a suscitare inquietanti sensazioni.
Alcune figure sullo sfondo sembrano immobilizzate nella disperazione di voler uscire da quello che si palesa come un incubo.
I palazzi con le imponenti colonne aumentano l’angoscia, il colonnato a sinistra è fortemente illuminato ma della luna si vede solo una piccola falce, la luce arriva da un’altra fonte, ma da dove? Dall’alto un cono luminoso ammanta la Venere addormentata, la luce è più tenue. Luci divine o presagi infausti?
A fare da cornice a questo mondo solitario e abbandonato vi è la catena di monti in lontananza, un muro che blocca qualsiasi tentativo di risveglio.
E’ un genere di rappresentazione caro ai surrealisti che dipingevano meravigliose immagini ispirate al subconscio e ai sogni in generale.
Delvaux arriva al surrealismo dopo essersi misurato con l’espressionismo e l’impressionismo, che incontra quando quest’ultimo ha già superato il suo momento di maggiore intensità.
Diventato famoso dopo la fine della seconda guerra mondiale Delvaux visita l’Italia nel 1939 e rimane affascinato dalle architetture di epoca romana, influenza che spicca in questo dipinto.