15 mesi fa questo dipinto di Delvaux, che accompagnava un post dedicato a Peggy Guggenheim, ha causato il blocco del mio blog su Facebook con la motivazione: “Questo post viola i nostri standard su contenuti sessualmente espliciti”.
Inutili le segnalazioni di quello che è un errore madornale
(o incompetenza, ignoranza, chiamatela come volete) non che questo mi abbia
tolto il sonno ma mette in luce un problema più ampio e più grave: il ritorno
di una censura inquisitoria che pensavamo scomparsa.
Nel 2021 con tutti gli accessi ad ogni tipo di immagini e
testi, il ritorno al potere dei “bacchettoni” di facciata, dei benpensanti, del
“politicamente corretto” ci sta trascinando in un abisso senza fondo.
L’assenza di idee, la mancanza di senso critico e autocritica
spinge la sempre crescente massa di automi, instradati dalla povertà del
linguaggio e fautori dell’insulto come forma espressiva massima, verso la
censura di qualsiasi cosa abbia un senso.
Propongo questo dipinto (realizzato nel 1937, questo ci
mostra quanto siamo caduti in basso) come le disposizioni del social e come la
mente malata di molta gente vorrebbe vedere.
Se questo è il futuro …