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venerdì 10 maggio 2024

Anche gli incapaci possono scrivere la storia

Louis Leroy, giornalista di punta del quotidiano satirico “Le Charivari” (che tra gli altri vedeva anche Félix Tournachon, noto come Nadar, tra i suoi caricaturisti) ha il privilegio di scrivere la storia dell’arte grazie alla propria incompetenza e all’arroganza tipica di chi pensa, a torto, di essere al di sopra di tutto e di tutti.

Camille Pissarro – Geléee Blanche, 1873 – Olio su tela cm 65 x 93 – Museo d’Orsay, Parigi  


Nel 1874, per la precisione dal 15 aprile al 15 maggio, a Parigi va in “scena” la mostra della “Società anonima di pittori scultori e incisori”, la rassegna artistica si tiene proprio nello studio del fotografo Nadar, collega di Leroy.

La recensione del critico de “La Charivari” è diretta e senza fronzoli, davanti al dipinto di Claude Monet “Impression solei levant”, si lascia andare a dichiarazioni che passeranno alla storia, “…Impressione, ne ero proprio certo, mi stavo dicendo che nel momento che ero impressionato doveva esserci una certa impressione in esso […] che libertà e che facilità di lavorazione, un disegno preliminare per un modello di carta da parati è più rifinito di questo paesaggio marino”.

Naturalmente la sua ampia visione non si ferma all’opera di Monet, riferendosi a tutto il resto afferma: “Questi sedicenti artisti si definiscono degli intransigenti, degli impressionisti. Prendono delle tele, del colore e dei pennelli, buttano giù a caso qualche tono e firmano il tutto …”.

Partendo dall’impressione del titolo del quadro di Monet e utilizzando il termine stesso in modo dispregiativo, Leroy, suo malgrado da il nome ad uno dei più importanti movimenti artistici, gli Impressionisti.

A volte non serve essere seri e competenti, non è necessario saper fare il proprio lavoro e nemmeno avere una mente aperta e una visione ancor più ampia, con un po' di fortuna si può passare alla storia per la propria stupidità o anche solo per il fatto che si voglia dire qualcosa pur non avendone le capacità.

Questo esempio, e ce ne sono moltissimi altri, è servito a rendere più cauti gli stroncatori contemporanei? Naturalmente la risposta è no, altrimenti non dovremmo assistere alle innumerevoli prediche di chi volge il proprio sguardo solo al passato.

giovedì 30 novembre 2023

La bellezza e la sua forma

Tempo addietro, agli albori di questo blog (qui per chi fosse interessato) avevo presentato una piccolissima carrellata di opere del pioniere di una “corrente” destinata a cambiare il corso della storia dell’arte, mi riferisco all’impressionismo.

Camille Pissarro – Paesaggio a Chaponval, 1880 - Olio su tela cm 54 x 65 - Musée d’Orsay, Parigi


Il pittore nativo di St. Thomas ci mostra un paesaggio ordinato, lieve, quasi immobile nella sua eterna bellezza, con una ristretta gamma cromatica riesce a costruire quell’essenza armonica che solo le grandi opere sono in grado di creare.

La donna e la mucca al pascolo in primo piano si stagliano da verde prato pur facendone parte, lo stesso vale per le case, le colline in lontananza e il cielo sullo sfondo, sono perfettamente distinguibili ma si fondono gli uni negli altri.

Ad emergere non è un particolare della scena ma la serenità che la stessa convoglia verso lo spettatore, anche i tetti delle abitazioni, insolitamente di una sfumatura di blu, sono immersi naturalmente in uno schema quasi perfetto, tutto in assoluto equilibrio.

Benché il soggetto sia tutt’altro che originale è innovativo il concetto espresso da Pissarro in quanto ci mostra una visione bucolica di un mondo che spesso non lo è, anche se l’apparenza ci dice altro.

Quest’opera, al contrario di molte altre che oggi ci presentano lo stesso soggetto, è la narrazione di un tempo diretto verso un’evoluzione artistica, sociale e culturale che aveva ancora poco più di trent’anni davanti a sé, prima che alcuni avvenimenti nefasti ne troncassero la crescita.

mercoledì 18 gennaio 2017

Insieme d'artisti, Henri Fantin-Latour


Autore:   Henri Fantin-Latour

Titolo dell’opera: Atelier des Batignolles – 1870

Tecnica: Olio su tela

Dimensioni: 204 cm x 273,5 cm

Ubicazione attuale:  Musèe d’Orsay, Paris.






Batignolles era la zona in cui vivevano Manet e gran parte dei futuri impressionisti.
Fantin-Latour, li raduna intorno allo stesso Manet, che assurge così al ruolo di caposcuola.

I giovani artisti dalle idee innovatrici si ritrovavano spesso per discutere delle nuove iniziative delle avanguardie artistiche dell’epoca.

Da questi confronti nascono le idee da cui emergono i dettami del nascente gruppo impressionista.

Fantin-Latour ritrae i giovani artisti mentre discutono osservando Manet all’opera davanti al cavalletto.

Da sinistra a destra in piedi sono riconoscibili: Otto Schölderer, pittore tedesco intenzionato a conoscere i seguaci di Courbet e per questo emigrato in Francia.
Pierre Auguste Renoir che indossa un cappello e che sembra concentrato sulla tela posta sul cavalletto.
Il portavoce di questa “rivoluzione” pittorica e famosissimo scrittore Emil Zola.
Edmond Maître funzionario comunale amico dei membri del gruppo.
Frédéric Bazille pittore che scompare qualche mese dopo a soli ventisei anni ucciso in guerra e Claude Monet che appare distratto dall’autore del ritratto.
Seduti troviamo a sinistra con la tavolozza Edouard Manet e a destra Zacharie Astruc scultore, poeta, musicista e critico d’arte, grande “difensore” della pittura di Manet e di tutto il movimento.

venerdì 30 ottobre 2015

Breve descrizione dei movimenti artistici, l'Impressionismo.


Movimento pittorico sviluppatosi in Francia, in particolare nella capitale Parigi, nella seconda metà dell’ottocento.

Gli artisti impressionisti volevano celebrare la visione appassionata e travolgente della natura nel suo splendore, illuminata dalla luce naturale.

Volevano “raccontare” il mondo esterno in ogni sua sfaccettatura e in ogni ora del giorno, dall’alba al tramonto.

Erano affascinati dal rapporto tra luce e colore e cercavano di interpretarlo con l’utilizzo di colori puri, applicati con pennellate in estrema libertà.

Venivano evitati sistematicamente soggetti storici, religiosi o romantici per dedicarsi quasi esclusivamente ai paesaggi e a scene di vita quotidiana.

Il nome del movimento deriva dal commento spregiativo di un critico espresso nei confronti del quadro di Monet Impression soleil levant”.

L’importanza di questo movimento è data dal fatto che da quel momento, la pittura in particolare e l’arte in generale, prende una strada completamente diversa da come era concepita fino ad allora, la svolta epocale dà inizio a quella che conosciamo come l’arte moderna.

Numerosi e famosissimi  gli artisti che aderirono, ognuno con modi e tempi diversi, al movimento, ricordo alcuni di loro: Pissarro, Caillebot, Cassatt, Degas, Morisot, Monet (nell’immagine “Il bar alle Folies-Bergere”), Renoir, Manet e Sisley.


(Alcune nozioni del testo sono tratte da : The art book)

Per approfondire: Parigi, gli impressionisti e la nascita della pittura moderna.

mercoledì 20 maggio 2015

La passeggiata delle "dame", Pierre Auguste Renoir.


Autore:                       Pierre August Renoir

Titolo dell’opera:       Sentiero nell'erba alta – 1874

Tecnica:                     Olio su tela.

Dimensioni:               60 cm x 74 cm.

Ubicazione attuale:   Musèe d'Orsay, Parigi






Renoir dipinge questo quadro evidentemente influenzato da “I papaveri” di Monet, da quella tela riprende le due coppie femminili, una in primo piano e l’altra in cima alla collina.

Il paesaggio risulta però più selvaggio, anche se la staccionata in basso a destra segnala una presenza “urbana”.

L’abito delle signore esclude che si tratti di contadine al lavoro o di ritorno a casa, anzi, questi eleganti abiti da passeggio, impreziositi da un tocco di civetteria dato dai graziosi ombrellini, richiamano alla mente delle gentildonne borghesi ritratte durante una passeggiata fuori porta.

Il sentiero si snoda fra l’erba alta, il dolce pendio della collinetta è cosparso di piccoli alberelli, solo in lontananza gli alberi si fanno più grandi ma per lo più si notano arbusti e cespugli.

A dare un tocco di vivacità, poche ma mirate “macchie” arancioni, dello stesso colore dell’ombrello della donna in primo piano, il piccolo cerchio del colore del sole al tramonto sembra incorniciare il viso della dama evidenziando il cappellino bianco.

Una curiosità; in basso a sinistra nascosto nella folta vegetazione, si nota, ben mimetizzato con l’ambiente circostante, un grazioso, anche se non facilmente identificabile, animaletto.

domenica 26 aprile 2015

La culla, Berthe Morisot.


Autore:   Berthe Morisot

Titolo dell’opera:  La culla – 1872

Tecnica: Olio su tela

Dimensioni: 56 cm x 46 cm

Ubicazione attuale: Musèe d’Orsay,  Parigi.





Esposto alla prima mostra impressionista del 1874, quest’opera è contestata duramente da critica e pubblico, subisce ulteriori attacchi anche dai giornali, ma la Morisot, come i suoi compagni d’arte, non s’arrende, anzi, porta avanti la sua idea di pittura che la consacrerà come una delle più grandi pittrici della modernità.

Questo dipinto evoca la dolcezza e l’unione indissolubile della maternità, l’intesa naturale tra la madre e la piccola figlia.

La giovane donna pare ammaliata dalla piccina che dorme e traspare una serena e gioiosa pace.
Il velo che lascia trasparire la bambina occupa gran parte del quadro, ma non nasconde le protagoniste dello stesso e fa da cornice alla deliziosa coppia.

La madre (a posare è la sorella della pittrice, Edma) mentre osserva la neonata, giocherella con un lembo del velo, da notare il braccio piegato con la mano appoggiata al viso per entrambe le figure, un segno evidente della grande affinità psicologica che lega madre e figlia.
Nella vita artistica della Morisot appare evidente l’influenza di Manet, sia nello stile che nella tecnica, ma soprattutto per come riesce ad estrapolare il profilo psicologico dei personaggi raffigurati nei vari ritratti.


lunedì 6 aprile 2015

L'inizio dell'impressionismo, Claude Monet.


Autore: Claude Monet

Titolo dell’opera: Impression soleil levant – 1872

Tecnica: Olio su tela

Dimensioni: 48 cm x 63 cm

Ubicazione attuale: Musèe Marmottan Monet, Parigi.





«Non sono un gran pittore, né un gran poeta; so soltanto che faccio quel che penso per esprimere quel che provo»
Claude Monet

 

Tutti, o quasi, conoscono questo dipinto, l’opera che ha ufficialmente dato inizio all’epoca impressionista.

Il titolo di quello che diventerà il manifesto della nascente corrente artistica, viene "manipolato" dal critico Louis Leroy che, con intento dispregiativo, definisce nel 1874, alla prima mostra indipendente impressionista (non ancora noti con questo nome) “L’esposizione degli impressionisti” non lesinando critiche e sarcasmo verso i “rivoluzionari” artisti.

Allora non ci si rendeva conto dell’importanza di questa e delle successive opere, in quegli anni si metteva in moto un’autentica rivoluzione che porterà l’arte ad “esplodere” e a dirigersi in tante direzioni portando alla luce quella che verrà poi definita l’arte moderna, proprio per questo motivo questo dipinto di Monet è la pietra miliare, la base, il fondamento della pittura che conosciamo ai nostri giorni.

Monet in questo quadro ci mostra due sole cose, anche se parzialmente, definite, l’imbarcazione in primo piano e, naturalmente, il sole che innalzandosi dall’orizzonte riflette la luce nelle acque del porto di Le Havre.

Sullo sfondo appaiono sfumate alcune imbarcazioni e lontano la sagoma della terraferma, si notano anche delle ciminiere che rilasciano dei fumi che si aggiungono alla foschia che colora di un intenso giallo-arancio l’astro “principe” del sistema solare.

Ci sono alcune discussioni sul fatto che questo sia veramente il dipinto esposto alla mostra del 1874, pare che Monet abbia fatto un’altra copia per il museo parigino e che la prima opera sia parte di una collezione privata. Chi sostiene questo sottolinea il fatto che il sole di colore arancione stia per tramontare, ma la prospettiva, la direzione dello sguardo del pittore ci dice che alle spalle del porto il sole poteva solamente sorgere e che avrebbe dovuto tramontare alle spalle dell’artista intento a dipingere.

giovedì 4 dicembre 2014

Il sogno sul mare, Claude Monet


Autore: Claude Monet

Titolo dell’opera: Terrazza sul mare a Sainte-Andresse – 1866

Tecnica: Olio su tela

Dimensioni: 98,1 cm x 129,9 cm

Ubicazione attuale: Metropolitan Museum of Art, New York






Monet ci porta con estrema delicatezza e grande poesia, tra i fiori di questa meravigliosa terrazza.
Lo stupendo panorama descrive il mare che lambisce il giardino mentre sullo sfondo sfilano piroscafi e velieri.

L’apparente libertà e immediatezza della scena ci rivela un accurato studio cromatico: tutto il dipinto si basa sugli accordi di colore (Giallo-rosso, blu-bianco-rosso) delle due bandiere che sventolano.

Per le due figure sedute che guardano il mare posarono il padre ed una zia di Monet, mentre per i personaggi in piedi di fronte al mare fecero da modelli, una cugina e un amico di famiglia.


martedì 7 ottobre 2014

Parigi, gli impressionisti e la nascita della pittura moderna. (seconda parte)

Edouard Monet - ritratto di Berthe Morisot
(segue da: prima parte)

La nuova concezione pittorica è l’eredità più importante degli impressionisti e sarà recepita in maniera diversa dalle singole correnti postimpressioniste.

I puntinisti scompongono i colori negli elementi fondamentali, e invece di fonderli sulla tavolozza li dispongono sulla tela a piccole macchie separate, lasciando che sia l’occhio dell’osservatore ad accostare i toni.

I fauve e insieme a loro gli espressionisti, usano tinte accese, vibranti, cariche di luce intensa, che saranno utilizzate dalla pittura astratta. I nabis insistono sui valori simbolici e decorativi delle loro immagini, ponendosi alla base dell’Art nouveau. I cubisti infine, portano alle estreme conseguenze il processo di semplificazione della realtà riducendola a forme geometriche pure.
Pablo Picasso - Arlequin

La ribellione nei confronti delle accademie e del Salon ufficiale comporta soprattutto il rifiuto della tradizione pittorica occidentale. Gli artisti non guardano più al Rinascimento italiano, ma alle culture extraeuropee, dall’arte orientale, cinese e giapponese, alle culture primitive, africane, precolombiane e oceaniche.


Henri Matisse - La danza

Cambia anche il ruolo sociale del pittore: egli non è più, come in passato, un artigiano alle dipendenze dei nobili o della Chiesa, ma un libero professionista che offre i suoi quadri a una nuova clientela, composta in maggioranza dal ceto medio. Di conseguenza acquista sempre più importanza la figura del mercante d’arte, che allestisce le mostre, tiene i contatti con i critici, la stampa e i collezionisti.

Amedeo Modigliani - Albero e casa
E’ lui a determinare il successo o il fallimento di un artista, interferendo sempre più nell’evoluzione dei pittori. Un ultimo elemento di cui bisogna tenere conto è la nascita della fotografia, per secoli il pittore è chiamato a raccontare, a raffigurare la realtà, ora la concorrenza di uno strumento meccanico lo mette in crisi e lo spinge a cercare una nuova dimensione e un diverso significato alla sua attività.


L’avvento infausto della prima guerra mondiale mette fine ad un periodo artisticamente fantastico. Anche se non impedisce all’arte di prendere una strada definitivamente nuova.
Negli anni che seguono la fine del conflitto tuttavia, riprende l'evoluzione artistica parigina che completa il passaggio (anni 20-40 del novecento) e la trasformazione artistica che da alla pittura un nuovo e rivoluzionario modo di intendere l'arte.

In questi due, post ho voluto presentare a grandi linee i protagonisti di un periodo storico e culturale straordinario, nella città che ha fatto incontrare, lasciando ad ognuno la libertà di proseguire su una strada sempre diversa, i pionieri di un epocale cambiamento artistico.

Ecco perché possiamo definire Parigi, la culla dell’arte moderna.



Marc Chagall - Sulla città

sabato 4 ottobre 2014

Parigi, gli impressionisti e la nascita della pittura moderna . ( prima parte)


Cosa accomuna l’olandese Vincent vanGogh, l’italiano Amedeo Modigliani, l’americano James Whistler e lo spagnolo Pablo Picasso?
Vincent van Gogh, Albicocchi in fiore
Quali sono gli elementi che hanno riunito personaggi di diverse nazionalità ed estrazione sociale quali Manet, figlio di un magistrato, Degas, di un banchiere, Morisot, figlia di un prefetto, Pissarro, di un commerciante, e Cassatt di un agente di cambio? Tutti si sono dedicati alla pittura, ma non basta a creare un gruppo cosi omogeneo e straordinario. La vera risposta è Parigi, la loro città di nascita o di adozione, che li ha segnati profondamente e può essere considerata il cuore dell’arte mondiale tra il 1860 e il 1920, un’epoca che pone le basi dell’arte moderna.
Ogni epoca ha avuto la sua città simbolo, Atene con Pericle, Firenze con i Medici e quello che fu Venezia nel settecento o New York ai nostri giorni lo era Parigi nella seconda metà dell'ottocento.
Dopo il colpo di stato del 1851, Napoleone III promuove il piano urbanistico di Eugène Haussmann che cancella interi quartieri trasforma Parigi in una metropoli con ampi viali (i famosi Boulevard) su cui si affacciano lussuosi e raffinati locali notturni.

La guerra contro i Prussiani del 1870, la sconfitta militare, l’abdicazione 
Edouard Manet,  Il balcone
dell’imperatore, la Terza repubblica, l’insurrezione della comune e la durissima repressione, mettono in grande difficoltà l’intera nazione ma è solo una crisi passeggera: in poco tempo gli affari tornano a prosperare e la nascente borghesia si getta con entusiasmo nel lavoro, senza rinunciare per questo ai divertimenti.


Anche in campo artistico c’è bisogno di radicali cambiamenti: sino ad allora un pittore poteva avere successo solo se venivano accettati i suoi lavori al Salon, un istituzione nata nel XVI secolo come luogo d’esposizione prima dell’Accademia Reale Francese.
Contro questo sistema assolutamente conservatore si muovono alcuni giovani artisti desiderosi di dipingere all’aperto la vita moderna a diretto contatto con la natura.

I futuri impressionisti hanno alle spalle diverse esperienze scolastiche e famigliari e si incontrano negli atelier e nei caffè. Nel 1874, nei locali del fotografo Nadar, tengono la prima delle loro otto mostre: non si danno alcun nome e si riuniscono sotto il nome di “Société Anonymes des Artistes”, è il critico Louis Leroy che prendendo spunto dal titolo di un dipinto di Monet li battezza “impressionisti”, un appellativo usato in senso dispregiativo, sinonimo di superficialità, ma che è destinato ad entrare nella storia.

Mary Cassatt, The Boating Party

Il gruppo appare omogeneo solo in apparenza, ciascuno segue un’evoluzione autonoma specializzandosi nei ritratti o nei paesaggi, raccontando il mondo raffinato della borghesia o il duro lavoro dei contadini e degli operai.
Naturalmente le loro opere sono rifiutate, incomprese e derise: pochi mercanti d’arte, primo tra tutti Paul Durand-Ruel, e un numero limitato di collezionisti, credono nella qualità di questi dipinti.

Il tempo darà loro ragione: i critici rivedono i loro giudizi e in pochi decenni i quadri degli impressionisti diventano famosissimi, tanto che a distanza di un secolo sono stabilmente entrati nell’immaginario collettivo e vengono letteralmente pagati a peso d’oro: due quadri di Van Gogh, uno di Renoir e uno di Cézanne, hanno superato (ultimi anni del XX secolo) l’incredibile cifra di cento miliardi di Lire.  
Paul Cezanne - Il buffet
Prima dell’impressionismo la pittura era disciplinata dalle regole della prospettiva,che metteva in primo piano il disegno e la necessità di razionalizzare lo spazio. Questi principi, rispettati per secoli, sono messi in discussione dagli impressionisti ed è questa “insubordinazione” e non la presenza di nudi, a scatenare le ire dei giudici del Salon, le incomprensioni della critica e la derisione del pubblico.

Le pareti del Salon erano piene di tele dai soggetti mitologici, biblici o storici, ben più sensuali e provocanti dei loro. I fattori che determinano la carica eversiva di queste opere sono la nuova disposizione dello spazio e l’uso rivoluzionario dei colori, che più di qualsiasi altro aspetto tecnico concretizzano il netto distacco dalla tradizione accademica.


Federico Zandomeneghi, La place d'Anvers
Attraverso la pittura all’aperto, gli impressionisti concentrano il loro interesse sui mutevoli effetti della luce e dei colori in natura; i contemporanei studi di ottica confermano queste ipotesi e forniscono le basi teoriche per le loro ricerche.

All’armonia della composizione, creata attraverso il disegno, sostituiscono il senso del ritmo, dato dai contrasti o dagli accostamenti, sempre più liberi, dei colori.

(continua)

giovedì 4 settembre 2014

Giuseppe De Nittis, il pittore delle Parigine.


Autoritratto
Barletta, venticinque febbraio 1846 donna Teresa Emanuela Barracchia, moglie di don Raffaele De Nittis, da alla luce Giuseppe, il quarto figlio.

Prima della nascita di Giuseppe il padre viene arrestato per motivi politici, e appena uscito di prigione, due anni più tardi, si toglie la vita.

Il piccolo De Nittis rimane orfano sin dall’infanzia, cresce con i nonni paterni e inizia il suo apprendistato artistico presso il pittore locale Giovanni Battista Calò. Nel 1861-contro il volere della famiglia si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Napoli sotto la guida di Mancinelli e Smargiassi.

L’indole indipendente lo rende insofferente verso qualsiasi tipo di schema, mostra un totale disinteresse alle nozioni ed esercitazioni accademiche, al punto che due anni più tardi viene espulso.

Con altri pittori si da alla composizione all’aria aperta, specializzandosi nella riproduzione di paesaggi, in particolare partenopei e barlettani. Nel 1864 viene notato da Adriano Cecioni e l’anno seguente fonda la Scuola di Resìna, corrente italiana del realismo.

A Firenze, nel 1866 si avvicina ai Macchiaioli e, dopo aver girato l’Italia toccando Napoli, Palermo, Barlette, Roma, Venezia e Torino, si trasferisce nel 1867 a Parigi dove conosce Ernest Meissonier e Jean-Leon Gèrome e sposa nel 1869 la parigina Léontine Lucile Gruvelle, che influenzerà notevolmente le scelte sociali del marito.
Parigi, Cimitero del Père Lachaise

Il 1869 lo vede esporre per la prima volta al Salon, ma la predisposizione ad imitare i colleghi parigini fa infuriare Cecioni, che gli ricorda come il suo talento ha bisogno di esprimersi con dei tratti specifici. De Nittis ritrova immediatamente la propria indipendenza artistica e riscuote grande successo al Salon del 1872 con la tela “Una strada tra Brindisi e Barletta”. Due anni più tardi ottiene ulteriori elogi per “Che freddo”, in cui l'abituale raffinatezza di esecuzione dell'artista pugliese aveva come soggetto le giovani dame parigine, tema che seppe integrare molto bene nella pittura di paesaggio, meritandosi l'appellativo di peintre des Parisiennes (pittore delle Parigine).

Toccò il culmine della sua fama all'esposizione del1884, tenutasi nello studio del fotografo Nadar e comunemente indicata come data di nascita dell’Impressionismo. Quell'anno fu poi a Londra dove dipinse scene della vita della capitale inglese.

L'Esposizione Internazionale parigina, nel 1878, riservò grandi onori per De Nittis: fu insignito della Legion D’onore mentre una sua opera, “Le rovine delle Tuileries”, fu acquistata dal governo per il Museo del Lussemburgo.

Fu assimilabile per certe caratteristiche ai Macchiaioli e agli Impressionisti, ma mantenne sempre un'indipendenza di stile e contenuti.

Morì nel 1884 a Saint-Germain-en-Laye, colpito da un ictus celebrale. E’ sepolto a Parigi nel cimitero di Père- Lachaise.


Appuntamento al bosco di Portici
 
 
Colazione in giardino

Il passaggio degli Appennini


Ora tranquilla

 
Piccadilly
Stradina di Napoli
Una strada da Brindisi a Barletta.
Che freddo
Dall'alto della diligenza
Le rovine delle Tuileries

Signora alla spiaggia