“Anche i grandissimi dell’arte, ad esempio Benozzo Gozzoli, Piero della Francesca o Lorenzo Lotto, hanno avuto bisogno di tempo perché il loro pensiero fosse comprensibile, la fama che oggi attribuiamo loro è recente, non è stata immediata.
Oggi
giorno ciascuno di noi dovrebbe avere la fortuna d’incontrare persone cosi
appassionate da condurci alla comprensione di un linguaggio che per un certo
periodo è stato obnubilato, perché solo attraverso la passione si arriva a
capire un linguaggio incomprensibile nel presente”.
A. Vettese
L’artista esprime un pensiero, una “visione”, che può essere
compresa dai suoi contemporanei o, al contrario, non è decifrabile nel proprio
tempo, nel primo caso sarà apprezzata immediatamente, nel secondo avrà bisogno di
tempo.
Non è raro che un artista trovi nell’immediato il giusto
feeling con i fruitori dell’opera ma che col tempo questa comunicazione si
interrompa per poi ritrovarsi dopo decenni, se non addirittura secoli.
L’arte utilizza un linguaggio che non segue lo scorrere naturale del tempo, è una proiezione che prende direzioni inaspettate alla ricerca di qualcuno che ne sappia decifrare i codici.
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Meret Oppenheim – Colazione in pelliccia, 1936 Museum of Modern Art (MoMA), New York |