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martedì 6 febbraio 2024

La passione per l'arte, Antonio Paolucci

Nel silenzio più assoluto dei mezzi di (dis)informazione se ne è andato a 84 anni Antonio Paolucci, storico dell’arte e divulgatore in grado di appassionare chiunque avesse avuto l’occasione di seguire le sue disamine storico artistiche.

Antonio Paolucci all'interno della Cappella Sistina

Soprintendente nelle maggiori città d’arte italiane, Venezia, Mantova, Brescia,  fino alla direzione dell’Opificio delle Pietre Dure a Firenze ed in seguito direttore del polo museale fiorentino e direttore dei Musei Vaticani.

Ma non è certo il suo curriculum che mi spinge a ricordarlo, parecchi anni fa ebbi l’occasione di seguire una sua (televisiva, perché allora qualcosa di interessante  la televisione la ancora faceva) lezione dedicata a Tiziano, a colpirmi non fu tanto il pittore di Pieve di Cadore quanto il modo in cui Paolucci guardava un’opera d’arte.

Le Parole dello storico riminese hanno da allora accompagnato la mia visione dell’arte, il mio modo di osservare, approfondire, comprendere l’opera.

Laureato nel 1964 con Roberto Longhi, Paolucci era un conoscitore e appassionato dell’arte antica, la statuaria greco romana, la pittura medievale, il rinascimento, non l’ho mai sentito argomentare riguardo l’arte del novecento ne tantomeno quella contemporanea, a me cara, ma gli insegnamenti che mi ha regalato hanno una valenza che va al di là del tempo.

Spesso non condividevo alcune sue posizioni, naturalmente nel limite delle mie competenze, ma è la sua passione, che emergeva ad ogni conferenza, intervista o lezione, che mi ha affascinato, quella passione che mi accompagna ovunque, davanti ad un crocifisso di Giotto cosi come di fronte ad una scultura di Kapoor.

In un’intervista di qualche anno fa gli chiesero come immaginava il paradiso, rispose che lo immaginava come l’insieme dei musei in cui aveva lavorato, circondato dalle infinite opere d’arte che contenevano …