Nel 1969 Vincenzo Agnetti da vita alla prima versione
di quella che possiamo considerare la sua opera più nota “Libro dimenticato a
memoria”.
Il volume di grandi dimensioni (70x50 cm) è composto
da una copertina in tessuto ed è correlato da due nastri segnalibro.
Ma sono le pagine che orientano il pensiero o il
messaggio di Agnetti, i fogli sono bianchi, o per meglio dire la parte che
normalmente è dedicata alla parola è assente, è stata asportata e al suo posto
troviamo uno spazio vuoto.
Non si tratta di una forma di censura anzi, lo spazio
e la profondità ci mostrano il luogo ideale, il posto dove possiamo vedere,
creare e ipotizzare qualsiasi cosa, un luogo dove tutto è possibile, dove si
affaccia l’infinito.
In quello spazio siamo messi nella condizione di
immaginare e di dimenticare allo stesso tempo, dove la memoria è dimenticabile,
dove il passato viene lasciato alle spalle, il presente c’è per un istante e
poi svanisce, dove il futuro possiamo immaginarcelo o costruircelo senza alcun
limite di spazio e di tempo.