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sabato 30 maggio 2026

Muro contro muro

Qualche anno fa avevo parlato di Piss Christ un’opera del fotografo Andres Serrano (ne ho parlato qui) che dal lontano 1987 suscita infinite polemiche.



Torno su questo lavoro partendo dall’anno di esposizione al pubblico passando dal 2011 fino alle recenti, immancabili, proteste che emergono ad ogni esposizione della fotografia.

Per chi non conoscesse l’opera in questione, e non avesse tempo e/o voglia di andare al post indicato dal link, si tratta di un crocifisso di plastica immerso nelle urine dello stesso artista, il tutto immortalato in quella che possiamo definire una delle opere più discusse di sempre.

Nel 2011, nella galleria d’arte di Y. Lambert ad Avignone nel sud della Francia, viene esposta l’opera incriminata, tre uomini si presentano all’ingresso armati di martelli e cacciaviti (o punteruoli da ghiaccio) minacciano gli addetti all’ingresso e si dirigono verso lo scatto di Serrano, con il martello rompono la protezione in plexiglass e con il cacciavite si accaniscono sull’opera.

I tre fanno parte di un gruppo di un migliaio di cristiani che i giorni precedenti hanno protestato per la presenza della fotografia nella galleria.

Perché ne accenno dopo tanti anni dall’accaduto? Poco tempo fa ho letto un articolo sulle continue proteste che la fotografia scatena e mi ha colpito una delle tante dichiarazioni dei malcontenti “dovevano bruciarla nel 2011, non solo danneggiarla”.

Questo ci fa capire quanto l’assenza di equilibrio possa fare danni immensi, quanto l’istinto impedisce anche un minimo ragionamento al punto che non si presta attenzione al punto di vista di chi vede le cose in modo differente da noi.

Innanzitutto è curioso che qualcuno si augurasse la distruzione della fotografia invece del solo sfregio, infatti quella che circola dopo quel 2011 è una nuova foto, non si tratta di un dipinto unico, di una scultura difficile da replicare, è una fotografia, il negativo permette continue repliche.

Già questo fa capire l’assenza di riflessione, ma è la mancanza di ricerca di comprensione del messaggio di Serrano che ci accompagna in questo, e in molti altri, frangenti.

L’arte del novecento ha spesso scatenato autentiche rivolte, in tutti i casi dietro la protesta c’è un’ideologia che non permette il confronto, ideologia che non dovrebbe esistere in un contesto come quello artistico.

Serrano, essendo ancora tra noi, da quarant’anni ci spiega cosa volesse rappresentare con quell’opera, se nei lontani anni ottanta erano in pochi a voler ascoltare l’opinione altrui cosa possiamo aspettarci oggi dove anche quei pochi sono introvabili?

mercoledì 20 maggio 2026

In nostro sguardo è unico?

Quest’immagine potrebbe capovolgere l'ordine nella percezione artistica di ciò che vediamo.

Immagine dal web

La fotografia racconta di una visitatrice davanti ad una creazione di Warhol al Tate Modern di Londra.

A questo punto la protagonista è l’opera del padre della pop-art o la donna seduta al centro, il dipinto di Warhol o lo scatto dell’anonimo fotografo?

Senza dubbio è la fotografia l’opera in questione, ma cosa voleva rappresentare chi l’ha scattata? Non l’opera di Warhol ma la donna di spalle che osserva il dipinto.

La narrazione dunque è lineare e immediata, di “artistico”, come viene concepito questo vocabolo, non c’è nulla, si tratta solo di raccontare un istante.

Ma se fotografo un dipinto, escludendo tutto ciò che lo circonda ecco che la fotografia si trasforma e cede il posto d’onore all’opera raffigurata, non è più un racconto di un dipinto ma è il dipinto stesso (almeno cosi è percepito) basti pensare alle visite virtuali dei più importanti musei.

Qualcuno dirà che si tratta di dettagli di poca importanza, e probabilmente ha ragione nel sostenere questa ipotesi, ma d’altro canto perché fermarsi all’ovvio privandoci del piacere dell’approfondimento, anche se apparentemente inutile?

In sostanza, quello che vediamo è uguale per tutti (al netto dell’approccio di ognuno) o è la stessa base di partenza ad essere diversa?

Se davanti ad una riproduzione di un celebre (o anche sconosciuto, non è questo il punto) dipinto alcuni sostengono che si tratti di una rappresentazione del quadro ma l’opera è la fotografia mentre altri possono riferirsi direttamente al dipinto, entrambi vedono la stessa cosa? La percezione cambia a seconda della visione di partenza?

domenica 10 maggio 2026

Il tempo si è fermato?

“Un edificio grande, grandissimo, piccolo o medio diviso in varie stanze. Alle pareti tele piccole, grandi, medie. Spesso, migliaia di tele.

Pinacoteca di Brera, Milano - Salone napoleonico

Su di esse il colore ha riprodotto frammenti di “natura”: animali in luce e in ombra che bevono acqua, che stanno vicine all’acqua, sdraiati nell’erba; accanto ad essi una Crocifissione dipinta da un artista che non crede in Cristo, fiori, figure sedute o in piedi o in movimento, spesso nude, molte donne nude (spesso viste di scorcio di schiena) mele e vassoi d’argento, il ritratto dell’eminenza grigia N., un tramonto, una signora in rosa, un volo d’anatre, il ritratto della baronessa X., vitelli all’ombra con macchie abbaglianti di sole, il ritratto di sua eccellenza Y.

Tutto è accuratamente riprodotto in catalogo: i nomi degli artisti, i titoli dei quadri.

La gente tiene in mano i cataloghi, li sfoglia, legge i nomi passando da una tela all’altra. Poi se ne va, povera o ricca com’era venuta, ed è subito riassorbita dai suoi interessi che non hanno niente a che fare con l’arte.

Perché è venuta?

[…] l’armonia d’insieme è la strada che conduce all’opera d’arte. Eppure quest’opera viene osservata  con sguardi freddi e indifferenti.

I conoscitori ammirano la fattura e gustano la pittura […] La grande massa gira per le sale e trova le tele “carine” e “meravigliose”, chi poteva parlare non ha detto nulla, chi poteva sentire non ha udito nulla …”

Se, in questo “passaggio” tratto da Lo spirituale nell’arte di Vassilij Kandinskij del 1910, aggiungiamo le contemporanee audio guide in sostituzione (o in aggiunta) ai cataloghi, possiamo tranquillamente pensare che sia stato scritto in questi giorni.

Di tempo ne è trascorso parecchio ma nessuno se n’è accorto.