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sabato 28 febbraio 2026

Poesia, la luce sul cammino che verrà

 

Ogata Gekkō - Luna piena e fiori autunnali presso un ruscello (1895 ca.)

“Il Poeta si fa veggente attraverso un lungo, immenso e ragionato sgretolamento di tutti i sensi.

Tutte le forme d’amore, di sofferenza, di follia; egli cerca se stesso, egli esaurisce in sé tutti i veleni, per non conservarne che le quintessenze.

Ineffabile tortura, in cui ha bisogno di tutta la fede, di tutta la forza sovrumana, in cui diviene tra tutti il gran malato, il gran criminale, il gran maledetto e … il saggio supremo!

Perché egli arriva all'ignoto”.


Arthur Rimbaud, Lettera a P. Demeney (1871)


venerdì 20 febbraio 2026

Ripartenze artistiche

Dopo Paul Klee l’arte non è stata più la stessa, non importa come si è evoluta, ciò che conta è che la metamorfosi iniziata alla fine del diciottesimo secolo ha raggiunto il suo apice, tracciando cosi una nuova strada, un nuovo modo di “pensare” la pittura.

Paul Klee – Paesaggio in verde con mura (Costruzione boschiva) 1919 – Acquerello su lino su cartone

Tutto si è fermato per poi ripartire con una nuova concezione, con una rinnovata forza, il passato viene assorbito e proiettato in avanti.

La nuova frontiera di un’utopia che diviene realtà.

Spesso Klee viene percepito come uno dei tanti passaggi “moderni”, uno dei tanti appunto, non ci si rende conto che la sua visione è rivoluzionaria, è innovativa, e di conseguenza fondamentale per l’arte che ne è seguita.

Il pittore tedesco (o svizzero in quanto successivamente cittadino elvetico) d vita ad un mondo che può sembrare incomprensibile, molte volte la sua arte viene considerata astratta, ma Klee con l’astrattismo ha ben poco a che fare, racconta la vita reale mettendo in luce gli aspetti più reconditi, le emozioni che solo inconsciamente riportiamo in vita, Paul Klee ha riscritto il concetto artistico perché è la genesi di un nuovo linguaggio, dove la bellezza delle forme si fonde con la ricchezza del pensiero più profondo.

martedì 10 febbraio 2026

E luce sia.

A nove anni dalla personale di Venezia, alla Peggy Guggenheim Collection, ciò che resta di Tobey è la meraviglia che proviamo davanti alle sue  “scritture bianche” ma anche all’oblio a cui sembra relegato.

Mark Tobey - Threading-Light, 1942 – Tempera su tavola cm 74,5 x 50,1 - MOMA (Museum of Modern Art) New York


Il pittore americano non è meno importante di molti suoi compatrioti che hanno scritto la storia dell’arte del novecento ma non ha goduto della medesima fama.

Non che l’essere conosciuto ai più sia fondamentale per lasciare una traccia indelebile per lo sviluppo della pittura ma penso che i meriti vadano riconosciuti.

Precorritore, o pioniere se preferite, dell’espressionismo astratto, si differenzia dall’artista simbolo di questa corrente, Pollock, per l’approccio emotivo opposto, se l’artista, icona del dripping, agisce con frenesia e senza un apparente “disegno”, Tobey fa correre il pennello con la mente, ogni movimento sembra ponderato, nulla è istintivo, tutto emerge da concetti profondi.

Lo studio del buddismo Zen lo porta ad una meditazione artistica profonda, l’approccio, che lo condusse ad una certa padronanza dell’arte giapponese lo porta a camminare su un sentiero lontano da quello dei membri della celebre “New York School”, ideale che rifiutò sistematicamente ma che deve la sua genesi proprio a Tobey.

Cos’è che, davanti ad un reticolo apparentemente disordinato di linee, ci fa pensare ad un concetto di tranquillità, di pace interiore?

La conoscenza dell’opera e del suo autore, dinnanzi a questa tavola la nostra reazione è soggettiva, lo stato d’animo di chi osserva è fondamentale per una lettura superficiale, se invece approfondiamo quello che abbiamo di fronte …