giovedì 13 aprile 2017

Il vizio e l'inevitabile epilogo, Jeronymus Bosch.


«Sono un popolo insensato e in essi non c’è intelligenza. Se fossero saggi capirebbero, rifletterebbero sulla loro fine»

«Io nasconderò loro il mio volto; vedrò quale sarà la loro fine»

Sono le parole che appaiono, in alto la prima frase in basso la seconda, in questa tavola realizzata da Jieronimus Bosch a cavallo tra il quattrocento ed il cinquecento (alcune fonti optano per il 1485 ca. altre datano l’opera dal 1500 al 1525).


Jeronymus Bosch, I sette vizi capitale e i quattro novissimi.
Olio si tavola cm. 120 x 150.
Museo del Prado, Madrid

La tavola rappresenta i Sette vizi capitali e i Quattro novissimi.

I primi appaiono in uno scema circolare, probabilmente rappresenta la continuità del peccato che tende a ripetere se stesso all’infinito.

Bosch al centro del cerchio inserisce la figura di Gesù che è a sua volta contenuta in quello che sembra essere l’occhio di Dio, infatti troviamo la scritta «Cave cave deus videt» (Attenti attenti Dio vede).

Attorno alla “pupilla” divina si diramano un’infinità di raggi a ricordare che Dio può vedere ovunque e in qualsiasi momento.

Alla base di ognuna delle sette scene vi è il nome in latino del vizio raffigurato ma basta l’immagine stessa a spiegare di quale peccato si tratta.

Tutte le classi sociali sono rappresentate, solo l’avidità sembra incentrata su un ceto preciso, infatti troviamo raffigurato un giudice ingiusto, incline alla corruzione.

La condotta morale, più o meno retta, trova il suo epilogo nei quattro cerchi situati agli angoli della tavola: i Quattro novissimi.

L’inequivocabile fine è rappresentata, in senso orario, dalla morte seguita dal giudizio universale che dividerà definitivamente i buoni dai dannati, i primi avranno accesso al paradiso gli altri saranno condannati per l’eternità all’inferno.

Tutte le scene, soprattutto quelle legate ai vizi capitali, sono ambientate in paesaggi olandesi dell’epoca o in interni curati e arredati con sobria e lineare bellezza.

In seguito le scene estrapolate dall’opera:


I sette vizi capitali
 


Superbia: Una donna si rimira concentrando l’attenzione su se stessa al punto di ignorare un demone che le regge lo specchio aiutandola a perdersi definitivamente.


 

Avarizia (nella sua concezione più moderna; Avidità) Un giudice corrotto accetta sottobanco una somma di denaro e modifica il proprio giudizio a seconda di quanto questo può rendere in denaro.
 
Lussuria: Due coppie amoreggiano sotto una tenda attorniate da giullari, cibarie e musiche che inducono alla dissolutezza.
 
Invidia: Un innamorato respinto osserva con invidia e gelosia il rivale più fortunato.
 
Gola: Alcuni commensali divorano senza ritegno ogni portata servita dalla donna.
 
Ira: Due uomini davanti ad una locanda si fronteggiano con sguardi minacciosi brandendo ogni tipo di arma più o meno convenzionale.
 
Accidia: Un uomo sazio oltremisura sonnecchia davanti al caminetto ignorando le richieste di impegno provenienti dalla donna con in mano un rosario e che lo richiama ai propri doveri morali che vengono, per pigrizia, trascurati.
 
I Quattro novissimi
 

La Morte
 
 
Il giudizio universale
 
 
Il paradiso
 

L'inferno

4 commenti:

  1. Caro Romualdo, siamo quasi arrivata alla Santa Pasqua, è il momento di riflettere sperando che ci porti la pace!!!
    Tomaso

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ciao Tomaso, in fondo quest'opera di Bosch spinge, credenti e non, ad un esame introspettivo, gli esiti sono assolutamente personali.
      Spero, come dici tu, che la riflessione porti un po'di buon senso.
      Buona serata carissimo.

      Elimina
  2. Risposte
    1. Ciao Marina, artista di difficile "collocazione" ha lasciato poche tracce di se, le poche opere attribuite a lui con certezza (o quantomeno il più vicino possibile) sono tutt'ora, a cinque secoli di distanza, uniche nella concezione e nella realizzazione. Un autentico genio artistico.
      Buona serata, a presto.

      Elimina