venerdì 16 dicembre 2016

I percorsi artistici e l'evoluzione culturale.


L’avvento della fotografia nella seconda metà del diciannovesimo secolo ha spinto la pittura verso nuove forme espressive, il ritratto, il paesaggio e la rappresentazione della realtà sono appannaggio della neonata arte fotografica.

La pittura decide di intraprendere altre strade, prende vita il "modernismo", nascono l’espressionismo, il cubismo, l’astrattismo delle numerose avanguardie che esplorano un mondo nemmeno sfiorato fino ad allora.

Qualche decennio dopo, la comparsa della fotografia digitale da a chiunque la possibilità di trasformarsi in fotografi, le “macchine” si fanno sempre più potenti e al contempo sono alla portata di tutti (in particolare gli smartphone) e quasi chiunque può pubblicare (l’esplosione dei social garantisce a tutti una piccola o grande vetrina) un paesaggio, un ritratto o qualsiasi altro soggetto, reso ancor più accattivante dal successivo lavoro di post-produzione. 

I grandi fotografi a questo punto cercano un’altra dimensione, lasciano la descrizione e si cimentano con il racconto, la grande fotografia diviene più “concettuale” l’astrazione delle forme e del pensiero sostituiscono la pura descrizione di ciò che ci circonda (l'esempio nella prima immagine, uno "scatto" di Rut Blees Luxemburg).
La pittura deve cambiare di nuovo strada, differenzia nuovamente la via da percorrere e spesso ci troviamo davanti ad opere “realistiche” o ancor più che tali, siamo di fronte all’iperrealismo, che se negli anni settanta quando nacque questa corrente, cercava di “contrastare”  l’arte dalle forme indefinite, oggi sembra voler fare quello che la fotografia non fa più: descrivere ciò che vediamo.

A questo punto mi pongo una domanda: l’iperrealismo è una naturale evoluzione nel tempo di quello che fu il movimento degli anni settanta o un modo di riempire il vuoto lasciato dai grandi fotografi impegnati su altri fronti?

E' un ritorno ciclico al passato oppure è la pittura stessa che non riesce ad andare oltre le sperimentazioni finora conosciute?

Il mio quesito non vuole sminuire questo “genere” pittorico anzi, in moltissimi casi ci troviamo di fronte ad autentici capolavori (nella seconda immagine un esempio dell'iperrealismo di Ralph Goings) che mostrano il talento e la straordinaria capacità interpretativa degli artisti.

Il dubbio riguarda il pensiero artistico proiettato al futuro che vede la scultura, le performance e le installazioni alla ricerca di nuove esperienze mentre la pittura sembra (nella maggioranza dei casi) preferire la certezza del presente.

O siamo semplicemente di fronte al desiderio artistico di tornare a vivere la realtà?

2 commenti:

  1. Premetto che questo è assolutamente il mio genere preferito! Riguardo al concetto che l'arte ha esaurito forse le sue forme sperimentali, concordo, dato che ho notato la stessa cosa per la musica. Ora ci troviamo a un gradino nuovo, in cui si cerca la realtà e si rielabora il passato. Ma resto aperta anche all'idea che in un futuro non lontano nasceranno nuove forme, idee e tecniche di grande valore. Ciao carissimo, buona domenica!

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    1. Ciao Marina, hai ragione, lo stesso vale per la musica. Come ho premesso penso che l'iperrealismo sia la dimostrazione ti talento e grande padronanza tecnica, anche se non riesco a ricavare quelle sensazioni che trovo in altri generi.
      Sicuramente l'evoluzione artistica è sempre in atto e ogni giorno (anche se non lo notiamo) appare sulla scena qualcosa di nuovo.
      Hai colto il punto del mio pensiero è hai "trasmesso" un punto di vista molto interessante.
      Grazie, buona domenica a te.

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