domenica 6 novembre 2016

La Pietà è ... William Blake.


Autore:   William Blake

Titolo dell’opera: Pietà – 1795

Tecnica: Acquerello e inchiostro su carta

Dimensioni: 42 cm x 54 cm

Ubicazione attuale: Tate Gallery, London.
 
 


«La pietà, come un neonato nudo, cavalcando l’uragano, o i cherubini celesti, in arcione …»

Il brano è tratto dall’opera di Shakespeare Macbeth, e riflette la visione personalissima di Blake, un’interpretazione mistica che mescola la realtà e l’immaginazione facendone una cosa sola.

In un’atmosfera dove il sogno sembra avere il sopravvento troviamo una giovane donna apparentemente senza vita, sdraiata con le mani incrociate e adagiate sul cuore.

La folta chioma funge da cuscino ma è l’innaturale posizione della testa a dirci che è andata oltre il sonno terreno.

Sopra la fanciulla inerte troviamo due cavalli che corrono sostenuti da cupe nubi cariche di pioggia, a guidare i cavalli ci sono due donne, una delle quali guarda in basso tenendo tra le mani, con estrema delicatezza, un neonato.

In quest’opera troviamo espressamente “raccontata” la convinzione del pittore che vedeva lo spirito prevalere sul mondo materiale, la dimensione onirica sulla realtà di tutti i giorni. Blake sosteneva che il vero artista era a tutti gli effetti un profeta, perché era in grado di “vedere” oltre il consueto, l’artista era dotato di un’intuizione addirittura divina.

L’accostamento con Shakespeare è tutt’altro che marginale, oltre al diretto contatto con i versi del “Bardo”, Blake tramuta il colore in poesia, così come poetica è la concezione della sua pittura che ci trasporta in luoghi altrimenti inaccessibili.

4 commenti:

  1. Bellissima ! Perfetto accostamento tra i due. Ciao buona domenica!

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    1. Ciao Marina, sensazioni poetiche che accomunano Shakespeare e il dipinto, si prova l'emozione di fluttuare nel mondo quasi fatato dei sogni.
      Grazie, buona giornata.

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  2. Addirittura profeta non so ma sicuramente nel mondo di un vero artista c'è qualche sensibilità particolare, magari è solo una grande curiosità per cose che normalmente si sorvolano, un'attenzione a dettagli che ai più sfuggono... insomma secondo me nessuna ispirazione divina... ma non per questo meno speciale! ;-)

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    1. Ciao Anna, non c'è molto da aggiungere al tuo pensiero, certo è che l'ego di alcuni artisti li porta ad autocelebrarsi, fino a considerarsi alla stregua di una divinità.
      Sono d'accordo con te che comunque nell'artista ci sia qualche cosa che gli permette di vedere un po' più in la di chi artista non è.
      Grazie, buona giornata.

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