domenica 15 maggio 2016

La paranoia si fa poesia, l'intuizione geniale di Stephen King.




Premetto che sono consapevole del fatto che sia azzardato definire questo brano una “poesia”, ma in fondo perché no?

Si tratta di uno scritto inedito pubblicato nel 1985 all’interno "scheletri", una raccolta di racconti.
Stephen King compone questi versi mantenendo una forma narrativa in prima persona dove racconta la paranoia nella sua forma più eclatante.

Non voglio ripetere quello che troverete scritto in seguito ma mi piace sottolineare lo spunto, a tratti divertente e irriverente, che lo scrittore americano riesce a cogliere in una situazione che è spesso drammatica e terribilmente angosciante.


ODE DEL PARANOIDE (Stephen King)

Non posso più uscire.
c’è un uomo alla porta
con l’impermeabile
che fuma una sigaretta
ma
 
ne ho scritto nel mio diario
e le affrancatrici sono tutte allineate
sul letto, sanguigne nel riverbero
dell’insegna del bar accanto.
Lui sa che se io muoio
(o soltanto scompaio)
il diario va e tutti sapranno
che la CIA è in Virginia.
500 affrancatrici acquistate da
500 negozi tutti diversi
e 500 quaderni
con 500 pagine ciascuno.
Sono pronto.
Lo vedo da quassù.
La sua sigaretta ammicca appena
sopra il bavero del suo trench
e da qualche parte c’è un uomo in metropolitana
seduto sotto una pubblicità della Black Velvet e pensa il mio nome.
Si è discusso di me nel chiuso delle stanze.
Se il telefono squilla c’è solo fiato.
Nel bar di fronte una rivoltella
a canna mozza ha cambiato di mano in gabinetto.
Ogni proiettile ha su il mio nome.
Il mio nome è scritto in schedari segreti
e lo si cerca nei necrologi.
Si è indagato su mia madre;
grazie a Dio è morta.
Hanno campioni di scrittura
ed esaminano gli occhielli all’indietro delle pi
e le croci delle ti.
Mio fratello è con loro, ve l’ho detto?
Sua moglie è russa e lui
continua a chiedermi di riempire i moduli.
Ce l’ho scritto nel mio diario.
Ascoltate …
ascoltate
dovete ascoltare:
bisogna che ascoltiate.
Sotto la pioggia, alla fermata dell’autobus,
corvi neri con ombrelli neri
fingono di guardare l’orologio, ma
non sta piovendo. I loro occhi sono dollari d’argento.
Alcuni sono studiosi al soldo dell’FBI
i più sono gli stranieri che vagano
per le nostre strade. Li ho giocati.
Sono sceso dall’autobus all’angolo tra la 25esima e la Lex
dove un tassista mi sorvegliava da sopra il suo giornale.
Nella stanza sopra di me una vecchia
ha applicato una ventosa elettrica al pavimento.
Invia raggi attraverso il mio lampadario
e ora io scrivo al buio
alla luce dell’insegna del bar.
Vi ho detto che io so.
Mi hanno mandato un cane con macchie marrone
e una radio nel naso.
L’ho annegato nel lavandino e l’ho trascritto
nella cartella GAMMA.
Non guardo più nella cassetta della corrispondenza.
I biglietti d’auguri sono lettere-bomba.
(Indietro! Dico a te, dannazione!
Indietro, conosco persone alte!
Ti dico che conosco persone molto alte!)
Alla tavola calda hanno pavimenti parlanti
e la cameriera dice che era sale ma io riconosco l’arsenico
quando me lo mettono davanti. E il sapore giallo di senape
per nascondere l’odore amaro delle mandorle.
Ho visto luci, luci strane in cielo.
Ieri notte un uomo scuro senza faccia ha strisciato per nove miglia
di fogne per emergere nel mio water, ascoltare
le telefonate attraverso il legno scadente
con orecchie cromate.
Guarda che io sento
Ho visto le impronte fangose delle sue mani
sulla porcellana.
Non rispondo più al telefono,
ve l’ho detto?
Vogliono allagare la terra di fango,
tramano irruzioni.
 
Hanno medici
fautori di stravaganti posizioni sessuali.
Fabbricano lassativi che danno dipendenza.
E supposte che bruciano.
Sanno come spegnere il sole
con le cerbottane.
 
Mi riempio di ghiaccio… ve l’ho detto?
 
Svia i telescopi a raggi infrarossi.
Conosco nenie e porto amuleti.
Voi credete di avermi preso ma io vi posso distruggere
 
Da un momento all’altro.
 
Da un momento all’altro.
 
Vuoi del caffè amore?
 
Ti ho detto che non posso più uscire?
C’è un uomo alla porta
con l’impermeabile.

4 commenti:

  1. Ciao Romualdo, da un po' di tempo mi chiedevo quando avresti dedicato un post alla Poesia ed ecco che mi hai piacevolmente stupita. Definirei quest'opera
    , se posso, un' ode poetica. "Ode"per la sua lunghezza e "poetica" perché ogni verso racchiude un'emozione.
    Veramente geniale l'intuizione di Stephane King,è geniale sei stato anche tu che hai condiviso quest'opera inedita che merita proprio di essere letta e riletta per assaporarla tutta.
    GRAZIE! A presto. G.Piera

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    1. Ciao GianPiera, questo blog è per me una "collezione" di emozioni, quando un'opera (non importa se si tratta di dipinti, sculture, fotografie o poesie) mi trasmette delle sensazioni allora decido di "acquisirla" e di aggiungerla alla mia collezione (virtuale).
      Per questo motivo le mie pubblicazioni non seguono una determinata procedura ma sono figlie delle sensazioni ed emozioni che trasmettono.
      La maestra nell'abito "poetico" sei tu, il fatto che ti sia piaciuta, che ti abbia interessato mi fa particolarmente piacere. King è famoso per altra letteratura, ma in fondo molti dei suoi lavori sono "poesia" e in questo caso anche nella forma.
      Ti ringrazio per i complimenti e per le piacevoli "chiacchierate" sulla poesia e sull'arte in generale.
      Buona serata, a presto.

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  2. Un grande! Alcuni miei amici lo considerano scrittore di serie B, ma a me piace molto

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    1. Ciao Marina, King è sinonimo di "horror", un genere letterario considerato, da molti, di seconda fascia, ma gli errori sono due: primo, la letteratura noir è grande letteratura.
      Secondo, King è anche altro (soprattutto altro) e riesce a trasportare il lettore in mondi incredibili con un "realismo" che in pochi sanno trasmettere.
      Ti auguro una felice giornata, a presto.

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