giovedì 28 gennaio 2016

Le tre età dell'uomo, Hans Baldung.


Autore:  Hans Baldung

Titolo dell’opera:  Le tre età dell’uomo e la morte – 1539

Tecnica: Olio su tavola

Dimensioni: 151 cm x 61 cm

Ubicazione attuale:  Museo Del Prado, Madrid.
 
 


 
Macabra e tetra allegoria delle diverse età dell’uomo e del suo inesorabile destino.

Il bambino che dorme a terra rappresenta l’infanzia, la giovinezza ha le fattezze di una ragazza, mentre una donna anziana smunta e dall’espressione truce simboleggia la vecchiaia. Uno scheletro beffardo che impugna una clessidra impersona il destino a cui è indirizzata l’umanità.

La scena però non racconta la vita umana che affronta dolori e gioie nel proprio percorso, tutto il dipinto ci conduce in un mondo fatto di patimenti e dolori, dove la morte sembra essere presente sin dai primi anni di vita.

Oltre ai colori che ammantano il tutto di angosciose sfumature, sono i particolari che colpiscono l’osservatore. In questo quadro non sembra esserci posto per sensazioni come l’allegria, la pace e la serenità, tutto è cupo tutto lascia presagire il peggio.

Il bambino addormentato è sdraiato in una posizione innaturale, in basso a sinistra si vede un gufo, che per alcune culture simboleggia la morte.

Oltre al viso deformato dall’ira e dal male della vecchia, scorgiamo la giovane donna che guarda seria e preoccupata verso di noi e nello stesso momento sembra trattenere le vesti che l’anziana donna vuole per se, quasi a volerne rubare la gioventù e la bellezza. Sul viso della giovane scorgiamo una lacrima, anche questo è un segno di sofferenze e tribolazioni.
Nel cielo il simbolo della croce osserva da lontano la scena mentre dalle nubi appare un astro pallido e senza forza apparente, che potrebbe rappresentare il divino in attesa di sapere se l'umanità è pronta a salire o al contrario si lascerà cadere definitivamente.  Infatti ai piedi della morte si scorge una torre diroccata al cui interno si sprigiona il fuoco infernale, alcuni uomini vengono buttati tra le fiamme, trascinati a forza da figure demoniache. Il simbolo del male senza via del ritorno.

La desolazione si evidenzia anche con l’albero, o quello che ne resta, alle spalle dei protagonisti, mentre le crepe nel terreno ci ricordano l’assenza di vita nell’aridità della terra, la dove non c’è acqua non può esserci vita.
 
Davanti al bambino e al gufo si intravede l’inizio di un dirupo, di una voragine, a ricordarci che basta un passo sbagliato per cadere per sempre.

Baldung è attento ai particolari dei corpi raffigurati magistralmente, anche in quest’opera mette a frutto gli attenti studi dal vero del nudo.

Ispirato dal suo maestro Dürer, Baldung è stato un importante incisore e ha realizzato diversi disegni per vetrate e illustrazioni per i libri.

Come Bosh faceva parte di un gruppo di artisti che raccontavano il terrore e le sofferenze del proprio tempo con costruzioni metaforiche e fantastiche.

 

6 commenti:

  1. Caro Romualdo, dici bene, la vita è così e tutti siamo conci che siamo di passaggio...
    Tomaso

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    1. Ciao Tomaso, alla fine sta a noi fare in modo che il passaggio sia il più piacevole possibile.
      Buona serata, a presto.

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  2. Interessantissimo direi, wow!
    La vita nella sua completezza, dalla creazione alla fine eterna.
    È splendido e non lo conoscevo.
    Grazie Romualdo, tu mi stupisci sempre. Ciao!

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    1. Ciao Pia, il tutto raccontato in versione pessimistica, che probabilmente è la più reale. Baldung si supera con quest'opera e mette a nudo la tristezza e la "pochezza" di un certo modo di vivere.
      Grazie, sei sempre prodiga di complimenti.
      Buona serata.

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    1. Ciao Marina, un'opera complessa e completa, sono daccordo con te, un capolavoro.
      Grazie e buona serata.

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